mercoledì, Settembre 9, 2026

Il dramma dell’ipocrisia e della finzione: “Il berretto a sonagli” al Manzoni

di Susanna Daniele

PISTOIA – Silvio Orlando, già apprezzato interprete sul palco del Teatro Manzoni nelle passate stagioni, si confronta con uno fra i testi più noti del drammaturgo siciliano vestendo i panni di Ciampa, figura tragica e grottesca de “Il berretto a sonagli”.

La regia è di Andrea Baracco. 

Una scena dello spettacolo “Il berretto a sonagli” di Pirandello (foto di Laila Pozzo)

Il dramma teatrale, nato da una novella e trasformato nel 1917, ha molti temi. Il motivo scatenante l’azione è la gelosia di una moglie tradita, Beatrice, che si accorda con un’altra donna, la Saracena, per cogliere in flagranza i due amanti e denunciarli al Delegato.

Beatrice vuole che la verità sia resa pubblica per poter andarsene da casa del marito e iniziare una nuova vita. Non è una vendetta solo privata, ma deve coinvolgere tutto il paese. Sembra che riesca a far scoppiare lo scandalo, ma poi tutto le si rivolta contro, a cominciare dalla sua stessa famiglia.

Il Delegato di polizia, pavido e vigliacco, accomoda il verbale per poter rilasciare gli amanti e riportare la pace in famiglia e in paese. Nessuno ha fatto i conti con Ciampa, uomo mite e consapevole del tradimento della moglie con il suo principale, accettato quietamente finché riesce a salvare le apparenze.

Nel momento in cui lo scandalo divampa, Ciampa in un crescendo drammatico rivendica il riconoscimento della sua dignità di uomo e per recuperare l’onore perduto non resta che la follia: Beatrice si deve fingere pazza e farsi ricoverare in un manicomio. Soltanto il suo sacrificio farà sì che l’ordine sociale sia ripristinato.

Pur con qualche risvolto comico, “Il Berretto a sonagli” rimane un testo ad alta intensità drammatica la cui morale è che chi vuol dire la verità sarà preso per pazzo perché la società vive nella menzogna e nell’ipocrisia.

Insieme a Silvio Orlando sul palco Stefania Medri nel ruolo di Beatrice, Marta Nuti (Assunta), Michele Eburnea (Fifi), Davide Lorino (Alfio Spanò), Francesca Farcomeni (Saracena), Francesca Botti (Fana), Annabella Marotta (Nina). Coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria e del Teatro Stabile di Bolzano.

Molto raffinata la scenografia giocata sul bianco e nero: il palcoscenico è diviso in due parti tramite una parete bianca con al centro una grande finestra che rende visibile la parte retrostante. Alcune proiezioni di ombre di uomini con cappello e ombrello sembrano derivare dalle opere di Folon.

Suggestiva la scena in cui scendono dall’alto abiti appesi alle grucce, forse a simboleggiare i molti ruoli che ognuno è costretto a recitare nella vita.

Eleganti e perfettamente in sintonia con la scena, i costumi di Marta Crisolini Malatesta, tutti giocati sul bianco e nero, ad eccezione del grigio chiaro di Ciampa e del rosso fuoco della Saracena, “un diavolo di donna”.

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