di Riccardo Trallori
PISTOIA – Da pistoiese non posso che gioire per la mia città e complimentarmi con chi ha collaborato alla stesura del progetto, che ha riscosso il punteggio migliore da parte della commissione esaminatrice.

Se questa opportunità sarà ben gestita, come mi auguro sinceramente, la città ne trarrà un beneficio e la visibilità che merita a livello nazionale. Sono convinto che saranno coinvolte tutte le associazioni culturali che sono presenti sul territorio per impostare un lavoro corale che valorizzi la nostra comunità e la provincia tutta.
Allo stesso tempo, penso però, che ci sia ancora molta strada da percorrere dal punto di vista della cultura e della sua valorizzazione. Nonostante siano infatti trascorsi otto anni dall’inizio della “rivoluzione del fare” da parte dell’amministrazione guidata da Alessandro Tomasi, – parlando appunto di Capitale italiana del Libro 2026 – uno dei nostri biglietti da visita, cioè la nostra splendida biblioteca comunale San Giorgio, avrebbe bisogno di interventi di manutenzione mirati e urgenti. Non più di 48 ore fa, infatti, è stata allagata per le piogge che hanno interessato l’intera regione.
Teli a coprire i libri negli scaffali, cestini per la raccolta dei rifiuti utilizzati dagli avventori e dai dipendenti della biblioteca come secchi per raccogliere l’acqua che colava dal soffitto: è forse questa, a oggi, Pistoia Capitale italiana del Libro? È forse mancato il tempo per intervenire? Otto anni sono più che sufficienti per progettare e cercare le risorse se non si dispongono nel bilancio comunale.
Questa amministrazione, dunque, dovrebbe davvero passare “al fare” perché l’impressione, non solo mia – ma di una parte sempre più importante della città -, è che si sia limitata ad annunciare la “rivoluzione” senza andare molto oltre. La biblioteca San Giorgio, purtroppo, ne è la dimostrazione.









