mercoledì, Settembre 9, 2026

Alberi e mele, ricordi d’infanzia: a Lo Spazio l’arte di Silvia Percussi

PISTOIA – Alberi e mele in stile geometrico, tra linee, circonferenze e colori, ricordi di un’infanzia passata ma ancora ben viva e in grado di sprigionare emozioni.

Dallo scorso 8 marzo fino al prossimo 11 aprile la saletta del bacaro della libreria “Lo Spazio” di Pistoia (via Curtatone e Montanara 20) ospita la personale “Quando le mele guardavano il cielo” dell’artista Silvia Percussi. Fiorentina di nascita ma ormai pistoiese d’adozione, Percussi ha nutrito fin da giovanissima una forte passione per l’arte e per la pittura in particolare, anche grazie a un ambiente familiare molto stimolante che ha fatto crescere in lei il desiderio di esprimersi e di liberare le proprie emozioni attraverso un pennello o una matita e una tela.

L’artista Silvia Percussi accanto a una delle sue opere esposte nella mostra “Quando le mele guardavano il cielo” (fotografie di Andrea Capecchi)

Il suo studio in via Vitoni, in pieno centro storico – con una vista sui tetti della città, sulla cupola della Madonna e sul giardino urbano dell’ex monastero delle Benedettine – non è soltanto un atelier, ma un luogo molto amato: è il suo rifugio, la sua isola felice, il suo piccolo regno dove le emozioni vengono tradotte in linee, spazi e figure geometriche e dove la sua arte prende vita.

Quella di Percussi è una pittura molto legata alla geometria e all’uso dei colori, ma capace di sorprendere l’osservatore con l’inserimento, sulla superficie delle tele dipinte, di materiali vari, spesso piccoli oggetti “poveri” o di recupero come spago, corda, garze, chiodi, juta, viti e sabbia, che contribuiscono a far dialogare più linguaggi e a conferire maggiore rilevanza al soggetto rappresentato. Oltre alla pittura su tela, l’artista anche in questa mostra ha presentato alcune opere con disegni su cartoncini di diverso formato e colore, a testimonianza della sua versatilità che – come testimoniato da altre mostre negli anni passati – investe anche la realizzazione di ceramiche.

“L’idea di questa mostra affonda le proprie radici in un ricordo d’infanzia – racconta Silvia – quando ero bambina e frequentavo la prima elementare ero solita disegnare gli alberi con le mele all’insù, non sembravano affatto delle mele ma piuttosto delle ciliegie! Può sembrare un fatto in apparenza banale e insignificante, che tuttavia mi è tornato alla mente e ho cercato di svilupparlo creando una serie di opere unite da questo “filo rosso” dato dalla presenza di un albero dalla chioma circolare dal quale, in alto e quasi protesa verso il cielo, fa capolino una mela”.

L’albero “contenitore” dei ricordi allestito sulla parete sinistra della saletta del bacaro

Un concetto ben esemplificato dal lavoro esposto sulla parete sinistra della saletta: all’interno di un albero stilizzato e delimitato da strisce di nastro adesivo di colore azzurro, l’artista ha inserito una composizione di diciannove piccole tele rettangolari. È un “contenitore” di ricordi d’infanzia: un grande albero contenente altri “alberelli” dai quali spuntano piccole mele che rappresentano la crescita di Silvia e il suo percorso di vita, in un passaggio dall’infanzia alla maturità.

Il ricordo infantile dell’artista è rappresentato anche nelle cinque opere, da lei definite “lavagne”, esposte in fondo alla saletta e lungo la parete destra: sono fogli di pagine di quaderno divise a metà da una corda, dove sono disegnati alberi dal fusto esile e dalle chiome folte e frondose da cui, ancora una volta, si intravede una mela. Tali lavori sono attaccati con cimici su tele nere, proprio per dare l’impressione che si tratti di “appunti” di scuola lasciati lì in sospeso.

La serie delle “lavagne” concepite come appunti su fogli di carta

C’è un’ultima opera, composta da quattro tele quadrate ma da considerare come un insieme unitario, che richiama lo stile geometrico di Silvia e la sua grande attenzione verso le linee, le righe, le circonferenze, le figure piane e i colori: è un affascinante inseguirsi e intrecciarsi di linee rette e spezzate e circonferenze di varie dimensioni, su colore bianco, nero o blu, che rappresentano in forma geometrica il tronco e la chioma del melo e i suoi piccoli frutti. La mela, infatti, rifugge da una raffigurazione realistica ma viene disegnata o dipinta dall’artista come un cerchio perfetto, collegata alla circonferenza più ampia del suo albero, quasi come un satellite che orbita attorno al proprio pianeta.

“Quando le mele guardavano il cielo” è, in definitiva, un viaggio nell’animo infantile e fanciullesco di una bambina che disegnava le mele “con il gambo verso l’alto”, rivolte al cielo e alle nuvole: e Silvia, attraverso l’arte e la memoria, recupera queste immagini di un tempo e le “rilegge” attraverso la sua pittura, in cui convivono la semplicità del soggetto rappresentato e la complessità, talvolta molto elaborata, delle geometrie, dei colori e dei materiali utilizzati.

L’interno della mostra

“La mia è una pittura materica – conclude Silvia – mi piace sperimentare e cercare di inserire nuovi materiali sulla superficie dipinta, come ho fatto nei quadretti dell’albero dei ricordi dove ho usato granelli di sabbia, rame, pezzi di juta, fili di spago o di corda. È mia abitudine e consuetudine provare questi abbinamenti per trovare nuove soluzioni e far dialogare pittura e materia, sviluppando nuovi linguaggi artistici”.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI