di Andrea Mori
PRATO – Queste le risposte di Marco Chiti (capolista di Toscana Rossa a Prato per le elezioni del Consiglio regionale della Toscana).

Chiti, se eletti in Regione, su cosa intendete concentrare con maggiore determinazione il vostro impegno per il territorio di Prato e quali risultati concreti sperate di raggiungere?
Vogliamo concentrare il nostro impegno sul lavoro, sulla giustizia sociale e sulla cura del territorio.
Prato è una città che ha costruito la propria identità sulla fatica operaia e sull’ingegno, ma oggi paga anni di precarizzazione, sfruttamento e assenza di una politica industriale pubblica.
Il distretto tessile – cuore pulsante della nostra economia – deve diventare il simbolo di una transizione giusta: produzione sostenibile, pieno rispetto dei diritti e tutela dell’ambiente.
Chiediamo una Regione che torni a garantire controlli seri contro il lavoro nero e gli appalti illegali, e che investa in ricerca, innovazione e formazione professionale.
Vogliamo anche rigenerare le aree industriali dismesse – dal Macrolotto 0 a Bagnolo – trasformandole in spazi di cultura, socialità e cooperazione.
Il nostro obiettivo è una Prato che lavori, che viva e che torni a essere comunità, non solo distretto.
La sanità resta il tema più sentito dai cittadini. Cos’è secondo voi che oggi funziona male e quali azioni concrete proporreste per migliorare l’organizzazione territoriale?
La sanità pratese è al collasso: il pronto soccorso del Santo Stefano è sovraccarico, i medici di base sono sempre meno, e per una visita specialistica si attendono mesi.
Ciò che non funziona è l’impostazione aziendalistica: la salute è diventata una voce di bilancio, non un diritto.
Vogliamo rafforzare il presidio ospedaliero, investendo nel personale e aprendo un vero pronto soccorso pediatrico.
Chiediamo l’apertura di nuove Case della Salute a San Giusto, Mezzana e nel Macrolotto, per ridurre la pressione sull’ospedale e garantire assistenza di prossimità.
E poi serve reinvestire nella sanità pubblica territoriale, anche con servizi di prevenzione e salute mentale, oggi drammaticamente carenti.
La salute non si privatizza: si difende e si allarga.
Prato deve affrontare diverse sfide legate alla sicurezza, dai reati sul territorio – sia contro la persona che economici – alla sicurezza sul lavoro e ai rischi ambientali come alluvioni e frane. Cosa fareste per tutelare maggiormente l’incolumità e il patrimonio dei cittadini?
Per noi sicurezza significa prima di tutto sicurezza sul lavoro, ambientale e sociale.
A Prato non si può parlare di sicurezza se si continua a morire nei capannoni, se le aziende che rispettano le regole vengono penalizzate rispetto a chi sfrutta, o se ogni piena del Bisenzio rischia di trasformarsi in un disastro.
Chiediamo più ispettori del lavoro, più controlli nei distretti industriali e la sospensione immediata delle imprese che non rispettano le norme di sicurezza.
Serve poi un piano di manutenzione costante del Bisenzio e dei torrenti minori, da Ombrone a Calice, e un monitoraggio serio del territorio collinare per prevenire frane e allagamenti.
Infine, vogliamo quartieri più vivibili e curati – da Narnali a Galcetello, da San Paolo a Chiesanuova – perché una città sicura è una città che si prende cura di sé stessa.
Come intendete sostenere l’occupazione giovanile e non, migliorare le condizioni lavorative, promuovere eventi culturali e manifestazioni per valorizzare le risorse locali, e allo stesso tempo affrontare le criticità della viabilità e del trasporto pubblico per rendere Prato una città più viva e organizzata?
Vogliamo che i giovani di Prato abbiano un futuro qui, non siano costretti a cercarlo altrove.
Per questo proponiamo un piano per l’occupazione giovanile che favorisca il lavoro stabile e la formazione legata ai settori chiave del territorio: tessile innovativo, economia circolare, artigianato e cultura.
Serve un grande investimento regionale sulla cultura popolare, con sostegno ai circoli, ai teatri, ai festival e agli spazi sociali che fanno vivere la città, da Officina Giovani al Santomato Live.
Sul fronte della mobilità, chiediamo più corse ferroviarie tra Prato, Firenze e la Piana, il potenziamento del trasporto urbano e l’estensione delle piste ciclabili fino a Campi e Vaiano.
Prato ha tutto per essere una città viva, accogliente e solidale: serve solo una politica che scelga le persone prima dei profitti.









