di Susanna Daniele
PISTOIA – In una sala soci Coop affollatissima, la giornalista e saggista esperta di Medioriente Paola Caridi, invitata nell’ambito della rassegna “Le parole di Hurbinek”, inizia raccontando una storia.

Nassim è un giovane uomo gazawi, padre di quattro figli, che era stato imprigionato, torturato, poi rilasciato dopo molti mesi. All’uscita dal carcere, aveva avuto la notizia che tre figli e la moglie erano morti a causa di un missile che si era abbattuto sul loro rifugio.
Caridi traccia un ideale parallelo fra l’universo concentrazionario di Nassim, privo di qualsiasi oggetto che gli ricordasse la propria condizione umana, di qualsiasi contatto, soggetto all’umiliazione più totale, e alla perdita del nome e quello descritto da Primo Levi.
Afferma che il genocidio dei palestinesi mette, senza appello, la parola fine al presunto e inaccettabile eccezionalismo della Shoah.
Il tanto affermato “Mai più!” è diventata una promessa non mantenuta. Alla domanda ricorrente “Gaza è Auschwitz?”, Caridi risponde che la domanda è intrisa del veleno del razzismo che vuole classificare l’orrore giustificando la ferocia a seconda delle vittime. Disseziona le vittime come fossero cavie nell’asettico laboratorio di un entomologo, cercando circostanze attenuanti per i carnefici.
Al tempo stesso Gaza richiama Auschwitz perché ne ripete lo schema con la fame e la sete provocate deliberatamente, la mancanza di cure, la strage intenzionale, l’uccisione per diletto.
Eppure, secondo Caridi, Gaza costringe anche a interrogarsi sulla sua specificità. Non è un conflitto perché non c’è simmetria, è una questione iniziata molto prima del 7 ottobre 2023. Gaza è unica a causa dell’elemento coloniale e non solo razziale; contiene il legame indissolubile di una popolazione nativa a quella terra e a quel mare di cui fa parte. Gaza, inoltre, è unica perché è il primo genocidio dell’età contemporanea.
Altro elemento di differenziazione rispetto alle vicende che si consumarono ottanta anni fa, sono i mezzi tecnologici, quindi non umani, ma programmati da umani per uccidere e l’uso dell’Intelligenza artificiale per ottenere non solo la sottomissione dei corpi ma anche delle menti.
Poi Caridi passa ad analizzare il concetto di responsabilità. Chiama i governi alla responsabilità di ciò che accade sotto gli occhi di tutti perché nella discussone del piano di pace sono assenti le vittime, così come sono assenti dal “banchetto immobiliare” di cui è oggetto la Striscia.
Un incontro partecipato e affollato, ricco di interessanti spunti di riflessione e che non mancherà di suscitare discussione e dibattito attorno alle affermazioni di Caridi.







