di Marco Niccolai
Negli ultimi trent’anni, nella nostra società, si è fortemente diffuso un modello culturale: chi ha un potere, piccolo o grande che sia, politico o economico che sia, lo può e deve esercitare con la massima forza, discrezionalità e arbitrio, spazzando via tutto e tutti coloro che hanno un’idea diversa. Se non fa questo dimostra di non “avere” potere.
Per questo tutto ciò che costituisce un limite viene visto come un fastidio, come un ostacolo, come un impedimento: nel caso della politica l’elezione porta qualcuno a considerarsi “proprietario” dell’istituzione o del territorio che rappresenta o amministra, nel caso del potere economico diventa il diritto di “disporre” a proprio piacimento delle risorse (non solo finanziarie ma anche umane) di cui si ha la responsabilità,…
Potrei continuare su esempi piccoli e grandi: Trump esalta questo modello ma, in realtà, è il prodotto di una fase storica trentennale, seppur ovviamente in modo esasperato e degenerato.
Il limite principale a questo, purtroppo sempre più contagioso, modello dell’esercizio del potere è la magistratura, perché è chiamata a far rispettare la Costituzione e le leggi che costituiscono di per sè un limite all’esercizio del potere e che ne impediscono l’abuso.
La riforma a cui il popolo italiano ha detto No aveva questo spirito di fondo, ovvero scardinare il principale potere di controllo sull’esercizio di ogni potere.
La separazione delle funzioni tra pubblico ministero e giudice era un bluff perchè esiste già con una legge del 2022 e perchè, come ha chiarito nel 2000 la Corte costituzionale, basta una legge ordinaria per realizzarla; il vero motivo della riforma Nordio era distruggere l’organo che garantisce l’indipendenza e l’autonomia della magistratura dal potere politico, ovvero il Consiglio Superiore della Magistratura.
Come? Spezzando in tre parti le sue attuali funzioni e introdurre una cosa mai vista nel mondo come il sorteggio che, però, per i membri eletti dal Parlamento era parziale perché prima i partiti facevano una rosa in cui sorteggiare.
Ungheria e Polonia sono i casi studio su come l’indebolimento della democrazia in un Paese europeo inizia sempre dal colpire l’indipendenza e l’autonomia della magistratura dal potere politico.
Per questo il No di ieri è un bruttissimo colpo per la destra italiana ed europea.
Ma è anche un bruttissimo colpo per tutti coloro che, esercitando qualsiasi tipo di potere, si sentono solo per questo autorizzati a fare qualsiasi cosa, ritenendosi intoccabili e al di sopra di tutto e di tutti.
Il popolo italiano ha respinto questa concezione del potere e ha riconosciuto che la magistratura indipendente e autonoma ha l’essenziale funzione di reprimere ogni abuso di potere, mentre alla scuola, alle istituzioni e ai partiti spetta il ruolo di prevenire il diffondersi di questa “cultura” che per anni ha dilagato nell’indifferenza di troppi. Fino a ieri.









