mercoledì, Settembre 9, 2026

Per la liberazione, la pace e la giustizia in Palestina, contro il suprematismo e il razzismo

PISTOIA – Il Coordinamento pistoiese Scuole per la Palestina esprime la propria indignazione per quanto appena accaduto nella Terza Commissione – dedicata alle questioni sociali, culturali e umanitarie – dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

La manifestazione per Gaza del 3 ottobre a Pistoia (foto Carlo Quartieri)

Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi occupati (alla quale le sanzioni statunitensi hanno impedito di essere presente in aula) ha presentato un nuovo rapporto intitolato “Genocidio a Gaza: un crimine collettivo”. In 24 pagine, ha formalmente e motivatamente accusato 63 Paesi – tra cui gli Stati Uniti e l’Italia – di essere complici del genocidio in corso nella Striscia di Gaza, per aver offerto, come gli Stati Uniti, “copertura diplomatica” o per aver fornito (o lasciato transitare) armi a Israele, come l’Italia, la Germania, la Francia, la Gran Bretagna e molti altri.

Il rappresentante permanente di Israele, Danny Danon del partito Likud, ha risposto con intonazioni beffarde, oltraggiose, perfino minatorie, accusando Albanese di essere antisemita e calunniatrice e dichiarando: “Signora Albanese, lei è una strega. Questo rapporto è un’altra pagina del suo libro degli incantesimi. Ogni accusa è un incantesimo che non funziona, perché lei è una strega fallita”. Ha poi rincarato: “Ora indirizza le sue maledizioni verso altre nazioni, i nostri alleati, partner e amici sostenitori della democrazia e dello Stato di diritto. Possiamo sperare solo che la sua stregoneria fallisca ancora una volta. Possano le sue maledizioni continuare a ritorcersi contro di lei”. Dal canto suo Maurizio Massari, membro permanente per l’Italia all’Onu, ha definito il rapporto “interamente privo di credibilità e imparzialità”, confermando così, seduta stante, gli addebiti di complicità. Infine anche la rappresentante dell’Ungheria ha stigmatizzato il “pregiudizio anti-israeliano” che ispira il rapporto e con questo ribadito la nota subalternità ungherese a Trump.

Da quanto finora diffuso dagli organi di stampa non emerge invece, da parte dei tre contestatori del rapporto, alcuna confutazione della sua sostanza. Ed è invece proprio sulle questioni sostanziali che si concentra la magistrale risposta di Francesca Albanese. Del resto, il genocidio è da anni, ovunque e senza tregua, sotto gli occhi di tutti, come lo è l’apartheid, come lo sono le devastazioni di viventi e cose nella Striscia, le torture e le deportazioni, come le violenze e le espropriazioni in Cisgiordania.

Ma quello che noi docenti – per cui le parole sono strumento e materia di lavoro – vogliamo oggi sottolineare è il linguaggio regredito e ingiurioso usato nel più alto consesso internazionale, nei lavori dell’organizzazione intergovernativa più estesa e autorevole del pianeta, il cui scopo dichiarato è mantenere la pace e la sicurezza tra le nazioni basandosi sul rispetto dell’eguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli, sulla tutela e sul progresso del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Il linguaggio della diplomazia, della dignità e della buona volontà è stato oggi annichilito da discorsi deliranti, arcaici, superstizioni, indizio di una regressione morale che accompagna e nutre la disumanità delle azioni politiche e belliche.

Nell’appellativo di “strega” scagliato dall’ambasciatore Donan contro una giurista che, in un tale consesso e nell’adempiere un alto mandato, presenta gli esiti del proprio accurato lavoro, non si scorge alcuna ironia (che sarebbe stata comunque inaccettabile in simili circostanze), né alcuna intenzione metaforica si intravede nei termini – “incantesimi”, “maledizioni” – che nel finale Danon ritorce con acrimonia contro la detestata relatrice speciale.

