mercoledì, Settembre 9, 2026

Il Pd pratese sull’orlo di una crisi di nervi. Intervista a Matteo Biffoni

di Andrea Mori

PRATO – Domani sarà il gran giorno del Pd, il giorno dell’assemblea provinciale in cui le dimissioni del segretario Marco Biagioni diventeranno ufficiali e il partito dovrà sceglierne uno nuovo, chiamato a guidare i dem fino alle elezioni comunali in primavera.

Ora, come era prevedibile, il percorso chiamato Ri-Generazione alternativo al congresso – e da poco conclusosi –, non ha potuto evitare che la tensione tornasse a fare capolino. Della serie: se c’è della polvere sotto al tappeto prima, questa ci sarà anche dopo.

L’ex sindaco Matteo Biffoni, che alle regionali di qualche mese fa ha preso una vagonata di preferenze (oltre 22mila), fa parte della cosiddetta area riformista, quella per intendersi “opposta” all’area degli schleiniani, che appunto guarda alla segretaria nazionale.

I riformisti sono ben consapevoli che, essendo gli schleiniani in questo momento quelli che organizzano i viaggi, “pretendono” di scegliere il capotreno. Resta però il tema della discontinuità dal segretario uscente Biagioni, in uno scenario che vede sullo sfondo una città commissariata.

Matteo Biffoni

Biffoni, ma allora è nuovamente in corso uno scontro interno al Pd?

Nei partiti quando non c’è una visione unanime è chiaro che si crea uno scontro, fa parte del gioco. Non stiamo parlando di chissà quale novità. Detto questo, adesso c’è una visione diversa rispetto a quelli che sono i percorsi futuri del Partito democratico a Prato, e questo comporta un confronto anche piuttosto acceso. Spero però, e credo, che troveremo una quadra.

Se arrivate alla conta che succede?

Il problema della conta è che in questo momento, almeno per come appare, significherebbe avere una situazione cristallizzata in due parti che sostanzialmente si equivalgono. Poi può vincere una come l’altra, ma rischia di essere una roba 51 a 49, 52 a 48, capito? Questo comporterebbe la necessità di ripartire da capo il giorno dopo. Allora tanto valeva farlo prima.

Quindi?

Quindi facciamo uno sforzo per arrivare al punto, perché chiunque avesse la prevalenza dovrebbe necessariamente rimettersi a sedere e ragionare, confrontarsi. Vogliamo che esploda tutto? Se sì, siamo dei pazzi scriteriati. Io però non credo che nessuno di noi lo sia, né di qua né di là.

Ma insomma questo segretario reggente che vi deve traghettare alle elezioni, come deve essere?

Questa non è una domanda a cui posso rispondere, bisogna sentire dall’altra parte. Io credo che abbia senso partire dall’idea che il segretario debba rappresentare la maggioranza del partito a livello nazionale, di conseguenza uno che abbia votato Schlein. Più di questo non so che dire. Mi sembra però che sia un problema dentro la stessa area Schlein, perché se uno l’ha votata, allora è o non è della Schlein?

Quindi? Suggerisca un’idea pratica per risolvere lo stallo.

L’ho detto. Ci sono persone che sono fermamente e solidamente nell’area della segretaria nazionale e che allo stesso tempo hanno dialogato, in questi mesi, con tutte le anime del partito. Io partirei da lì, poi vediamo dove si arriva. Prima dei nomi partirei da questa roba qua. Generalizzando, se c’è un pezzo di partito che chiede discontinuità e uno no, beh, troviamo una via mediana. Comunque ci mancherebbe, se qualcuno ha un’idea migliore lo dica pure, sono tutt’orecchi.

Quale sarebbe secondo lei lo scenario peggiore che si potrebbe verificare qualora non fosse individuata una scelta più o meno accettata da tutti?

Lo scenario peggiore è che le tensioni interne al partito si scarichino nella fase amministrativa, cosa che ho sempre detto. E siccome ci sono già passato e so cosa vuol dire, consiglio di evitarlo.

Dalla sua parte c’è chi non è completamente a suo agio col modo di comunicare di Marco Furfaro, considerato alle volte come divisivo. Tra l’altro lei, nelle scorse ore, ha avuto con lui un’accesa discussione.

Io non mi permetto di dare consigli a un dirigente nazionale, ma dico una cosa: sono 30 anni che faccio parte di questo partito, e ho visto di tutto. Botte, schiaffi, cazzotti, un casino che mezzo basterebbe. Eppure in una situazione come quella attuale non mi era mai capitato di trovarmi. Marco (Furfaro, ndr.), essendo da meno tempo nel Pd, forse certe vicende non le ha vissute – e allora magari si approccia in maniera diversa –. Detto questo comunque io ho fiducia in lui, perché appunto credo che, come dirigente nazionale, voglia risolvere il conflitto invece che agitarlo. Per quanto riguarda la nostra discussione, credo che lui abbia detto delle cose infelici, cosa che però non escludo di aver fatto anche io.

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