PRATO – Ieri 8 dicembre al Teatro Metastasio di Prato il numeroso pubblico presente non ha assistito a un semplice concerto, ma un varco aperto sul futuro del jazz.
L’anteprima del Metjazz 2026 ha portato sul palco del Teatro Metastasio la Fire! Orchestra, collettivo svedese che da anni ridefinisce i confini della musica improvvisata, presentando in prima assoluta il nuovo lavoro “Words”. Un titolo che sembra voler evocare la necessità di un linguaggio nuovo, capace di oltrepassare le parole stesse e farsi corpo sonoro.

La Fondazione Teatro Metastasio, insieme a B&C Speakers, ha scelto di inaugurare la trentunesima edizione con un gesto forte, affidando l’apertura a un ensemble che non conosce compromessi.
Nei mesi di febbraio e marzo arriveranno conferenze, incontri e concerti, ma la serata dell’8 dicembre ha già fissato il tono: il festival non si limita a celebrare il jazz, lo mette in discussione, lo rilancia, lo trasforma.

Sul palco, diciotto musicisti hanno dato vita a un organismo collettivo che respira e pulsa come un unico corpo. Mats Gustafsson ha guidato la Fire! Orchestra alternandosi tra sassofono baritono e flauto traverso, ma soprattutto attraverso la sua direzione gestuale e visionaria. È stato il vero motore dell’ensemble, capace di trascinarlo verso le sue sfumature più personali e sperimentali. La sua conduzione ha reso l’orchestra un ingranaggio perfetto, capace di muoversi all’unisono con precisione meccanica, ma anche di aprirsi a fughe improvvise, dove singole parti si avventuravano tra improvvisazione e accenni appena suggeriti. Creando un equilibrio fragile e potente tra disciplina e libertà.
La musica si dispiegava come un paesaggio in continua trasformazione. I fiati aprivano fenditure d’aria e di metallo, gli archi stendevano trame sottili e vibranti, la chitarra elettrica graffiava come una scarica improvvisa, mentre pianoforte e tastiere costruivano architetture mobili, ora solide ora evanescenti. Le voci emergevano come presenze luminose, la batteria e le percussioni imprimevano un respiro tellurico, il basso sosteneva con il suo passo costante, mentre i sax e gli ottoni aggiungevano squarci di colore. La tuba e l’elettronica aprivano varchi inattesi, i giradischi fusi con loop e scratch introducevano frammenti e distorsioni.

Un continuo mescolarsi di suoni, trasformando la molteplicità in un paesaggio unitario, capace di sorprendere e di fuggire continuamente dalle proprie regole.
Non c’è stato spazio per la contemplazione: Words è apparso come un magma in movimento, un paesaggio sonoro che alternava densità e rarefazione, caos e geometria. Il pubblico non ha assistito, ha partecipato. Immerso in onde sonore che oscillavano tra fragore e silenzio. Non c’era distanza tra palco e platea l’istantaneità espressiva della Fire! Orchestra ha travolto ogni barriera.

Così il Metjazz 2026 dei nuovi direttori artistici Enrico Romero e Giuseppe Vigna inizia a prendere forma, grazie alla creatività travolgente della Fire! Orchestra e del loro Words, portando sul palco del Teatro Metastasio non soltanto un concerto di anteprima, ma lanciando con esso un vero e proprio messaggio: “il Jazz contemporaneo è ancora territorio di libertà, di ricerca, di invenzione.”










