di Giacomo Martini
LIZZANO – Dopo la raccolta delle firme che continua ancora, i promotori si stanno organizzando per dare maggior peso legale e formale alla loro protesta.
E’ stato eletto un consiglio direttivo di dieci membri, alla cui presidenza è stato nominato Piero Bernardi, gestore dell’osteria dell’Osto, alla vice presidenza Filippo Missiroli, giovane imprenditore agricolo con una azienda per la produzione di vini di alta quota; alla segreteria Adriano Pasquali, ex sindaco, alla tesoreria Paolo Gualandi, lizzanese, pensionato, ex dipendente dell’amministrazione del Comune di Bologna. I consiglieri sono Gerolamo Interdonato, Cristian Molini, Zeno Tamarri e Paolo Gallina Toschi; revisori dei conti: Elisa Galli e Rossella Righini.
Nella prima riunione è stato deciso di registrare il Comitato presso l’Agenzia delle entrate.
La prossima riunione si svolgerà il 4 febbraio nel corso della quale sarà formulata una richiesta di ncontro con l’Amministrazione comunale.
Nell’attesa, tra i cittadini serpeggia il malessere per l’acqua troppo carica di cloro e per i molti guasti riscontrati in alcune località. Insomma, la situazione rimane molto tesa tra l’Amministrazione e la cittadinanza. Tra gli obbiettivi del Comitato si era evidenziata l’alleanza con altri comuni appenninici, il comune di Lizzano confina con la provincia di Modena dove alcuni comuni non hanno accettato il diktat di Hera, in prima linea Fanano e Fiumalbo. Fanano aveva ricorso alla Cassazione dove era stato sconfitto, ma non demorde e non si rassegna. Cercando soluzioni magari insieme ad altri comuni del territorio, così come Fiumalbo, un comune al sotto dei mille abitanti, che potrebbe e vorrebbe gestire la sua acqua in piena autonomia.
E’ necessario ricordare che questi comuni “ribelli” hanno fatto scelte nella massima autonomia, liberi da qualsiasi vincolo politico o di partito, ma solo nell’interesse della salute dei propri cittadini e dei molti turisti che amano frequentare queste località per l’aria e le acque pulite. Senza dimenticare l’aspetto fondamentale di queste battaglie: la democrazia, che nel caso di Lizzano in Belvedere, e non solo, è stata calpestata. Si ipotizza la possibilità di costituire consorzi e/o assetti intercomunali per costringere le istituzioni regionali a non subire la presenza ingombrante do Hera.
Mentre le normative regionali spingono verso le grandi aziende nazionali e multinazionali nella convinzione che solo queste possano garantire efficienza, ma non è sempre così. Esiste anche una produttività sociale ed ambientale che le grandi multiutility non possono garantire, troppo subordinate al profitto e lontane da ogni logica “verde e pulita”.
Non si comprende la ragione per cui un piccolo centro debba investire in una multiutility o in una multinazionale.