E’ pur vero che i vertici dello Stato di Israele non hanno mai esitato a fondare le proprie abusive rivendicazioni della terra di Palestina su un insieme di testi sacri risalenti a circa 3000 anni fa, in particolare su alcuni passi: Genesi 12,1-9 e 15, riguardanti la vocazione di Abramo e il patto stipulato da Dio con i suoi discendenti. Ed è pur vero che fin dall’ottobre del 2023, e poi più volte anche davanti alla Knesset e rivolgendosi all’esercito, Netanyahu ha paragonato i palestinesi agli Amaleciti, la popolazione araba stanziata nel Negev che Saul, primo re d’Israele, riceve l’ordine divino di sterminare: “Va’ dunque e colpisci Amalek e vota allo sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini» (1 Sam. 15). Un ordine che, come ben vediamo, il solerte primo ministro israeliano sta eseguendo alla lettera insieme ai suoi complici e sodali: “cancellerai la memoria di Amalec sotto al cielo: non te ne dimenticare!”, ammonisce il “Deuteronomio” (25,17-19). E Netanyhau cancella.

Ma l’accusa di stregoneria e sortilegio, riferita a una donna, ha echi ulteriori, risonanze cupe di pregiudizio e fanatismo.

Nella cultura biblica, strumentalizzata con atroce disinvoltura dai criminali sionisti, le pratiche magiche, le malìe, le divinazioni (“mechashefah”) sono condannate duramente: in “Esodo” si intima “non lascerai vivere la strega”. E’ una “mitzva” (un precetto) che non condanna solo le procedure di stregoneria, ma stigmatizza la strega in sé, figura non-umana, da annientare – e la disumanizzazione del “nemico”, preludio all’eliminazione, è una prassi che i sionisti conoscono e applicano assai bene. Così, improvvisamente, l’aula delle Nazioni unite non è più lo spazio supremo della legalità internazionale bensì un luogo di messa alla gogna, di denigrazione e persecuzione; la “Special Rapporteur” non è più un’esperta di diritto internazionale che espone resoconti rigorosi bensì una fattucchiera che scaglia maledizioni peraltro fallimentari; l’ambasciatore di un paese genocidario non è più il complice di un crimine collettivo bensì un inquisitore implacabile.

Ma non basta: il Talmud spiega che la stregoneria è esercitata dalle donne (implica lo stesso il celebre “Malleus Malleficarum” domenicano), tanto che ner condannare a morte chi sia colpevole di maleficio si usa solo il sostantivo femminile e non il maschile sovraesteso. E dunque: è un caso che un argomento tanto primitivo – contenente una minaccia tanto delirante – sia stato scaraventato proprio contro una donna come Francesca Albanese, una donna sapiente, competente, tenace, animosa?

Non ci stupisce che autori e complici occultino e insieme giustifichino il genocidio con discorsi di suprematismo patriarcale, colonialismo razzista, oscurantismo di ritorno. Ci sorprende piuttosto che questo non inciti oggi le coscienze di tutte e tutti noi, e non sollevi subito una protesta planetaria che esiga infine giustizia.

Noi, donne e uomini di scuola e di cura, condanniamo pertanto come spregevoli le parole e i toni del rappresentante israeliano alla Terza Commissione dell’Onu, e sosteniamo con convinzione – citando l’antropologa italo-palestinese Ruba Salih, – “uno degli aspetti più dirompenti e nuovi delle mobilitazioni di queste settimane”, ossia “l’emergere palpabile di ciò che l’attivista nera americana Angela Davis chiama, «l’intersezionalità delle lotte» e […] delle identità”.

Noi docenti del Coordinamento pistoiese Scuole per la Palestina, insieme a tante e tanti studenti, continuiamo e continueremo a chiedere che le istituzioni italiane, finora silenziose quando non complici, si pronuncino con chiarezza e operino con decisione, in ogni sede e con ogni mezzo, contro il genocidio in atto nella striscia di Gaza e in tutta la Palestina, e agiscano in supporto e difesa del valente e coraggioso lavoro di Francesca Albanese, che onora la tradizione giuridica italiana e i valori universali di umanità.

Auspichiamo, insieme a milioni di persone sul pianeta, che l’Onu trovi le forze e i modi di intervenire per porre fine al genocidio e all’apartheid; ricordiamo che nel marzo 2024, di fronte al valico di Rafah, il segretario generale Antonio Guterres ha confessato di non avere – lui e l’Onu – «il potere di fermare la guerra” e chiesto “quindi di farlo a chi quel potere ce l’ha»; e speriamo che possano i popoli e le nazioni trovare ed esercitare quel potere, affinché ci siano finalmente a Gaza e in Palestina la liberazione, la pace, la giustizia.

Coordinamento pistoiese Scuole per la Palestina

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