di Andrea Mori
PRATO – Ieri la Lega ha scelto Prato come prima tappa di un tour nei comuni toscani che andranno al voto in primavera. In città è arrivato il consigliere regionale Massimiliano Simoni, al suo fianco Claudiu Stanasel, ex vicepresidente del consiglio comunale. L’obiettivo non è soltanto preparare le comunali, ma usare Prato come “prova generale” di un centrodestra compatto, capace – nelle intenzioni – di costruire nei prossimi cinque anni una reale alternativa alla sinistra anche a livello regionale.

Secondo Simoni, infatti, da oltre vent’anni il centrodestra in Toscana rivive “sempre lo stesso film”: alle regionali non riesce a superare la soglia del 40%, un dato che resta stabile nonostante siano cambiati i candidati e i rapporti di forza interni alla coalizione. Per questo, ha spiegato, non è più possibile affidarsi a decisioni prese all’ultimo momento o a campagne elettorali costruite in poche settimane. “Se la sinistra può permettersi di vivere alla giornata, il centrodestra toscano no”. Il traguardo – detto chiaramente – è arrivare al 2030 con una coalizione organizzata, forte e credibile.
Dentro questo ragionamento si inserisce la scelta di partire proprio da Prato. Secondo il consigliere leghista, la città è un banco di prova decisivo: un comune di peso, confinante con Firenze, e con una storia in cui il centrodestra non è mai riuscito a vincere. Il lavoro, ha insistito, “non può cominciare l’ultimo mese”, ma deve partire adesso, nelle città che tra maggio e giugno rinnoveranno sindaci e consigli comunali. È da qui – ha spiegato – che si può costruire il radicamento necessario anche sul piano regionale.
In questo quadro la proposta politicamente più rilevante è la lista unica di centrodestra per Prato. Stanasel ha spiegato che, nella visione della Lega, non è più sufficiente presentarsi con le tre liste tradizionali – Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia – affiancate da una selva di civiche. L’idea è costruire “una grande lista unitaria” che raccolga le migliori risorse del centrodestra, affiancata da civiche realmente autonome ma chiaramente collocate nell’area del centrodestra. Una distinzione non secondaria, perché lo stesso Stanasel ha sottolineato come il “civismo vero” nasca da percorsi concreti, tematici e territoriali, mentre molte civiche costruite da ex politici “non hanno portato il valore aggiunto che ci si aspettava”.
Proprio in questo incrocio tra lista unica e coinvolgimento delle realtà locali si colloca il concetto di lavoro “metapolitico” richiamato da Simoni: intercettare le energie civiche che già guardano al centrodestra, evitando però progetti nati nell’orbita del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle o di altre forze della sinistra. Per i due esponenti leghisti, è questo il salto necessario se si vuole cambiare davvero l’approccio del centrodestra toscano.
Il tema della coalizione ha attraversato tutta la conferenza. Stanasel ha rivendicato una fase nuova nei rapporti interni al centrodestra pratese: riunioni ogni dieci giorni tra i partiti, due comunicati congiunti nelle ultime settimane, e la volontà – dichiarata – di “mettere da parte i personalismi” che in passato avrebbero penalizzato la coalizione. Come esempio positivo è stata citata l’esperienza di Poggio a Caiano, dove una lista unitaria ha portato all’elezione del sindaco Riccardo Palandri. Per la Lega questo è il modello da cui ripartire, adattandolo alla realtà pratese.
Sul piano interno al partito, Stanasel ha annunciato le prossime tappe della vita organizzativa della Lega in città. Il commissario comunale Luis Michele Clavier è a fine mandato e il partito andrà a congresso: prima quello comunale, fissato per sabato 29 novembre, poi quello provinciale. L’idea è consegnare alla città una Lega “subito operativa da dicembre”, con una nuova guida scelta dagli iscritti. Lo stesso Stanasel ha poi parlato della crescita del movimento giovanile, con un tesseramento “a ritmi mai visti” negli ultimi anni.
La questione del candidato sindaco è stata sfiorata più volte, ma senza indicare nomi. Per Stanasel è “prematuro” parlarne prima di conoscere la data del voto e, soprattutto, prima di aver definito un percorso comune con gli alleati. La Lega non esclude di avanzare una propria proposta, ma lo farà solo all’interno di un accordo più ampio. Su questo punto, lui e Simoni hanno insistito su un identikit preciso: una figura radicata nella città, capace di rappresentarne il tessuto economico e sociale, e in grado di parlare anche a quel 60% di elettori che alle ultime regionali a Prato non è andato a votare.
È proprio in questo passaggio che Simoni ha inserito la critica più netta della mattinata, legata al tema dei giovani. Ha spiegato che non basta scegliere un ragazzo o una ragazza molto giovane per “dare un segnale di rinnovamento”. Per chiarire il suo punto ha richiamato la nomina di Mia Bintou Diop, 23 anni, vicepresidente della Regione Toscana, definendola un esempio di una scelta che – secondo lui – può far pensare che bastino la visibilità o la spinta giusta, anche senza avere alle spalle un percorso solido. Un messaggio, ha detto, “pericoloso per gli stessi giovani”, che rischiano di credere che la politica non richieda studio, lavoro e un cammino verificabile.
In chiusura Simoni è tornato sulla dimensione regionale del progetto che la Lega vuole impostare. Oggi il centrodestra governa la maggior parte delle Regioni e guida il Paese grazie a un radicamento costruito negli anni. L’idea è replicare quel metodo anche in Toscana: partire da città come Prato per costruire, passo dopo passo, una coalizione in grado non solo di “sfiorare il 40%”, ma di puntare al governo della Regione con un progetto riconoscibile e una classe dirigente rinnovata.



