mercoledì, Settembre 9, 2026

L’Anpi di Pistoia per il NO alla riforma della magistratura

PISTOIA – “Il 12 dicembre di 56 anni fa, con l’attentato alla Banca dell’Agricoltura di Milano, ebbe iniziò in Italia la lunga stagione dello stragismo di matrice neofascista, che segnò profondamente la storia della democrazia repubblicana.

Furono gli anni della “strategia della tensione” che, attraverso il terrorismo e la complicità di settori deviati degli apparati dello Stato, mirava a destabilizzare il Paese e a colpire al cuore la Costituzione nata dalla Resistenza.

Per questo, ricordare Piazza Fontana oggi non significa tanto non  dimenticare, quanto vigilare e opporsi con forza ogni volta in cui la democrazia è minacciata: è un atto di responsabilità collettiva perché ciò che è accaduto non si ripeta, sotto nessuna forma.

Bisogna, infatti, tener conto che le minacce alla democrazia non si manifestano solo in forma violenta o stragista, come avvenne negli anni di piombo. Nel nostro Paese registriamo oggi tentativi eversivi non cruenti, che, attraverso la delegittimazione delle istituzioni, la riscrittura della storia, l’attacco all’antifascismo,  alla stampa libera e alla separazione dei poteri (uno dei principi fondamentali della democrazia), mirano a ledere alle radici l’impianto costituzionale della Repubblica.

Il fascismo, arrivato legittimamente al potere, con successive leggi “eccezionali” (le leggi fascistissime varate  tra il 1925 e il 1926)  trasformò l’Italia in dittatura: venne chiuso il Parlamento e fu ridotta progressivamente l’autonomia della Magistratura, piegata al potere politico.

Per questo, l’esercizio della memoria attiva, ossia l’abitudine a collegare i fatti del passato a quelli del presente, oggi ci porta  ad opporci con determinazione alla riforma governativa della magistratura che sarà oggetto referendum, poiché non si tratta di una riforma tecnica, ma di un intervento politico eversivo, che incide sull’ordinamento della Repubblica, sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sui diritti di libertà dei cittadini.

La Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza, ha costruito un sistema di pesi e contrappesi tra i poteri dello Stato, propri  del costituzionalismo liberale, nell’intento di impedire la concentrazione del potere e garantire i diritti fondamentali dei cittadini.

In particolare, i Costituenti vollero una magistratura autonoma e indipendente come argine contro l’arbitrio del Potere.

In questo sistema, l’indipendenza della magistratura rappresenta una garanzia essenziale per tutti noi. Un giudice indipendente risponde infatti   solo alla legge e alla Costituzione, non al Governo né alla maggioranza politica del momento.

Indebolire questa indipendenza significa ridurre le tutele democratiche, soprattutto per i più deboli.

Particolarmente preoccupante è l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, un tribunale speciale esterno all’autogoverno della Magistratura, che rischia di favorire intimidazione, conformismo e autocensura, indebolendo la funzione di garanzia dei giudici.

Nel dibattito pubblico si parla quasi esclusivamente di magistratura penale, mentre viene ignorato il ruolo centrale della magistratura civile, che ogni giorno tutela i diritti del lavoro, delle famiglie, dei minori e il rapporto tra cittadini, poteri economici e Stato.

Grazie alla loro indipendenza da pressioni politiche ed economiche, i giudici civili hanno potuto riconoscere salari troppo bassi, contrari alla Costituzione, tutelare chi aveva subito abusi sul lavoro anche contro grandi aziende e lo stesso Stato. Hanno annullato clausole bancarie illegittime, obbligato banche e assicurazioni a risarcire clienti danneggiati e riequilibrato rapporti in cui il cittadino era la parte più debole. Hanno riconosciuto risarcimenti per grandi crack finanziari come quelli di Parmalat, Cirio o bond argentini, riconoscendo il diritto al risarcimento a risparmiatori e imprese che avevano perso tutto a causa di comportamenti scorretti di intermediari finanziari. La magistratura civile ha, inoltre, bloccato trattenimenti illegittimi di migranti, tutelato il diritto alla salute, alla dignità e all’integrità fisica delle persone detenute, affermato che anche chi è privo della libertà personale non perde i diritti fondamentali. Ha  riconosciuto la responsabilità dello Stato per la strage di Ustica, risarcendo i familiari delle vittime dopo anni di depistaggi e nei  casi di contagio da sangue infetto, sostenendo persone danneggiate da omissioni pubbliche. I tribunali civili hanno anche riconosciuto diritti a coppie non sposate, tutelato i figli nati fuori dal matrimonio e protetto i minori quando i loro diritti erano violati anche all’interno della famiglia. Infine, i giudici hanno garantito che nessuno venga discriminato per le proprie convinzioni religiose e che sia rispettata la libertà di culto e di coscienza sul lavoro, a scuola, in ospedale o in carcere di ciascuno. I giudici civili hanno anche difeso il diritto delle persone a decidere sulle cure mediche, a rifiutare trattamenti sanitari e a scegliere in modo consapevole sul proprio corpo. Infine, la magistratura ha contribuito a riconoscere la centralità delle relazioni affettive, tutelare l’identità e l’orientamento sessuale, affermare il diritto a vivere liberamente la propria vita privata senza discriminazioni. In sintesi, quando i giudici sono indipendenti, i diritti non restano parole sulla carta, ma diventano protezioni concrete per le persone reali, soprattutto per chi è più debole di fronte al potere economico o istituzionale. È proprio in ambito civile che la riforma Nordio Meloni rischia di produrre gli effetti più gravi sui diritti costituzionali di libertà, faticosamente conquistati dal dopoguerra ad oggi.

Anche per queste ragioni, l’ANPI provinciale di Pistoia  ritiene questa riforma un serio rischio per la democrazia costituzionale ed è tra i promotori del Comitato per il No”. 

Anpi Pistoia

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