PISA – A Pisa, presso gli Arsenali Repubblicani, è possibile visitare la mostra “Ligabue. Il ruggito dell’anima”, 80 opere di uno dei più significativi artisti del XX secolo in Italia.
Non solo quadri ma anche sculture che denotano la sua capacità anche in questo campo. La vita difficile di Ligabue emerge con forza dai soggetti ritratti che in alcuni casi si ripetono ma sempre diversi fra loro.

La sua vita è stata una vera e propria odissea che inizia il 18 dicembre 1899 a Zurigo ma nonostante le origini svizzere, la sua storia è profondamente legata all’Italia e più precisamente al paese di Gualtieri in provincia di Reggio Emilia, di cui era originario il padre che lo riconobbe dopo aver sposato la madre.
Dicevamo che la sua è stata una vera e propria odissea strettamente legata alle sue condizioni fisiche, all’isolamento, alla sfortuna a cui ha fatto da contraltare una grande capacità artistica che lo ha avvicinato inconsapevolmente ai grandi artisti dell’espressionismo europeo.
Quella di Ligabue era una forza istintiva che, grazie ad una memoria fotografica impressionante, riusciva ad esprimere nelle opere. Scene di lotta fra animali, paesaggi con particolari fantastici, momenti di quotidianità della vita nei campi e i suoi numerosi autoritratti.

La sua è una necessità espressiva dettata da un lacerante bisogno di sottrarsi alle tristezze della sua vita, lavori che affascinano ancora oggi gli spettatori. Nel corso della sua vita realizza un totale di 1050 opere, autodidatta con nessuna preparazione accademica né influenze di altri artisti a lui contemporanei. Non fa uso del disegno preparatorio dipingendo direttamente i suoi soggetti sui diversi supporti che ha a disposizione. Ciò accade anche a causa della sua precaria situazione finanziaria che non gli permette di poter acquistare tanti materiali costosi per le sue opere.
I suoi dipinti, infatti, vengono realizzati principalmente su faesite, che molte aziende utilizzavano nelle zone di Gualtieri e Guastalla e che molto spesso Ligabue riusciva a reperire gratuitamente tra i loro scarti. Capacità di saper osservare e memorizzare, un’attenzione quasi paranoica al dettaglio, un’abilità innata nel disegno.
La mostra è stata prodotta da ARTIKA di Daniel Buso ed Elena Zannoni, con il patrocinio del Comune di Pisa e della Fondazione Augusto Agosta Tota per Antonio Ligabue e curata da Mario Alessandro Fiori, segretario generale della Fondazione, unitamente alla Direzione Artistica di Beside Arts e rimarrà aperta fino a domenica 10 maggio 2026.
Prima di andare a visitare la mostra consigliamo di rivedere la miniserie televisiva a lui dedicata diretta da Salvatore Nicita nel 1977 con Flavio Bucci nei panni di Antonio Ligabue. La serie è disponibile gratuitamente su Rai Play.










