PISTOIA – Un percorso in tre fasi nell’esplorazione delle diverse forme di “eredità” che provengono dal passato o che ci vengono trasmesse dalla natura.
In occasione della Giornata del Contemporaneo, l’artista pistoiese Giacomo Carnesecchi ha inaugurato la sua nuova personale presso la Piano Nobile Home Gallery di Giulia Ponziani (corso Amendola 40), nuova e interessante realtà che utilizza il primo piano di un palazzo d’epoca per esposizioni di arte contemporanea.
Nei tre ambienti espositivi della galleria l’artista presenta altrettante installazioni molto diverse tra loro ma unite dal filo rosso dell’eredità, elemento che dà il titolo alla mostra: un’eredità da intendersi non soltanto in senso fisico e materiale, grazie al potere evocativo di oggetti provenienti dal passato che Carnesecchi riutilizza e rielabora nelle sue opere, donando a essi una nuova vita, ma anche in senso spirituale e culturale, con il richiamo al rapporto tra uomo e natura che vuole invitare il visitatore alla riflessione e che costituisce uno dei temi centrali e ricorrenti nell’intera produzione artistica di Carnesecchi.

“Mi è capitato di pensare spesso allo scorrere del tempo e a tutto quello che noi ereditiamo da chi ci ha preceduti e che a nostra volta lasciamo in eredità ai posteri – spiega l’artista – il passaggio di mano da una generazione all’altra di un qualsiasi oggetto, in apparenza ordinario e banale, ma che può possedere un importante valore sentimentale e affettivo, diventa la metafora del continuo ciclo di trasmissione della cultura, della memoria e dell’esperienza umana.
A questa eredità che coinvolge passato, presente e futuro, ho voluto legare il tema della natura, evocando la necessità di tutelare e salvaguardare gli ambienti naturali del nostro pianeta come patrimoni comuni e parti integranti di un’eredità collettiva, che è nostro dovere trasmettere integra alle future generazioni.
È una natura fragile ma allo stesso tempo estremamente viva e preziosa, che ho voluto cogliere e proporre nelle sue forme più semplici e primordiali per ricordare come essa sia il fondamento e la condizione necessaria per tutti gli esseri viventi, che noi siamo chiamati a preservare in quanto eredi di un mondo già in pericolo”.
L’installazione nella prima sala, dal titolo “Eredità”, è nata da una vecchia tenda di cotone appartenuta alla madre dell’artista sulla quale è stato dipinto con un pennarello e poi ricamato un albero dai rami spezzati e scheletrici, già immortalato in una fotografia scattata dallo stesso Carnesecchi.
In questa opera, sintesi perfetta del significato della mostra, l’artista ha voluto legare l’eredità rappresentata da un oggetto di famiglia riconvertito a nuovo uso con l’eredità della natura, simboleggiata da un albero ormai morto, privo di foglie e quindi di linfa vitale, che con i suoi rami secchi puntati al cielo (pensiamo alle “stecchite piante” che “segnano il sereno” con le loro “nere trame”, come cantava Pascoli) sembra ammonirci di lontano a rispettare la natura e non distruggerla con il nostro impatto ambientale sempre più pesante e dannoso.
Nella seconda sala ci attende “Una quotidiana eredità”: nello spazio della stanza l’artista ha ricreato con vari arredi – tavolino, sedie, mobilia – un piccolo e confortevole “salottino” con in angolo un portagiornali, di quelli che un tempo si usavano per prendere e sfogliare i quotidiani: tuttavia al posto dei giornali ci sono disegni d’artista, che il pubblico è invitato a consultare comodamente seduto, come in un salotto di un circolo culturale o di un’antica dimora nobiliare.
E non può mancare il rito del tè, con tazze e biscotti serviti a chi vuole sedersi e prendere posto, dando vita a questa installazione di vera e propria arte performativa: un’altra eredità, stavolta connessa a usanze e consuetudini che vengono dal passato e che Carnesecchi ha voluto ricreare e far rivivere, approfittando dell’ambiente del piano nobile del palazzo che senza dubbio contribuisce a dare realismo e fascino a questa esperienza.
Nel terzo e ultimo spazio ecco “Per sempre”, uno schermo che trasmette un video realizzato dall’artista, della durata di quaranta minuti, in cui una telecamera fissa riprende lo scorrere di un ruscello in mezzo al bosco, “nel verde delle colline della valle della Brana, circa un chilometro sopra casa mia, in un luogo a me molto caro” spiega Carnesecchi. Di fronte, una poltrona Le Corbusier – un pregevole arredo modernista, anch’esso proveniente dalla casa della madre – permette al visitatore di sedersi, mettersi comodo e con un paio di cuffie ascoltare il rumore del lento scrosciare e scorrere dell’acqua del ruscello, insieme ad altri suoni del bosco.
D’improvviso tutti i rumori esterni scompaiono, ci troviamo realmente immersi nella natura, a contatto diretto con i suoi elementi: possiamo vedere il video dove quasi nulla cambia nel corso dei quaranta minuti di proiezione, forse una foglia che cade o un uccellino che passa, la cosa migliore è distendersi sulla comoda poltrona, chiudere gli occhi e – “sedendo e mirando” – estraniarsi per qualche minuto dal mondo e lasciarsi trasportare in una dimensione nuova di pace, di infinito, di tranquillità, quasi cullati dal rilassante suono dell’acqua.
“È una mostra non solo da vedere, ma da vivere – conclude Carnesecchi – grazie alla presenza di tre ambienti separati e distinti che permettono al visitatore di compiere un vero e proprio percorso in tre tappe, alla scoperta delle vari forme dell’eredità. Sono tre opere pensate appositamente per questa mostra e concepite per essere realizzate in questi precisi ambienti, non c’è nulla di improvvisato o di riadattato”.
La mostra “Eredità” sarà visitabile fino al prossimo 4 dicembre su prenotazione, scrivendo all’indirizzo mail pianonobilehomegallery@gmail.com.










