di Marco Cei
PISTOIA – Ripensare tutti gli aspetti della convivenza davanti al profondo rivolgimento demografico che stiamo vivendo, con la popolazione sempre più vecchia che spesso, però, è anche molto mobile e attiva; questo è stato il tema della giornata di studio “Il grande adattamento – generare valore/alleviare gli oneri” svoltosi il 13 marzo scorso a Firenze, promosso dall’Associazione NEODOMOS del demografo Massimo Livi Bacci e da RAI Cultura-Cesifin.
A parte autorevoli altri contributi (dall’ex ministro Maria Chiara Carrozza a Ignazio Visco e altri) mi volevo soffermare sull’intervento di Arturo Lanzani, urbanista del Policlinico di Milano, che mette a confronto la progressiva trasformazione demografica con gli assetti territoriali ormai assestati nel nostro paese.

Lanzani afferma che lo spazio della strada e della piazza, da decenni impostato su “cittadini auto-incentrati” va ora riadattato “alle esigenze degli anziani, ma anche dei bambini e di tutti coloro che vogliono riappropriarsi di spazi di possibile convivenza e di incontro. In secondo luogo, va potenziata la dotazione di spazi verdi e la fruibilità, con opportuni percorsi di mobilità dolce, e degli spazi agro-naturali, non necessariamente di prossimità, ma comunque non troppo lontani dai luoghi di residenza”. Un altro capitolo ha riguardato la revisione dei sistemi del trasporto pubblico rivisti sotto ottiche “age-friendly”, mirate a quelle fasce di età e di popolazione che con le forme attuali sono scoraggiati o addirittura impossibilitati a usare: si tratta di implementare la possibile attivazione di servizi di trasporto a chiamata e la promozione di micro-mobilità adattive, soluzioni che potrebbero anche rivelarsi forme più economiche ed efficienti per la stessa società che eroga il servizio. Non è infequente, infatti, vedere oggi linee di bus sovradimensionati trasportare poche o addirittura nessuna persona.
Un altro capitolo, strettamente connesso agli altri, ha riguardato l’offerta di servizi pubblici e commerciali, pensata prevalentemente per le esigenze di una popolazione giovane o adulta, priva di quelle condizioni di fragilità che connotano gli anziani (molti) o i bambini (pochi) con le loro famiglie. Ad esempio, in Giappone quote rilevanti dell’ingente patrimonio scolastico sono state destinate a servizi pubblici, ovviamente di natura assai diversa. Per il tema commerciale Lanzani parla di “offerta di prossimità”, integrata ma mai sostituita con quella dell’ e-commerce, e promossa insieme ad una offerta minima di servizi pubblici, specie nelle situazioni più critiche di contrazione demografica quali abbiamo in certe zone collinari e montane del nostro territorio.

Una parte importante dell’intervento di Lanzani ha riguardato infine la politica urbanistica finalizzata all’anzianità, con specifico riguardo edilizio al suo interno (“adeguamento prestazionale o housing adaptability”) e insediativo con le dimensioni dell’abitazione spesso non coincidenti con le reali esigenze: case e appartamenti pensati per nuclei numerosi accolgono quasi sempre persone sole (la famiglia mono-nucleare è oggi la più rappresentata). Ecco allora la necessità di pensare e facilitare frazionamenti, anticipazioni della cessione della nuda proprietà, sperimentazione di forme di coabitazione. Lanzani esplora, con grande visione, anche le dinamiche di mobilità residenziale, con particolare riferimento ai fenomeni di bi-residenzialità e multilocalità, che non implicano necessariamente cambi di residenza anagrafica. Quote non marginali di popolazione anziana attiva alternano infatti la permanenza tra due o più località, sostituendo alla mobilità quotidiana forme settimanali, mensili o stagionali e li porta ad abitare diversamente un diffuso patrimonio di seconde case acquisito negli anni del boom, li spinge a riutilizzare case nei paesi di origine di chi è stato coinvolto nelle forti migrazioni interne e induce anche a ricercare nuove soluzioni abitative temporanee in affitto o in proprietà. “È allora necessario che ambiti turistici (specialmente costieri, ma anche montani) ridefiniscano la loro offerta di servizi e la loro economia per la presenza di anziani che vi risiedono una parte dell’anno; che alcune aree interne di alta collina e di montagna, spesso di origine della propria famiglia e in cui persiste un grumo di servizi alle persone, possano essere rinnovate da queste stesse presenze di anziani. In tutti questi contesti la presenza di anziani attivi contribuisce all’attivazione di processi di “silver economy”, alla ridefinizione delle economie locali e al rafforzamento della vita civile e delle capacità progettuali delle comunità locali”.
Non possiamo evitare di vedere quanta parte dei problemi e delle soluzioni messe a fuoco da Arturo Lanzani nel recente incontro fiorentino parli anche a Pistoia e al suo territorio. A noi, e a chi ci governa, il compito di tradurli in pratica per costruire una città veramente a misura di chi la vuole abitare, secondo il nostro tempo e non quello dei nostri nonni.










