FIRENZE – “Desideriamo intervenire sull’appello di Regione Toscana e Anci Toscana per la revisione dei parametri dei punti nascita. Difendere i servizi sul territorio è un obiettivo condivisibile, ma farlo senza affrontare il nodo centrale della denatalità è una contraddizione politica e culturale che non possiamo più permetterci.

Abbassare le soglie numeriche dei parti non crea un solo bambino in più. È una risposta amministrativa che fotografa il declino senza contrastarlo, trasformando l’emergenza in normalità. I parametri non causano il problema: lo rendono visibile. Il problema è l’assenza di politiche familiari strutturali, di sostegni concreti alla maternità, di tutele reali per le donne che desiderano diventare madri.
Le deroghe permanenti non sono una strategia. Sono l’ammissione che si preferisce adattare i servizi alla denatalità invece di invertire la rotta. Senza un piano serio per la natalità, ogni revisione delle soglie è solo un rinvio del problema e un abbassamento delle aspettative del sistema pubblico.
Chiediamo alla Regione Toscana di affiancare a qualsiasi discussione sui parametri un impegno chiaro e misurabile su:
· sostegni economici alla maternità e alla genitorialità;
· tutela del lavoro femminile e della conciliazione famiglia-lavoro;
· prevenzione dell’aborto come risposta alla fragilità sociale;
· valorizzazione della vita nascente come bene pubblico.
Difendere i punti nascita significa difendere le nascite. Senza natalità non ci sono servizi da salvare, territori da presidiare, futuro da garantire. È tempo di dire la verità: o si promuove la vita, o si gestisce il declino”.
Donne di destra – Toscana









