mercoledì, Settembre 9, 2026

Pistoia. Vittime di mafia, “Macelleria Palermo”: intervista al fotogiornalista Franco Lannino

PISTOIA – Stamani, a chiusura della prima edizione di “Zone d’ombra”, è stata inaugurata presso le Sale Affrescate del Palazzo Comunale, la mostra fotografica “Macelleria Palermo” di Franco Lannino e Michele Naccheri.

Immagini che ripercorrono uno dei periodi più sanguinosi non solo della città di Palermo ma della nostra nazione e che ancora oggi ci ricordano la fragilità della democrazia di fronte al fenomeno mafioso.

Macelleria Palermo

La mostra è in memoria delle vittime delle mafie e si erge a monito per la salvaguardia della democrazia stessa. I morti ammazzati al volante di un auto, per strada, su un marciapiede ritratti da Franco Lannino sono la dura realtà di una città che ha contato più di cento morti ogni anno. Molte le persone presenti all’inaugurazione, il Direttore Scientifico Antonio Fusco, l’Assessore Benedetta Menichelli raggiunta poi dal Sindaco Alessandro Tomasi e la Direttrice della San Giorgio Maria Stella Rasetti. Erano presenti anche i ragazzi di quattro classi dell’ITTS Silvano Fedi – Enrico Fermi accompagnati dai loro professori.

Abbiamo rivolto alcune domande all’autore:

Questa mostra rappresenta il tuo lavoro come cronista in che periodo?

Partiamo dagli anni 80 e arriviamo all’inizio degli anni 2000. Questa è una mostra che praticamente raffigura quello che è il vero volto della mafia, che non è altro che morte e orrore. Si tratta di una selezione di 44 fotografie di morti ammazzati semplici, morti ammazzati eccellenti ma anche sconosciuti della quasi quotidianità della Sicilia negli anni che vanno dal 1980 ai 2000. In quel periodo i Corleonesi hanno dichiarato questa guerra di mafia sia ai loro nemici ma anche allo Stato. Si arriva poi all’estate del 92, quando i corleonesi hanno fatto la seconda guerra di mafia culminata appunto con il 1992 e il 1993 esportando le bombe anche a Firenze in via dei Georgofili,  a Roma al Verano e anche a Milano.

Lannino

In quel periodo per chi lavoravi?

Lavoravo per il giornale L’Ora, prima attraverso l’agenzia fotografica Publifoto in cui ero  impiegato, poi, con i miei due soci Michele Naccari e Salvo Fundarotto poi, abbiamo fondato l’agenzia Studiocamera, che è tuttora attiva. Siamo stati contrattualizzati dal giornale L’Ora fino al 92, quando purtroppo il giornale è chiuso. Da allora continuiamo a lavorare con molti contratti con tantissime testate locali, nazionali ed internazionali.

All’Ora c’era anche Mauro De Mauro

Sì, un bravissimo redattore di inchiesta che faceva mafia giudiziaria, che è stato rapito e mai più ritrovato.

C’è qualche anno che ti ricordi in maniera particolare?

Sì, il 92, quando ci sono state le stragi di Capaci con Falcone e Via d’Amelio con Borsellino. Quello è il momento più terribile di quello che è stata questa guerra di mafia che abbiamo vissuto in prima persona, perché sono stato il primo fotoreporter ad arrivare sia a Capaci nella strage Falcone, che in Via d’Amelio nella strage Borsellino. A quei tempi tu mi insegni non c’era il digitale, nessuno aveva le macchine fotografiche, eravamo solo noi professionisti che facevamo questo mestiere e io sono stato il primo ad arrivare.

Hai mai ricevuto minacce?

Non pesantissime, qualcosina c’è stata ma per fortuna posso dire di essermela cavata abbastanza bene. E’ stata la mia carriera, il mio lavoro ma soprattutto la mia missione perché questo lavoro l’ho fatto come se fosse una missione. Eravamo gli occhi dei lettori che poi il giorno dopo compravano il giornale e avevano il diritto di vedere quello che era successo.

Vivi ancora a Palermo?

Continuo a vivere a Palermo, faccio fotografie anche di cronaca, lavoro per i teatri appunto sia lirica che di prosa che di sinfonica a Palermo e attendo ad andare in pensione tranquillamente. 

La prima edizione di “Zona d’Ombra – Storie, trame e narrazioni”, promossa dall’associazione culturale “Storie, trame e narrazioni – ODV” e dedicata al giornalismo investigativo, alla cronaca e all’attualità, si è conclusa con una straordinaria partecipazione di pubblico e un forte coinvolgimento emotivo. Per quattro giorni, Pistoia è diventata il punto d’incontro di magistrati, forze dell’ordine, giornalisti, esperti, registi, scrittori e cittadini, uniti da un obiettivo comune: riflettere insieme sul valore della verità, della memoria e della responsabilità nel racconto del nostro tempo.

Tutti gli appuntamenti hanno registrato un’ampia presenza di pubblico, con sale gremite e un confronto di alto livello che ha confermato il ruolo della rassegna come spazio di dialogo e di pensiero critico.

La cerimonia di premiazione, ospitata nella Sala Maggiore del Palazzo Comunale di Pistoia, ha rappresentato il momento più intenso della manifestazione con la consegna del “Premio Grandonio”, articolato in tre sezioni, e del Premio speciale “Andrea Purgatori”. I riconoscimenti sono stati assegnati a figure di primo piano del giornalismo e della narrazione del reale: Pino Rinaldi, per il giornalismo investigativo, Giorgia Furlan, per il cinema di denuncia, Franco Lannino, per la fotografia d’inchiesta, e Stefano Nazzi, insignito del Premio speciale “Andrea Purgatori”, consegnato dal figlio Ludovico Purgatori, in ricordo del grande giornalista scomparso.

Tra i momenti più toccanti, la lettura di brani dai diari di Rita Atria, simbolo di coraggio e libertà contro la mafia.

Il presidente dell’associazione, Antonio Fusco, ha espresso grande soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa:

Questa prima edizione di Zona d’Ombra nasce da un’idea semplice ma necessaria: creare uno spazio dove la verità non sia solo raccontata, ma condivisa e messa in discussione. Il pubblico ha risposto con partecipazione e sensibilità, dimostrando che c’è ancora desiderio di capire, di ascoltare e di guardare oltre la superficie delle cose.

L’associazione Storie, trame e narrazioni ringrazia il Comune di Pistoia, la Biblioteca San Giorgio, la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, l’Ordine degli Avvocati di Pistoia, l’Ordine dei giornalisti della Toscana, l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, le associazioni partner come Vento e Vertigine e Quarto Savona 15 e gli sponsor che hanno reso possibile la realizzazione della rassegna, insieme ai tanti cittadini che ne hanno condiviso lo spirito e la partecipazione.

La chiusura di questa edizione segna già l’inizio del cammino verso la prossima:

l’appuntamento con “Zona d’Ombra” tornerà nel 2026, con nuove storie, nuovi protagonisti e lo stesso desiderio di illuminare le zone oscure del presente attraverso la forza delle parole, delle immagini e della testimonianza.

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