mercoledì, Settembre 9, 2026

Legge sulla montagna, oltre gli slogan un’altra occasione persa

di Marco Niccolai*

Marco Niccolai

Il dibattito di queste settimane sull’elenco dei Comuni montani rischia di “schermare” la sostanza della legge nazionale sulla montagna (legge 131/2025) in vigore dal 20 settembre: una scatola vuota, un’altra occasione persa per i comuni montani.

Zero euro in più, taglio a Regioni e enti locali

Nel dibattito di queste settimane, non si sta adeguatamente sottolineando che la legge non aumenta la dotazione finanziaria del Fondo per lo Sviluppo della Montagna Italiana (FOSMIT), istituito dal Governo Draghi nel 2022 e dotato di 200 mln di euro ogni anno: non ci sono fondi in più rispetto al passato.

Lega e Fratelli d’Italia si dimostrano difensori delle aree interne a parole ma nei fatti fanno l’opposto: zero euro in più rispetto al passato su Montagna e Strategia nazionale aree interne; il prelievo di 1,7 mld sulle strade provinciali, fondamenti per i collegamenti nelle aree montane, è stato sventato solo per una sollevazione generale di tutte le province e comuni.

Non solo: finora quei 200 mln di euro erano integralmente destinati alle Regioni per il sostegno alle azioni su sviluppo locale, dissesto idrogeologico, opere pubbliche portate avanti dai Comuni e Unioni dei Comuni.

Calderoli lo ha ammesso candidamente alla Camera, ma bastava leggere la legge per rendersene conto: le Regioni dal 2026 avranno dal FOSMIT 85 mln, a fronte dei 200 attuali.

I 115 mln che mancano, il Governo li ha  infatti “espropriati” da Regioni e Comuni, che avranno quasi un 60% di risorse in meno nel 2026: alla faccia del federalismo e dell’autonomia, siamo al centralismo più sfacciato.

Se aggiungiamo a questo il taglio del Fondo Sviluppo e Coesione per 500 mln previsto dalla legge di bilancio 2026 e la sostanziale conclusione del PNRR, per gli investimenti nelle aree montane e più svantaggiate c’è solo un drastico taglio di risorse.

I 200 mln di euro stanziati da Draghi erano un punto di partenza, ma certo non sufficienti: in Parlamento, in sede discussione sulla legge sulla montagna, il Pd ha presentato emendamenti (respinti) per arrivare ad 1 mld di euro l’anno, come in Francia.

In Francia, infatti, solo con il fondo DETR (Dotation d’équipement des territoires ruraux), viene messo in campo 1 miliardo di euro all’anno in favore dei comuni rurali per i loro investimenti. Possiamo aggiungere anche il “France Ruralités Revitalisation” (FRR): centinaia di milioni di euro l’anno in esenzioni fiscali e sociali per le aziende che si installano in circa 13.000-19.000 comuni “fragili”.

Perchè l’elenco dei Comuni montani è rilevante

Veniamo però all’elenco dei comuni montani su cui le Regioni hanno fatto muro, portando ad una sospensione nella discussione in Conferenza Unificata.

Nelle pieghe della legge si scorge un elemento di cui nessuno parla: una volta definiti i Comuni montani, solo alcuni di loro potranno essere destinatari degli interventi su sanità, scuola, sviluppo economico, servizi ed infrastrutture.

Insomma il cerchio, lo dice con chiarezza la legge, si restringerà ulteriormente rispetto alle misure più importanti necessarie a fare fronte ai problemi delle montagne italiane.

Se a questo sommiamo che la legge contiene la delega al Governo per revisionare, entro un anno, tutte le agevolazioni ad oggi esistenti con l’obiettivo di destinarle solo all’elenco dei Comuni montani di cui si sta attualmente discutendo, ci rendiamo conto che, purtroppo, non è irrilevante essere o meno in quell’elenco, non solo per l’oggi ma anche per il domani.

Essendo questo elenco di comuni montani la base per i successivi provvedimenti, ci saranno territori che rischiano di perdere le attuali agevolazioni e di non poter rientrare neanche nel “cerchio”, ancora più piccolo rispetto all’elenco dei Comuni montani, delle aree dove verranno messe in campo le misure previste dalla legge su servizi, tutela del territorio e sviluppo economico.

Era difficile fare peggio, invece ci sono riusciti.

Una legge con zero risorse in più, che “espropria” le Regioni e le autonomie locali di quasi il 60% fondi per gli investimenti, che sta escludendo centinaia di comuni, che ne escluderà molti altri rispetto alle misure incentivanti sui servizi, sulla sanità e sulla scuola: purtroppo da questa legge emergono problemi, non opportunità. Il caos scatenato sulla classificazione dei Comuni montani non è casuale: i vergognosi giudizi espressi da Calderoli alla Camera, in risposta all’interrogazione dei deputati del Pd, sui 1100 Comuni che sarebbero esclusi con la nuova classificazione (“che sinora impropriamente hanno fruito dei vantaggi previsti per la montagna”), corrispondono alla volontà del Governo di mettere l’uno contro l’altro territori comunque fragili. Forse per evitare di parlare dei contenuti di una legge che, nella sostanza, tradisce tutti gli impegni elettorali ed i proclami del centrodestra?

Le nostre proposte

Elly Schlein, nella relazione all’assemblea nazionale dello scorso 14 dicembre, con chiarezza ha elencato le nostre proposte, in parte già contenute nelle proposta di legge sulle aree interne presentata dal Pd: interventi vigorosi sulla fiscalità per ridurre lo svantaggio competitivo di questi territori e rilanciare la creazione di occupazione (anche nel settore manifatturiero), interventi su sanità e scuola che non riguardino solo gli incentivi ma anche la modifica di alcune normative di settore, sostegno alle imprese agricole, con attenzione a giovani e donne, miglioramento della connettività digitale e interventi sulla viabilità, in particolare quella delle Province che è fondamentale nelle zone montane.

Punti chiari ma comunque non esclusivi perché, come dice Elly Schlein, “le aree interne sono uno sguardo che dobbiamo adottare in ogni politica pubblica”. Un’affermazione che è una forte novità per il nostro campo e che dobbiamo raccontare in questi territori in cui l’astensionismo è sempre più forte ma che hanno molto da dare allo sviluppo del nostro Paese.

* responsabile dipartimento Aree interne segreteria nazionale Pd

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