mercoledì, Settembre 9, 2026

I ringraziamenti di Ivo Ferretti alla struttura ospedaliera prima della morte

PISTOIA – Prima di morire, Ivo Ferretti aveva affidato a una lettera il suo pensiero sui ripetuti ricoveri all’ospedale San Jacopo di Pistoia. Non ha fatto in tempo a terminare le sue riflessioni. Il testo era rimasto nel computer. E’ stato trovato dal figlio Simone che nel rispetto delle volontà del padre, ha voluto rendere pubblica la breve lettera, accompagnata da un suo pensiero insieme a quello della madre Gabriella.

Ivo Ferretti

“Negli ultimi mesi sono stato ricoverato tre volte in ospedale a Pistoia, e più specificamente in Medicina setting A.

Due volte sono arrivato in situazioni molto critiche. Ho avuto la fortuna di trovare il pronto soccorso che, in caso di codici rossi, si è dimostrato all’altezza della situazione. Poi in reparto un’equipe medica molto competente che ha consentito che potessi tornare a casa.

Sono stato curato con attenzione con il coinvolgimento di molti specialisti a partire dalla Cardiologia, le Malattie Infettive, l’Ortopedia, la Diabetologia, la Radiologia, l’Emodinamica. Niente è stato trascurato. Insomma l’Ospedale San Iacopo, nei miei confronti, ha funzionato a dovere e sento di dover ringraziare tutti.

Vorrei spendere due parole anche sul personale infermieristico e sugli/sulle operatrici socio sanitarie…”.

Ho appena trovato queste righe sul computer di mio padre, Ivo Ferretti, mancato lo scorso 8 settembre. Aveva pensato (e poi soprasseduto, credo, per innata discrezione) di voler ringraziare i molti che lo hanno curato e accudito, con professionalità e umanità, nel corso delle sue troppo frequenti e troppo lunghe degenze ospedaliere. Cura e accudimento che non sono mancate neanche nel corso dell’ultimo ricovero, provocato da un infarto che gli è stato, alla fine, fatale.

Il suo pensiero era rivolto ai molti medici che lo hanno seguito, ma anche agli infermieri e operatori socio-sanitari che lo hanno assistito in tutti i suoi bisogni e che – se ne rammaricava sempre – hanno talvolta dovuto sopportarne qualche intemperanza, dovuta alle costrizioni e alle limitazioni fisiche dalle quali, tutta la vita, ha cercato di emanciparsi.

Molte volte, alla fine di un turno di servizio, l’ho sentito chiamare per nome e ringraziare le persone che gli avevano somministrato terapie o aggiustato il letto, che lo avevano aiutato in ogni esigenza, alleviandogli le pene e le noie che doveva sopportare.

Oggi mia madre e io vogliamo aggiungere il nostro grazie ai molti suoi.

Gabriella Lucarelli, Simone Ferretti

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