PISTOIA – La storia della Chiesa pistoiese di San Leone dal Medioevo al Settecento. Per affrontare l’argomento l’Accademia della Chionchina ha organizzato una conferenza nella splendida chiesa barocca, con accenni di Rococò.
Ad illustrare i cambiamenti urbanistici intervenuti nel centro cittadino intorno alla cattedrale di San Zeno e il Battistero e l’Antico Palazzo dei Vescovi sono stati chiamati la professoressa Carla Giuseppina Romby e l’architetto Nicola Bottari Scarfantoni con interventi dei professori Roberto Giovannelli, accademico del disegno, e Luca Mannori presidente della Società Pistoiese di Storia Patria.

La professoressa, ordinaria di Storia dell’Architettura all’Università di Firenze si è occupata a lungo dell’architettura e del barocco pistoiese mentre Bottari Scarfantoni è studioso del Trecento pistoiese, insegnante e direttore del Bullettino Storico Pistoiese.
Una serata seguita da numerosi uditori anche estranei all’appartenenza al sodalizio per l’interesse suscitato dall’argomento e dallo spessore dei relatori.
L’architetto Bottari si è soffermato sui cambiamenti intervenuti a partire dal primi del ‘300 quando Pistoia fu teatro di abbattimenti e ricostruzioni dei quartieri, chiese e abitazioni, che ruotavano intorno alla Chiesa di San Leone in un’area tra le più antiche della città, come testimoniato anche da alcuni rinvenimenti archeologici negli scavi compiuti nel corso dei decenni nello spazio della Pistoia longobarda e altomedievale all’interno della prima cerchia muraria.
È in questo spazio che si trova l’Antico Palazzo dei Vescovi nato, come riporta un attestato, intorno al 1091, e inizialmente dimora fortificata e munita di merli, poi nel XII secolo acquisì l’aspetto di dimora signorile con bifore, trifore e affreschi nella sala maggiore di cui restano tracce di edificio romano. Alcune modifiche sostanziali all’architettura del palazzo furono eseguite tra la metà del XII secolo e gli inizi del XIII per arrivare alle modifiche intorno alla metà del’800 ed infine nel 1936.
Cambiamenti urbanistici significativi che incidevano anche sul tessuto sociale ed economico, cambiamenti e trasformazioni che coinvolsero l’antico Oratorio del 1337 che diverrà Chiesa di San Leone.
Le prime modifiche dell’Oratorio sono da attribuire alla volontà della Congregazione dello Spirito Santo che ne occupava gli spazi e della famiglia Cancellieri che ne aveva il patronato. Gli interventi principali riguardarono il presbiterio del XVI secolo e il portico antistante la facciata che tra il 1622-1624 fu trasformato nell’attuale chiesa. È il periodo in cui vengono abbattute parti della prima cerchia muraria per fare spazio a nuovi insediamenti compreso l’ampliamento dell’Antico Palazzo dei Vescovi.
Ma è stato soprattutto sulla chiesa di San Leone che si è sviluppato l’incontro teso ad illustrare i cambiamenti e gli affreschi barocchi della chiesa che, come ha sottolineato più volte la professoressa Romby, sono sottovalutati rispetto alla loro importanza, come sono trascurati dalla Storia dell’Arte gli stessi affreschi ospitati in altre chiese e molti Palazzi di Pistoia.
La descrizione fatta dalla professoressa ha messo in luce, in modo appassionato, l’importanza del barocco pistoiese ed in particolare la maestosità pittorica degli affreschi di San Leone che avvicinano l’arte pistoiese del tempo al barocco romano.
La relatrice ha insistito sull’importanza delle trasformazioni architettoniche operate dal sacerdote architetto della Congregazione di Santo Spirito, il pistoiese Raffaello Ulivi che dette unità architettonica al complesso: i suoi progetti, realizzati sotto la sua guida, cambiarono la struttura della chiesa. Fu trasformato il coro e il soffitto, da cassettoni a volta a botte ribassata e a vele. Per un ulteriore intervento fu chiamato l’architetto bolognese Mauro Antonio Tesi detto il Maurino che impresse alla chiesa “fantasia decorativa e rigore architettonico”.
Così nel Sei-Settecento l’interno assunse l’aspetto attuale con le notevoli pale laterali con la Resurrezione di Giovanni Lanfranco, l’Assunzione di Stefano Marucelli le decorazioni di grande effetto illusionistico di Vincenzo Meucci con la Discesa dello Spirito Santo, ovvero la Pentecoste realizzate nel presbiterio e nella cupola, con l’aiuto dei quadraturisti Lorenzo Del Moro e, come detto, con il Tesi ai quali si deve anche la decorazione della volta della navata.
Questi ultimi interventi, ha concluso la professoressa, hanno dato accuratezza, esuberanza cromatica e perfezione prospettica, proiettando la chiesa nella transizione tra barocco e neoclassicismo con accenni al rococò.







