di Marco Cei
PISTOIA – La recente pubblicazione del rapporto annuale del Sole24ore sulla qualità della vita delle città italiane, curiosamente coincidente con l’addio di Alessandro Tomasi come sindaco dopo otto anni di governo della destra a Pistoia, ci fornisce l’occasione per una riflessione critica molto parziale su come le cose sono cambiate nella nostra città e come stanno oggi. Parziale in quanto limitato solamente a qualche settore.

Il 2017 fu un anno particolare, con Pistoia nominata Capitale della Cultura e diverse mostre, manifestazioni e iniziative che la portarono all’attenzione generale; nella stessa primavera avvenne anche un cambiamento epocale a livello politico: per la prima volta la destra arrivava al governo della città dopo settant’anni di egemonia della sinistra.
Purtroppo possiamo dire di aver sprecato un’occasione, punto di partenza da sviluppare, probabilmente trascurato dalla nuova giunta perché con miopia considerata un merito del governo precedente da nascondere e non una ricchezza della città che poteva essere sfruttata per molti anni. Ma in queste riflessioni possiamo estenderle anche al Museo Marini Marini, alla nuova Biblioteca trascurata e molto altro, tanto che l’essere stati nominati capitale italiana del libro 2026 risulta più una medaglia politica che di effettivo merito.
Le mie possono sembrare considerazioni eccessive, ma le analisi del Sole24ore, con tutte le riserve del caso, sono davvero impietose:
Nel 2025 risultiamo ultimi in Toscana a livello generale, e fa particolare impressione quel 104° posto nella spesa dei comuni per la cultura. In questi anni abbiamo assistito alle edizioni dei Dialoghi sull’Uomo, oggi di Pistoia, diventati poco più di un rituale che porta nella nostra città alcune centinaia di visitatori attirati dagli approfondimenti antropologici, ma è un fenomeno limitato a un paio di giorni, per di più sempre più asfittico e un po’ ripetitivo. In un settore che conosco meglio, posso ricordare un’analoga manifestazione, “Maestri del Paesaggio” a Bergamo, che dai pochissimi giorni settembrini iniziali ha dilatato la sua attività a molti appuntamenti nel corso dell’anno, talvolta anche fuori sede (a Milano o altrove), costituendo così un effettivo motore culturale della città. Guardando invece alle nostre iniziative comunali possiamo rilevare una vera passione, quasi escludente, per le rievocazioni storiche, siano esse medievali che di auto o moto; con tutto il rispetto per i loro appassionati, non sembrano iniziative che guardano al futuro e che possano far crescere la nostra città, che è ricca di storia veramente nobile che meriterebbe di essere coltivata e valorizzata in altro modo.
Se queste erano considerazioni sulla eredità culturale dilapidata, note ugualmente poco positive provengono dal settore ambientale, che per una città che si propone come capitale delle piante non appare certo dignitoso.

A fronte di prestazioni nella qualità dell’aria abbastanza buone, e comunque posizionate nella parte sinistra della classifica, quelle riguardanti altri parametri sono decisamente deficitari, mediamente fra il 60° e il 70° posto e un vergognoso 90° per il complesso ”Ecosistema urbano”. Altro che città delle piante!
Una riprova di una sostanziale incapacità (o non volontà?) strategica sul verde si può intravedere girando la città in questo periodo natalizio, con un grande impegno profuso nella scenografica sistemazione della piazza del Duomo e un arredo vegetale che risulta più da paesone che da città, delegato a una nota ditta che ha riempito le strade e le piazze di un vero e proprio campionario vivaistico, comprensivo di cartellini pubblicitari. La ditta ha sicuramente svolto il suo mestiere, ma chi doveva organizzare e fornire una regia urbana non lo ha fatto per niente.
Per i pochi aspetti che sono stati qui affrontati, ma che potrebbero essere estesi a diversi altri campi, per Pistoia il consuntivo di questi ultimi anni purtroppo è stato deludente: per dirla con un memorabile pezzo dei Pink Floyd, “High hopes” – The grass was greener-The light was brighter-The day was long-And the song was strong.









