di Andrea Mori
PRATO – A pochi giorni dalle elezioni regionali in Toscana del 12 e 13 ottobre, abbiamo parlato con Marta Logli, capolista del Partito Democratico per Prato. Questa intervista fa parte di una serie di incontri con i candidati principali dei diversi schieramenti, a cui abbiamo posto le stesse quattro domande in modo da dare ai cittadini un quadro chiaro e confrontabile.

Se eletta in Regione, su cosa vuole concentrare il suo impegno con maggiore determinazione per il territorio di Prato e quali risultati concreti spera di raggiungere?
Allora, per noi tutte le questioni sono importanti, ma comunque dico che per la nostra sensibilità le proposte essenziali da portare in Regione sono una sul distretto, e cioè tutto quello che è stato fatto a Prato sulla transizione ecologica: categorie economiche, sindacati e istituzioni che si sono messe attorno a un tavolo e, con un percorso di concertazione, sono riuscite a ottenere prima 10 milioni dallo Stato e poi l’apertura di uno sportello a Bruxelles per la giustizia climatica. Ma accanto a quest’ultima è altrettanto prioritario che si lavori su quella sociale. Prato, come tutte le grandi città, ha problemi di lavoro sommerso, irregolare e povero. Dobbiamo far sì che tutta la filiera sia responsabilizzata e che si faccia luce su situazioni di sfruttamento, ferie non pagate, operai che non possono iscriversi a un sindacato per paura di perdere il posto. Insomma, mi ripeto: occorre lavorare sulla giustizia sociale.
La sanità resta il tema più sentito dai cittadini. Cos’è secondo lei che oggi funziona male e quali azioni concrete proporrebbe per migliorare l’organizzazione territoriale?
Le due cose che oggi funzionano peggio sono le liste d’attesa e l’accesso ai servizi.
A maggio dovrebbe aprire la nuova palazzina accanto al pronto soccorso, con oltre cento nuovi posti letto, e proseguono i lavori delle Case di comunità: è stata inaugurata quella di Vernio, e sono previste quelle di San Paolo, del distretto nord e l’ampliamento di quella del distretto est.
Cura di prossimità
Serve tornare alla cura di prossimità: oggi per qualsiasi problema andiamo in ospedale, ma dovremmo poter contare su presidi territoriali dove fare prevenzione, diagnosi e riabilitazione. Le Case di comunità devono diventare luoghi completi, dove tenere tutto ciò che riguarda la prevenzione e la cura quotidiana, lasciando all’ospedale le prestazioni specialistiche.
Consultori
Un altro punto chiave sono i consultori. A Prato ne abbiamo uno solo funzionante, ma poco conosciuto e poco frequentato dai giovani. Dobbiamo renderlo più accessibile, non solo fisicamente ma anche nei servizi. Esiste una delibera regionale che indica come dovrebbero essere oggi i consultori: con personale formato, non obiettore, capace di occuparsi di prevenzione, contraccezione, salute sessuale e informazione.
Vogliamo vigilare perché quella delibera venga attuata, e affinché il personale sia formato sui corpi e i generi di oggi, su tutte le età.
In futuro i consultori dovrebbero diventare presidi sociali aperti alla città, non solo spazi medici: luoghi d’incontro, di informazione, di collaborazione con le scuole.
Sanità pubblica da rafforzare
Sulla sanità privata: è chiaro che in alcuni casi le convenzioni sono necessarie, ma il nostro obiettivo resta un sistema pubblico forte. La Regione Toscana già investe l’85% del bilancio nella sanità pubblica, ma ancora oggi le prestazioni si pagano troppo e chi può si rivolge al privato.
Serve assumere personale, potenziare le strutture e ridurre le liste d’attesa, non moltiplicare le convenzioni.
Prato deve affrontare diverse sfide legate alla sicurezza, dai reati sul territorio – sia contro la persona che economici – alla sicurezza sul lavoro e ai rischi ambientali come alluvioni e frane. Cosa farebbe per tutelare maggiormente l’incolumità e il patrimonio dei cittadini?
Sicurezza e diritti sociali
Un conto è vincere le elezioni con slogan razzisti, un conto è governare i processi.
Chi delinque va punito, certo, ma il punto è che i servizi non funzionano, e questo colpisce soprattutto chi non ha ancora accesso ai diritti. Non è vero che chi è povero o straniero è “cattivo”: spesso la politica non dà strumenti per integrarsi. A Prato, ad esempio, chi deve rinnovare il permesso di soggiorno passa ore o giorni davanti alla Questura, a volte al freddo o sotto la pioggia. È una situazione indegna per la città più multietnica d’Italia. Il compito della politica è garantire diritti e condizioni dignitose, altrimenti si creano marginalità e clandestinità che poi si finge di combattere.
Forze dell’ordine e personale carente
Le forze dell’ordine, il tribunale, la prefettura, l’ispettorato del lavoro: tutti soffrono una grave carenza di personale. Il governo dovrebbe intervenire con nuovi organici. Noi siamo favorevoli a un rafforzamento delle forze di polizia, ma ricordiamo che la delega è nazionale e che la vera sicurezza nasce anche da servizi efficienti, non solo dal controllo.
Dissesto idrogeologico e prevenzione
Sul fronte ambientale, dobbiamo riconoscere che la prevenzione è arrivata tardi. Non si è investito abbastanza nella tutela degli argini, nelle casse di espansione, nella pulizia dei fiumi e dei tratti tombati.
Solo per mettere in sicurezza le aree più colpite di Prato servirebbero circa 130 milioni di euro. La Regione e lo Stato devono investire con decisione, ma anche creare una rete di volontariato organizzato, formare i giovani alla cura del territorio e alla prevenzione.
In futuro servirà lavorare su città più sostenibili, meno pavimentate, più verdi, con trasporti pubblici efficienti e meno emissioni. Non possiamo più costruire ovunque: Prato è già tra le città più densamente abitate d’Italia. Dobbiamo puntare su soluzioni come social housing e co-housing, sulla depavimentazione e su un modello urbano che metta insieme ambiente, sicurezza e qualità della vita.
Come intende sostenere l’occupazione giovanile e non, migliorare le condizioni lavorative, promuovere eventi culturali e manifestazioni per valorizzare le risorse locali, e allo stesso tempo affrontare le criticità della viabilità e del trasporto pubblico per rendere Prato una città più viva e organizzata?
Il lavoro è il primo strumento di inclusione sociale e di sicurezza. Bisogna investire nella formazione e nella qualificazione dei giovani, perché chi oggi non studia e non lavora spesso finisce in percorsi di marginalità. Prato ha un alto tasso di dispersione scolastica: servono politiche attive, scuole più aperte, corsi professionalizzanti e un legame più stretto con le imprese del distretto.
Condizioni di lavoro e diritti
Dobbiamo contrastare il lavoro povero e irregolare: chi lavora deve essere pagato in modo giusto, poter fare ferie, potersi iscrivere a un sindacato senza temere ritorsioni. La rete del distretto può essere anche questo: un laboratorio di buone pratiche per la tutela dei lavoratori.
Viabilità e vivibilità
Serve più trasporto pubblico locale: bus gratuiti anche la sera, più corse per studenti e pendolari; metropolitana di superficie col treno dalla Vallata fino al capoluogo.










