RIGNANO SULL’ARNO (Firenze) – scrivo per esprimere il mio profondo disappunto riguardo alla totale assenza, o alla trattazione del tutto marginale, che i telegiornali locali hanno riservato ai due gravissimi incidenti venatori avvenuti in Toscana nello scorso fine settimana, entrambi purtroppo con esito mortale.

A Quarrata (Pistoia) ha perso la vita il signor Adriano Di Lorenzo, 69 anni, durante una battuta al cinghiale mentre si trovava con una trentina di altri cacciatori impegnati nella ricerca dei cinghiali con mute di cani.
A Tirli, frazione di Castiglione della Pescaia (Grosseto), è invece deceduto Renato Maestrini, 80 anni, noto cacciatore locale, colpito accidentalmente da un fucile nel corso di un’altra battuta.
Si tratta degli ennesimi episodi di una lunga serie di incidenti di caccia che, anno dopo anno, causano decine di morti e feriti, non solo tra i cacciatori, ma anche tra semplici cittadini che frequentano boschi e campagne per lavoro, sport o svago.
È per questo motivo che risulta incomprensibile il silenzio o la sostanziale irrilevanza informativa dedicato a eventi così gravi e così strettamente legati alla sicurezza pubblica.
La caccia, infatti, non è soltanto un problema ambientale, già di per sé rilevante; è soprattutto un grave problema di sicurezza collettiva, che la politica continua a ignorare o a minimizzare, preferendo assecondare, per meri calcoli elettoralistici, una minoranza organizzata e influente. Una minoranza che, peraltro, beneficia di ulteriori ampliamenti di tempi, luoghi e modalità di caccia, nonché di fondi pubblici.
In particolare, ricordo che la caccia al cinghiale fa uso di armi con gittate che superano i 300 metri, un dato che dovrebbe da solo giustificare un’informazione accurata, costante e trasparente su rischi, incidenti e criticità connesse a questa attività.
Il ruolo del giornalismo, soprattutto a livello locale, dove questi fatti incidono direttamente sulla vita dei cittadini, è quello di informare con correttezza, completezza e senso di responsabilità. Tra l’altro, cosa che dovrebbe essere a Voi nota, proprio la Toscana è la regione in cui si registra il maggior numero di “incidenti di caccia” altresì mortali (https://www.vittimedellacaccia.org/dossier-2023-2024-dati-e-grafici-intro/ ).
L’assenza di copertura su eventi di questa gravità rappresenta una mancata tutela del diritto dei cittadini a essere adeguatamente informati su ciò che accade nei loro territori.
Vi riporto, a mero esempio, quanto sia invece correttamente riferito sulla questione “incidenti di caccia” sulla pagina web del Gruppo di Intervento Giuridico,
https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2025/10/13/caccia-ancora-morti-e-feriti-umani/, Associazione di Protezione Ambientale riconosciuta, che si avvale per le proprie indagini di giuristi e di esperti e che ha portato avanti oltre 3.500 azioni legali ed iniziative varie a favore del patrimonio ambientale e storico-culturale italiano. Oltre tutto, in alcuni casi, si assiste alla deliberata narrazione a mezzo stampa di paradossali (e “costruite ad arte”) demonizzazioni della fauna locale: se ciò non producesse seri effetti di disinformazione, sarebbe tutto semplicemente ridicolo. Si leggono spesso comunicazioni (non supportate ovviamente da evidenze scientifiche) finalizzate a far passare gli animali selvatici come le uniche cause di ogni male del mondo: incidenti stradali, ingenti danni all’agricoltura, presenze in città al bivacco, etc. Che dire: manca il furto con scasso e la rapina a mano armata attribuiti a un cinghiale o a un capriolo e l’assurdo totale è servito.
Invece, si omette quanto l’essere umano, unica specie armata di fucile addirittura “per divertirsi”, sia la causa reale di moltissime tragedie purtroppo irreparabili.
Vi sollecito quindi ad assumere un atteggiamento editoriale più attento e coraggioso, perché il diritto dei cittadini a essere informati non può essere sacrificato per convenienza, superficialità o timore di urtare interessi consolidati.
Serena Ruffilli









