mercoledì, Settembre 9, 2026

Legge nazionale sulla montagna, la protesta del Gal Appennino bolognese

di Giacomo Martini

BOLOGNA – Si è aperto con grande tensione il confronto sulla legge nazionale per la Montagna presentata dal Governo Meloni, soprattutto per quanto concerne i criteri di definizione di paese “di montagna”.

Daniele Ruscigno, presidente del Gal

Tra i primi commenti registriamo le forti critiche da parte del Gal Appennino bolognese, per voce del suo presidente, Daniele Ruscigno, il quale esprime profonda preoccupazione in merito ai nuovi criteri di perimetrazione introdotti dalla Legge 131/2025.

“Se non corretta – spiega il presidente -, la riforma Calderoli rischia di produrre un ‘effetto ghigliottina’ su comuni che rappresentano il cuore pulsante della nostra programmazione rurale. Lo sviluppo locale non si misura in altimetria. Il Gal opera da anni per accorciare le distanze tra la città metropolitana e le aree interne. La forza della nostra Strategia di sviluppo locale (Ssl) risiede nella continuità territoriale: integrare la fascia collinare con l’alta montagna. Declassare i comuni appenninici della fascia intermedia basandosi su rigidi parametri di pendenza significa smantellare un sistema economico integrato che unisce agricoltura di qualità, turismo sostenibile e artigianato locale”.

Sec0ondo Ruscigno, il rischio è quello di un territorio spezzato dal nuovo perimetro che esclude proprio quelle aree di cerniera che il Gal ha faticosamente integrato nei circuiti dei fondi europei Leader.

“Come Gal – prosegue il presidente -, non possiamo accettare una visione che premia solo le cime e dimentica le valli. Escludere questi territori dai benefici per le start-up giovanili o dai crediti d’imposta significa condannarli a diventare marginali nelle azioni per la montagna, perdendo la loro identità commerciale, agricola e turistica. Questa legge potrebbe creare paradossalmente una nuova tipologia di periferie svantaggiate: da quelle urbane a quelle montane. Invece di cucire i territori, li separa ulteriormente”.

Secondo Ruscigno è necessario introdurre adeguati criteri di marginalità, in cui la “montanità” possa essere calcolata, ad esempio, anche sull’indice di spopolamento e sulla carenza di servizi e infrastrutture primarie. Oltre ad inserire l’obbligo della coerenza con la zonizzazione Leader per i comuni già facenti parte della strategia del Gal, che riconosce già diversi “livelli di montanità”, al fine di  garantire continuità ai progetti di sviluppo territoriale.

Franco Cima

“Ricordiamoci sempre che la montagna è un ecosistema sociale, non una variabile statistica – sottolinea Franco Cima, consigliere delegato della Città metropolitana di Bologna all’agricoltura e ai rapporti con il Gal -. Un impatto diretto della nuova perimetrazione riguarda il comparto agricolo  che nelle aree collinari e di media montagna rappresenta non solo un settore produttivo, ma un presidio essenziale del territorio. Le aziende agricole di queste zone operano già in condizioni di svantaggio strutturale, con costi più elevati, frammentazione fondiaria e maggiori difficoltà di accesso ai servizi. L’eventuale esclusione di interi comuni dal perimetro montano comporterebbe la perdita di strumenti fondamentali di sostegno, incidendo negativamente sulla competitività delle imprese agricole, sul ricambio generazionale e sulla tenuta delle filiere locali. Verrebbero penalizzate in particolare le produzioni di qualità, l’agricoltura multifunzionale e le esperienze di integrazione tra agricoltura, turismo e tutela del paesaggio che costituiscono uno dei pilastri della Strategia di sviluppo locale del Gal”.

Indebolire l’agricoltura appenninica significa anche aumentare il rischio di abbandono dei terreni, con conseguenze dirette sulla sicurezza idrogeologica, sulla manutenzione del paesaggio e sulla resilienza ambientale dell’intero territorio metropolitano. Da troppi anni la montagna vive una situazione di grave crisi a causa dell’assenza di una politica e di una strategia moderna e di sviluppo. Criticità gravissime segnano la sua esistenza, dal dissesto idrogeologico, alla mobilità, dall’abbandono inarrestabile, alla carenza di servizi fondamentali come sanità, scuola, assistenza agli anziani, senza dimenticare le comunicazioni digitali.

Con questa legge si salveranno solo le realtà più ricche, alpine e dolomitiche e morirà quel patrimonio storico, architettonico, sociale e culturale rappresentato dai numerosissimi piccoli e suggestivi borghi che sono la testimonianza dell’assenza e del fallimento della politica ragionale e nazionale fino ad oggi.

Questa legge vuole riprodurre il dramma nazionale che sta vivendo da troppi anni il paese, diviso tra ricchi sempre più ricchi e poveri in continuo aumento.

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