AGLIANA – Ieri venerdì 7 novembre presso il teatro Moderno di Agliana (PT) ha preso vita una iniziativa nata dal cuore dell’associazione culturale Il Moderno dal nome “Per Gaza”.
Una serata fatta di musica, teatro, parole, solidarietà e impegno civile per raccogliere fondi da destinare agli operatori e ai volontari di Save The Children a Gaza. Grazie agli artisti ed agli ospiti intervenuti si è realizzata una serata dove il pubblico non è stato solamente spettatore, ma ha fatto parte di una comunità. Un tutt’uno che ha deciso di non girarsi dall’altra parte che vuole far risuonare forte la loro voce, per tutte quelle persone che in questo periodo, non hanno avuto modo nemmeno di gridare.

Simone Gai, presentatore della serata, introduce i due direttori artistici Massimo Talone e Carlo Coda, che insieme all’artista Francesca Sarteanesi sono stati il motore che ha dato vita a questa serata. Serata, nata come detto dagli stessi, dall’angoscia provata ogni giorno a casa surclassati dalle notizie piene di bambini ammazzati e famiglie distrutte a causa delle incessanti bombe. Quella impotenza ha fatto nascere negli organizzatori la voglia di cercare di restituire qualcosa, di dare il via ed il continuo ad un movimento che riesca a restituire qualcosa di concreto sul quel territorio.
Così il numeroso pubblico presente ha potuto dare un aiuto vero a chi da anni opera sul territorio per la tutela dei bambini e delle loro famiglie. Lo ha fatto con la semplice presenza o acquistando nel foyer del teatro la t-shirt della serata con la grafica creata da Nicole Nesti o uno dei maglioni della linea “Almeno Nevicasse”, progetto sulla parola e il ricamo di Sarteanesi, dato che il ricavato sia del biglietto che dell’acquisto di questi indumenti è stati devoluto interamente a Save The Children.
La musica apre la serata è il compito tocca a Luca Nesti, che insieme e Luigi Campoccia e Andrea Bertini della Banda Gaber, portano in musica l’importante messaggio di Eglantyne Jebb fondatrice di Save the Children “Ogni guerra è una guerra contro i bambini”, Messaggio che sarà il filo conduttore che lega gli artisti e gli ospiti intervenuti nella serata. Gli fa eco anche “Non insegnate ai bambini” di Giorgio Gaber eseguita da loro sul palco.
La musica lascia spazio alle parole in prosa, dove le poesie su Gaza lette da Franco Arminio centrano la percezione del pubblico, assorto in un silenzio assordante. Silenzio rotto dalla musica di Finaz, che viene accompagnato in questo percorso da due artisti eccezionali, prima dal flautista e collaboratore storico di Ennio Morricone, Paolo Zampini, poi dalla poliedrica voce di Petra Magoni che insieme a Finaz portano sul palco l’improvvisazione e il sentimento del loro progetto “Equilibrismi”.
Si torna alle parole ed ai racconti di Antonio Fusco che fa riflettere il pubblico sugli incontri della vita, dove molti solo ci sfiorano e vengono persi nei passi che facciamo, altri invece ci attraversano e ci segnano, ci formano e talvolta ci indicano anche una direzione. Con lui sul palco un Kefiah donatogli da un ragazzo palestinese conosciuto 42 anni fa a casa di un suo amico ai tempi dell’università. Incontro che gli diede modo di confrontarsi e scoprire due mondi culturali apparentemente così diversi, che si rivelarono invece così affini con molti punti in comune.
Ci parla della risata, come mezzo di comunicazione naturale ed istintivo, una cosa semplice che impariamo fin da bambini. Un gesto che riesce a rompere le barriere culturali e i muri linguistici, che però come ogni parola detta e scritta ha anche la sua declinazione crudele. Una risata che non nasce dal cuore ma dal calcolo, che divide ed allontana e che etichetta una tragedia come un semplice dettaglio, stampandosi sul volto dei potenti che compiaciuti ridono del loro peso mondiale, orgogliosi del terrore che riescono a generare con esso. Spronando a scegliere da che parte stare a dare voce a chi questo terrore lo vive ogni giorno, solo perché la guerra e la violenza per questi personaggi è inevitabile, quando invece non lo è e non lo deve essere.
Dopo le parole, dirette e taglienti di Fusco, Francesco Magnelli, che oltre a suonare il suo piano, ha il compito di introdurre i vari interventi, accoglie sul palco Bobo Rondelli che insieme a Meme Lucarelli con la sua musica porta il sorriso genuino sul volto del pubblico, ma allo stesso tempo continua dentro di esso a far riflettere. Viene raggiunto sul palco da Petra Magoni con il quale nasce un duetto frizzante, che diventa una esecuzione corale quando si aggiungono anche i musicisti. Le parole di Bobo “Evviva, la diserzione e tutti i disertori” accompagnate da un lungo applauso che porta a “Gigiballa” pezzo conclusivo del suo intervento.
La musica si alterna nuovamente alle parole, parole affidate a Don Alessandro Santoro, prete della comunità delle Piagge di Firenze, uno dei quartieri più disagiati della città. Dal palco ribadisce quanto la poesia, l’arte e la musica facciano paura ai potenti della terra perché rinnovano la speranza, la possibilità di un cambiamento. Come un vento che si muove ancora e con esso anche l’anima si rilancia verso qualcosa di grande di nuovo.
Le parole scelte sono quelle di “Se dovessi morire” di Refaat Alareer, poeta, scritto e professore, rimasto vittima dei bombardamenti nel dicembre 2023, la voce viene portata sul palco da alcune persone che vivono l’esperienza della comunità delle Piagge e da un aquilone protagonista della scrittura di Alareer. Don Alessandro Santoro parla della vita del poeta palestinese e della sua morte. Andando ancora di più nel profondo di questa macabra situazione, che perdura da più di 70 anni e dove ognuno è responsabile, perché se non ci sentiamo responsabili di tutto questo e puntiamo il dito solo sul potente di turno non ci potrà essere un vero e duraturo cambiamento.

La conclusione della serata è tutta affidata alla musica, che da il tempo alla mente di elaborare tutte le parole ricevute. Musica che scuote l’anima quella di Ginevra di Marco, con lei sul palco anche Francesco Magnelli, Andrea Salvadori e Pino Gulli sulle note di “Per grazia ricevuta” un fiume di ritmi interrotti, solo da parole di Franco Arminio, che riesce con sia con la poesia “Voglio guardarti” che con le sue “Cartoline dai morti” a portare il sorriso, facendo riflettere però sulla fragilità dell’essenza ed introducono al brano “Todo cambia” che ha rappresentato un vero abbraccio universale della serata.
Strinti in questo abbraccio il finale vede tutti i protagonisti sul palco, sulle note di “Il cielo è di tutti”, “Beppe Anna” e “Solo Le Pido a Dios” il pubblico ormai in piedi si avvicina al palco, per dare ancora più voce al messaggio “che tutti insieme possiamo portare al cambiamento”.
L’ultimo brano di questa serata benefica è “Sheil Shiel” composta dal maestro di musica Ahmed Muin Abu Amsha insieme ai suoi studenti, all’interno del Teatro Moderno di Agliana viene ascoltata in silenzio con tutti riuniti e seduti a bordo palco. La particolarità di questa melodia è il trasformare il suono minaccioso prodotto dai droni israeliani in un canto di resistenza e speranza. Un composizione struggente e potente allo stesso tempo che è diventata un simbolo di resilienza per tutte la famiglie e i bambini che vivono sotto assedio










