mercoledì, Settembre 9, 2026

Ritratti familiari senza filtri: Gli Omini riportano in scena “La famiglia Campione”

PRATO – Storie, parole, racconti, ingiurie, ricordi, gioie e drammi nei “ritratti” dei dieci membri della famiglia Campione.

Al Teatro Fabbricone di Prato la compagnia de Gli Omini – Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Luca e Giulia Zacchini – riporta in scena a dieci anni di distanza “La famiglia Campione”, spettacolo che ha debuttato nella primavera del 2015 a seguito di una residenza artistica presso l’Associazione Teatrale Pistoiese.

Una scena de “La famiglia campione” con Gli Omini

Come è avvenuto in passato per altri lavori teatrali realizzati da Gli Omini, come la “trilogia della Porrettana” del “Progetto T”, anche questo spettacolo è il risultato di un’indagine che potremmo definire “sociale” e “antropologica” portata avanti dalla compagnia sul territorio locale. Grazie infatti a una serie di laboratori e interviste condotti in cinque comuni della provincia fiorentina e che hanno coinvolto più di ottanta giovani, Gli Omini hanno potuto raccogliere direttamente “sul campo” una serie di suggerimenti, spunti, sollecitazioni che sono poi entrati a far parte del materiale teatrale.

Un progetto di indagine che ha dato vita a dieci personaggi interpretati dai tre attori in scena – più un quarto “nascosto” che si rivelerà soltanto alla fine – capaci di riassumere le parole, i comportamenti, i modi di fare, le storie di centinaia di persone comuni conosciute in paese o incontrate per strada, con le quali a tutti, almeno una volta, sarà capitato di imbattersi.

La famiglia Campione non è altro che una famiglia come molte altre, ma allo stesso tempo rappresenta un’efficace sintesi di tante famiglie in cui tre diverse generazioni – nonni, figli ormai adulti e nipoti – convivono e si confrontano attraverso dialoghi serrati o silenzi che valgono più delle parole, tra scontri, conflitti, ingiurie, pentimenti, dimostrazioni d’affetto e tentativi di riappacificazione.

In un continuo alternarsi sulla scena, i dieci personaggi interpretati da Gli Omini ci catapultano con straordinario realismo e con la consueta comicità salace nel mondo di una famiglia toscana in cui ogni membro esprime e rivela al pubblico la propria personalità, i desideri, le frustrazioni, i piccoli e grandi drammi quotidiani, i ricordi di un passato felice.

Dietro il velo dell’ironia, della comicità e della toscanità più autentica, si cela un’attenta analisi psicologica delle figure della famiglia Campione, emblematica anche dal punto di vista dei rapporti tra genitori e figli, che costituiscono il tema centrale da cui si sviluppa tutta la trama, con intuizioni di spiccata attualità e spunti di riflessione che gli spettatori non hanno mancato di cogliere.

Una semplice scenografia, che richiama a una stanza o a un corridoio chiusi da una porta serrata, diventa lo spazio sul quale si muovono i personaggi, tra nonni ormai giunti al termine del loro percorso di vita che rievocano con una certa nostalgia i tempi passati, figli adulti combattuti tra rimpianti, ambizioni frustrate e improbabili desideri di evasione, e giovani nipoti che continuano a girare a vuoto nella loro pigrizia o incostanza, ancora alla ricerca di un proprio posto nel mondo.

Una scena dello spettacolo “La famiglia Campione”

Una caotica routine familiare rotta però da due eventi inaspettati: domani Enrico parte per un nuovo lavoro nell’esotica e scintillante Dubai, mentre Bianca ha scelto un viaggio diverso, da una settimana si è chiusa a chiave dentro il bagno e finora è risultato vano ogni appello per farla uscire. Tentativi di fuga da un mondo di provincia che ai giovani sta stretto e allo stesso tempo voglia di estraniarsi da un ambiente familiare dove tutti si rinfacciano l’un l’altro errori e fallimenti.

C’è la nonna Piera, cattolicissima e devota alla Madonna, ma che in realtà ha una visione un po’ personale della religione, dichiarandosi disposta a santificare le feste, ma a smettere subito nel caso le sue preghiere non vengano prontamente esaudite; c’è Marcello, marito separato umile e remissivo, ridotto uno stato di povertà umana e materiale che cerca di dimostrare il suo affetto ai figli con regali però ripetitivi e fuori luogo; ci sono i nipoti, ancora “nè carne nè pesce”, tra desideri difficili da realizzare e la poca voglia di trovarsi un lavoro.

“La famiglia Campione” non è un semplice “ritratto familiare”, ma un piccolo quadro antropologico che Gli Omini ci presentano attraverso la loro consueta comicità, che guarda ai modelli della commedia toscana, ma con una profondità psicologica e un velo malinconico che ci inducono a riflettere e a pensare non solo ai drammi personali e alle varie situazioni che si possono nascondere dietro le apparenze di una famiglia “normale”, ma anche a quella incomunicabilità che troppo spesso diventa una barriera quasi insormontabile tra generazioni e caratteri diversi.

Uno spettacolo che dopo dieci anni mantiene intatte la sua forza comica e la sua tensione drammatica, e che nella sua prima replica al Fabbricone ha registrato un notevole successo di pubblico. In tanti sono accorsi per vedere e conoscere le “gesta” della famiglia Campione, una famiglia così diversa ma così simile alle nostre, specchio di legami che si stanno rompendo, forse di una società intera che sta crollando, ma dove tutti finiscono per rincontrarsi e ritrovarsi.

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