di Caterina Benini
MONSUMMANO – In occasione del Giorno della Memoria il 27 gennaio, presso la biblioteca Giusti di Monsummano, Alberto Vivarelli, ha presentato il suo ultimo libro dal titolo “La bambina di Montmalon” (Effigi Editore).

Maglia gialla per ricordare il colore della Stella di David e occhi lucidi alla fine della proiezione del trailer, Vivarelli, con immagini e parole, ha condotto gli ospiti nel cuore della storia.
Al tavolo con l’autore, l’assessora alla cultura Monica Marraccini e la bibliotecaria Stefania Bottai. Seduta in prima fila, Nicoletta, compagna di una vita e curatrice di tutti i romanzi.
“Il primo passo è pensare ai luoghi dove voglio ambientare il racconto – ha detto Vivarelli -, poi comincio a scrivere storie che quei luoghi mi ispirano, sono convinto che non si possono raccontare luoghi che non abbiamo vissuto”.
Il libro prende spunto da un fatto vero, per far viaggiare l’immaginazione, rispettando il reale e la storia, quella con la S maiuscola, che attraverso lo studio e la documentazione costruisce le basi dei racconti di Vivarelli.
“Da oltre cinquant’anni sono affascinato dall’ebraismo, dalla sua complessità. Ho letto molto, alcuni li conosco a memoria – ha detto l’autore – questa è la storia di donne ebree, che parte da un diario ritrovato per caso e il bisogno di cercare risposte”.

La serata, partendo dal libro e dalla scrittura, ha offerto molti spunti per parlare dei treni della Memoria, dell’importanza di rileggere la Storia in modo più laico, del bisogno di raccontare, alle nuove generazioni, di un tempo lontano ma anche dell’importanza di ascoltare i giovani che hanno bisogno di trovare la loro dimensione anche nel confronto generazionale che è linfa del cambiamento culturale di cui abbiamo bisogno.
Nei libri di Alberto Vivarelli al centro ci sono le donne.
“Ho sempre pensato che nella famiglia, la donna è la parte forte, noi uomini spesso siamo fragili, non bisogna aver paura di queste fragilità né cercare di nasconderle”.
Il romanzo racconta di Adele, una giovane donna che fugge da Venezia per la Camargue, terra di ricordi, che la porta verso una casa abbandonata dove si imbatterà in un vecchio diario e in una storia lontana nel tempo, all’interno di un’indagine inaspettata che affonda le sue radici nella Seconda guerra mondiale.
Adele scoprirà di avere molte cose in comune con la protagonista del diario, con la quale instaurerà un rapporto intimo tra memoria e identità. Le pagine del libro offrono l’occasione per parlare di un periodo complesso intrecciando l’indagine storica con la narrazione contemporanea.
Vivarelli, con il suo stile diretto e coinvolgente, alterna abilmente momenti di introspezione e tensione, offrendo al lettore l’opportunità di immergersi in una narrazione che si sviluppa su due piani temporali paralleli: quello della storia contemporanea e quello del passato, attraverso le pagine del diario.
Un vero e proprio viaggio nel tempo e nella memoria dove la ricerca della verità si imbatte nel bisogno di dare un volto e una dignità a chi per troppo tempo è rimasto nell’ombra.
Con una scrittura precisa e rispettosa, che evoca spesso la dimensione storica e culturale della storia ebraica, Alberto Vivarelli, accompagna il lettore, pagina dopo pagina, dentro un racconto emotivamente potente che lascia con il fiato sospeso fino all’ultima parola, fino al punto finale dove trattenere le lacrime sarà difficile.
“La bambina di Montmalon” è forse il romanzo più intimo, non più un noir ma un genere trasversale, che può suscitare l’interesse dei lettori perché mette insieme la passione per la storia, la centralità della figura femminile, i luoghi del cuore, tutto inserito in una cornice che non lascia fuori la musica classica e l’amato Van Gogh.
La serata è stata l’occasione per celebrare una nuova pubblicazione ma anche un richiamo alla memoria che non deve essere dimenticata.
Vivarelli, con la sua scrittura incalzante, scuote e sprona il lettore a riflettere sul valore della memoria e della speranza.










