mercoledì, Settembre 9, 2026

Palazzo Marchetti, tra allegorie sacre e miti profani

PISTOIA – Un trionfo di allegorie e miti classici nella celebrazione della prorompente forza dell’arte, vista come strumento di affermazione politico-sociale e di salvezza spirituale.

In occasione delle Giornate FAI d’Autunno, che come sempre rappresentano un’opportunità da non perdere per conoscere la storia e ammirare l’arte e l’architettura di luoghi solitamente chiusi al pubblico o accessibili in maniera assai limitata, a Pistoia sono stati aperti ai visitatori tre palazzi gentilizi posti a poca distanza lungo la direttrice di via Curtatone e Montanara, in pieno centro storico.

Grazie alla cortesia e alla disponibilità dei volontari del Gruppo FAI di Pistoia, che ringraziamo, abbiamo avuto modo di partecipare alla visita di alcuni ambienti di Palazzo Marchetti, dimora signorile risalente alla metà del Seicento e fondata da Cesare Marchetti dopo l’acquisizione e l’unione delle precedenti proprietà delle famiglie Cellesi e Tolomei.

Alcune immagini degli ambienti interni di Palazzo Marchetti (fotografie di Stefano Di Cecio)

L’edificio, di epoca barocca, venne ristrutturato negli anni finali del secolo da Giovan Matteo Marchetti, eminente figura di ecclesiastico, mecenate, accademico e collezionista di opere d’arte, vescovo di Arezzo dal 1691 al 1704 e figura di maggior spicco della famiglia, il cui busto troneggia nell’atrio del piano nobile, ad accogliere i visitatori con un’espressione di benevola austerità.

Dopo aver salutato il vescovo, entriamo nei suoi appartamenti, frutto di una risistemazione architettonica e di un impianto decorativo affidato dallo stesso Giovan Matteo a maestranze pistoiesi: una serie di ambienti che oggi ospitano la biblioteca privata e l’archivio Marchetti-Ducceschi, contenente antichi documenti di famiglie nobiliari pistoiesi e dichiarato d’importante interesse storico dalla Soprintendenza.

La prima sala presenta un soffitto a cassettoni decorato in oro in stile rococò e arredi d’epoca. Da qui si accede alla cappella e agli ambienti più intimi, restaurati dall’architetto Giovan Battista Baldi e caratterizzati da una decorazione molto elaborata, ancora oggetto di studi e interpretazione, con citazioni e reminiscenze classiche (numerose sono tratte dalle Metamorfosi di Ovidio), allegorie teologiche, scene a tema sacro. Interessante è l’allegoria raffigurata sul soffitto di quella che era la stanza da letto, con la personificazione dell’Aurora che tiene in mano un cartiglio con una citazione da un sonetto di Petrarca: potrebbe essere un richiamo alla Grazia che porta pace e serenità al mattino, al momento del risveglio dopo i sogni inquieti, i turbamenti e le tentazioni della notte.

Si passa poi al grande salone delle feste, ex sede dell’ufficio anagrafe del Comune di Pistoia, che presenta alle pareti tre dipinti a tema musicale con episodi tratti dal mito classico. Sono opere che guardano ai modelli barocchi ma al contempo strizzano l’occhio alla scuola pittorica romana con i suoi dipinti intrisi di classicità.

La sala successiva colpisce per l’affresco del soffitto ancora di incerta attribuzione ma riconducibile ai pittori della scuola settecentesca pistoiese, che fu protagonista di molti interventi artistici nei palazzi nobiliari della città in epoca tardo barocca: l’affresco è incentrato sui temi della pace e della guerra, con divinità ed eroi del mito greco e romano, ma presenta anche un forte elemento celebrativo nella glorificazione della forza e del potere raggiunto dalla famiglia Marchetti.

Un’altra allegoria, nella stanza attigua, celebra il mecenatismo di Giovan Matteo Marchetti e il suo ruolo di protettore delle arti con una chiara iconografia che presenta le “tre corone” simboli delle arti maggiori, pittura, scultura e architettura: arti e virtù che sono protagoniste anche degli affreschi del corridoio dove era ospitata la quadreria, ambiente sempre presente nei palazzi gentilizi del Settecento.

È un percorso simbolico che ci fa immergere nella celebrazione dell’arte in tutte le sue forme, e ci fa comprendere come essa, nella visione di Marchetti, diventi strumento sia di salvezza spirituale, sia di affermazione politica e sociale.

Chiude la visita un rapido sguardo al giardino con porticato, sistemato nelle sue forme originali nel 1822 dal chimico e botanico Antonio Targioni Tozzetti (marito di Francesca Ronchivecchi detta Fanny, alla quale si ispirò Giacomo Leopardi durante il suo soggiorno fiorentino nel cosiddetto “ciclo di Aspasia”), secondo le tipiche forme del giardino all’italiana con magnolie, laghetto con fontana, sculture e giochi d’acqua.

L’ambiente è stato in parte modificato con la scomparsa del laghetto a seguito di alcune bombe che vi caddero accidentalmente nel corso dell’ultimo conflitto mondiale.

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