mercoledì, Settembre 9, 2026

Le Stanze: monastero, circolo culturale, sala da ballo in un luogo magico

PISTOIA – Un ex monastero femminile, poi divenuto circolo culturale e luogo di svago, infine sala da ballo e teatro in un luogo affascinante, vero scrigno pistoiese di bellezza nascosta.

In occasione delle Giornate FAI d’Autunno, che come sempre rappresentano un’opportunità da non perdere per conoscere la storia e ammirare l’arte e l’architettura di luoghi solitamente chiusi al pubblico o accessibili in maniera assai limitata, a Pistoia sono stati aperti ai visitatori tre palazzi gentilizi posti a poca distanza lungo la direttrice di via Curtatone e Montanara, in pieno centro storico.

Grazie alla cortesia e alla disponibilità dei volontari del Gruppo FAI di Pistoia, che ringraziamo, abbiamo avuto modo di partecipare alla visita degli spazi interni de Le Stanze, oggetto di recenti restauri e riaperti nello scorso mese di giugno per eventi privati come congressi, riunioni, compleanni, cene, veglioni.

Alcune immagini degli interni de Le Stanze aperti al pubblico in occasione delle Giornate FAI d’Autunno (fotografie di Stefano Di Cecio)

Tuttavia questi ambienti, ai quali è stato restituito l’antico splendore, possono vantare una storia secolare fatta di radicali ristrutturazioni e cambiamenti nella destinazione d’uso: in origine il complesso era costituito dalla chiesa medievale di Santa Maria in Torre, attestata a partire dal 1215, che venne intitolata a San Niccolò nel 1516, quando il vescovo Niccolò Pandolfini vi trasferì le religiose di un monastero femminile. Nel 1678 al convento affluirono le suore benedettine di San Michele, prima che le soppressioni religiose volute dal vescovo Scipione de’ Ricci alla fine del Settecento nell’ambito della sua politica riformatrice decretassero la fine del monastero e l’inizio dell’uso profano dei suoi locali.

Da ambiente vocato alla preghiera e alla contemplazione il complesso divenne la sede dell’Accademia degli Armonici, luogo quindi di studi eruditi e di scambio intellettuale ma anche di attività ludiche e ricreative e di incontri mondani. Un circolo culturale piuttosto vivace, nato nel 1785 per iniziativa di un gruppo di nobili e intellettuali pistoiesi per la promozione della musica e della poesia, che comportò grandi trasformazioni architettoniche ai suoi spazi, con la creazione di quelle salette comunicanti tra loro e laterali rispetto al salone centrale – da qui il nome Le Stanze – utilizzate dall’Accademia per le proprie attività.

Nella seconda metà del Novecento, infine, tanti pistoiesi hanno avuto modo di conoscere gli ambienti de Le Stanze, e in particolare il suo grande salone, che per le “vecchie” generazioni di oggi ha rappresentato un luogo di aggregazione, dove si festeggiava, si stava insieme, si ballava, si ascoltava la musica.

Un locale molto particolare, presto divenuto iconico, che ruotava attorno al salone del primo piano ma anche al “teatrino” nella cosiddetta “sala dei Pesci” al piano seminterrato – ancora oggetto di lavori di restauro e non accessibile al pubblico – dove aveva sede l’associazione “L’isola del Tonal” di Raffaele Barki che nel 1980 organizzò la prima edizione del Pistoia Blues Festival.

Anche la visita guidata organizzata dal FAI Pistoia ha preso le mosse dal “cuore” del complesso, costituito dal bellissimo salone da ballo che occupa lo spazio originario della navata dell’ex chiesa di Santa Maria in Torre. L’assetto è stato dato negli anni Venti del Novecento dall’architetto Ferdinando Pacini, che mantenne lo stile neoclassico e storicista con una decorazione molto elegante in finti marmi e stucchi dorati. Carattere peculiare di questo ambiente è infatti la compresenza di elementi antichi che sono rielaborati e vanno a creare modelli nuovi, contraddistinti da un repertorio decorativo straordinariamente ricco e complesso.

Le sale “minori” del complesso erano dedicate alle attività di studio e di svago per i membri dell’Accademia, e dal punto di vista architettonico presentano delle interessanti volte decorate con cornici a finto marmo, dipinti a tempera e nature morte con composizioni floreali. Quello del richiamo alla natura e al mondo bucolico e campestre era un tema caro agli accademici, in linea con una visione idealizzata della campagna come luogo di riflessione e di contemplazione, anche se in realtà in questi ambienti a prevalere non era tanto la riflessione, quanto gli aspetti ludici e ricreativi.

Scendendo al piano terra, dove si trova l’atrio con l’ingresso che immette su via Curtatone e Montanara, notiamo il bel soffitto a cassettoni con inserti dorati e lo scalone d’onore con due bracci elicoidali in stile barocco, entrambi frutto dei restauri novecenteschi di Pacini.

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