mercoledì, Settembre 9, 2026

In democrazia la scelta del candidato a sindaco non la possono decidere le raccolte di firme

di Giovanni Sarteschi

PISTOIA – Da affezionato e fin troppo paziente elettore del centrosinistra, ho fin qui atteso in rispettoso silenzio confidando che stavolta la promessa di unità delle opposizioni locali si realizzasse quanto prima attorno a un progetto chiaro all’insegna del rilancio economico, sociale e culturale di una città sotto molto aspetti in doloroso declino e, naturalmente, attorno a una candidatura condivisa e ampiamente rappresentativa.

Giovanni Sarteschi

Infatti chi ha il compito ingrato di governare la barca in acque così infide deve avere l’autonomia necessaria a tracciare la rotta senza essere assillato e strattonato. Ma anche il senso di responsabilità di non farsi assillare e strattonare e di rappresentare una comunità di donne e di uomini che, più di ogni altra cosa, esigono rispetto.
Penso che ora sia il momento giusto, per queste donne e per questi uomini, di esprimere il loro libero pensiero.
Il mio è questo.
Nel Pd non c’è stata fin qui unanimità di consensi attorno a nessuna ipotesi di candidatura. Non la si poteva nemmeno pretendere in un partito dalle tante fazioni, come esso è, non da oggi. Quello che il Pd doveva e deve fare è assumere e non subire nessuna iniziativa e proporre un metodo decisionale, qualunque esso sia, capace di produrre decisioni e non stalli.
Ora, a dire il vero non c’è molto di spontaneo nei modi e nei tempi del lancio della raccolta di firme a sostegno della candidatura di Giovanni Capecchi, persona rispettabile e seria, con un lontano passato politico e mai più intervento nel dibattito pubblico, il cui profilo ideologico oggi, dunque, non conosco.
Non c’è molto di casuale nella realizzazione di un sondaggio in perfetta concomitanza con il lancio di quella candidatura, con la raccolta firme a suo sostegno e la relativa pubblicità quotidiana sui media e sui social. Non c’è nulla di casuale, infine, nella sua pubblicazione. I sondaggi sono strumenti di conoscenza ma possono essere anche usati come strumenti di promozione.
Tutto ciò non ha un’importanza “relativa”, se con relativa s’intende modesta. Ha un’importanza notevole e – in senso stretto – decisiva.
E allora: se qualcuno ha avuto l’idea di sostituire le primarie con la raccolta firme bisogna informarlo che non è stata un’idea brillante. Oppure bisogna che non si lamenti se altri si mettono all’opera facendo la stessa cosa. O si recupera la retta via di un confronto spassionato e serrato, nei partiti – i cui organi dirigenti devono essere messi nelle condizioni di funzionare – e poi nella coalizione, un confronto in cui tutti e non solo alcuni siano chiamati a dimostrare coraggio e generosità, togliendo dal tavolo indebiti strumenti di pressione, oppure l’unica alternativa non può che essere una consultazione trasparente, democratica e regolata. Non certo questo isterico “battage” fatto di appelli, raccolte-firme spinte sui media, uso malaccorto dei sondaggi, interviste e infine precipitazione degli eventi con prevedibili, abituali appelli al senso di responsabilità a cose fatte.
Se questo sentiero non sarà recuperato, magari potrà essere licenziata una candidatura nel rispetto delle forme (aspetto non trascurabile), ma diventerà arduo trovare una vera e solida sintesi delle diverse sensibilità nei partiti e tra i partiti della coalizione. Una sintesi che è e resta essenziale per superare davvero le divisioni del passato, più o meno recente, accendere la passione, mettere in moto una campagna di cui tutti sentano di essere parte con eguale dignità e far sì che la coesione e l’affiatamento siano reali – sui progetti, sulle idee e sulle persone – e perciò produttivi.
Credo che tutto questo sia ancora possibile, ma per farlo ci vogliono saggezza, temperanza ed equilibrio. Chi li ha li usi.

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