di Marcello Paris
PISTOIA – Montmalon è il nome di fantasia di una città della Francia centrale, un nodo ferroviario strategico diventato, agli inizi degli anni 40, centro di smistamento nella deportazione degli ebrei. La città di Montmalon è al centro del nuovo romanzo di Alberto Vivarelli (La bambina di Montmalon, Effigi editore), presentato nella sala Terzani della Biblioteca San Giorgio davanti a tantissime persone e inserito nel programma di incontri di “Pistoia Capitale del libro”.

A dialogare con l’autore c’erano Rossella Chietti, presidente degli Amici della San Giorgio, il presidente dell’Istituto Storico della Resistenza regionale ed ex senatore Vannino Chiti e Marco Leporatti presidente dei soci Coop sezione di Pistoia che ha letto alcuni brani del libro.
“La bambina di Montmalon” è il quarto e, al momento, ultimo romanzo di Alberto Vivarelli già presente al Pisa Book Festival e alla fiera “Più libri più liberi” di Roma, dove ha ottenuto un buon successo; a maggio parteciperà al Salone internazionale del libro di Torino.

La storia prende l’avvio a Ponte di Langlois, in una casa abbandonata, Adele trova un diario nascosto dietro un vecchio muro. Le pagine, scritte da una giovane donna ebrea, riportano alla luce gli anni della guerra, la fuga dall’Italia e l’attraversamento di un’Europa ferita, in cerca di salvezza dai rastrellamenti e dai campi di sterminio. In quelle parole prende forma un intreccio inatteso: accanto alla protagonista e sua madre compare una bambina, una presenza fragile e misteriosa, che attraversa la storia come un segreto mai svelato.
Il racconto non è un giallo ma di questo ha in parte la struttura per i colpi di scena ed un finale che sino al termine non si disvela.

La presentazione si è snodata sul filo delle curiosità di come è nata l’idea del soggetto. Vivarelli ha risposto che la suggestione gli è arrivata dalla visione di un recente film “One Life” una storia vera che all’inizio della prima guerra mondiale racconta il salvataggio di 669 bambini ebrei, ad opera di un broker inglese, che da Praga occupata dai tedeschi vengono fatti espatriare per essere adottai da famiglie inglesi. Fra i salvati c’è una bambina della quale non si saprà mai la sorte e che ispira la bambina di Montmalon.
Dei tanti luoghi narrati è nata un’altra curiosità ed è stato chiesto se c’è della fantasia, ricerca su internet o sono luoghi conosciuti. L’autore ha risposto che tutti i luoghi per essere veri e credibili devono essere stati vissuti, conosciuti ed è questa la costante dei suoi libri.
Nel racconto le protagoniste sono quattro donne ed altre sei vi compaiono con ruoli minori. Allora nasce la curiosità di sapere se parlare attraverso la mente e il pensiero delle donne comporti una fatica in più. La risposta è stata positiva perché, sostiene Vivarelli, le donne sono complicate e capire il loro pensiero ed esprimerlo può comportare molta fatica fatica.
La storia del libro ha permesso a Chiti di dilungarsi sulla difficile situazione in cui viviamo con il risveglio di antisemitismo. L’autore ha spiegato che nell’accezione comune il sionismo viene visto in termini negativi confondendo il sionismo religioso da quello politico: semitismo e sionismo non possono essere affrontarti con esemplificazioni. Spesso la storia opera delle semplificazioni e la memoria si confonde.

Entrando più nel vivo del racconto, l’indagine storica si lega con la narrazione contemporanea, i personaggi sono ben sviluppati psicologicamente e ciò consente al lettore di empatizzare con loro. Il personaggio di Adele risulta una presenza intensa e autentica e questo aspetto viene enfatizzato dalla veridicità del racconto.
Per Adele non è solo un enigma da sciogliere, ma è un richiamo che la coinvolge in prima persona, come se quella voce interrotta le chiedesse di essere riconosciuta. Un viaggio nel tempo e nella memoria, dove la ricerca della verità si intreccia con il bisogno di dare un volto e una dignità a chi è rimasto nell’ombra. Il testo coinvolge un pubblico trasversale grazie alla mescolanza dei generi, dai giovani adolescenti agli adulti, in particolare se appassionati di storia.









