PISTOIA – Un “arrivederci” del Teatro Manzoni alla comunità e alla città di Pistoia per tornare a splendere e per “rinascere” dopo i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza.
L’obiettivo è quello di diventare, al momento della riapertura, uno spazio ancora più accogliente, funzionale e sicuro, perché il Manzoni non è un semplice teatro, ma da sempre rappresenta uno dei cuori pulsanti della vita culturale, artistica e comunitaria della nostra città, punto di riferimento per tutti i pistoiesi che almeno una volta hanno “vissuto” a vario titolo questo luogo storico e ricco di fascino.
Le sue origini infatti risalgono al 1694, quando venne inaugurato un “teatrino all’italiana” a uso dell’Accademia dei Risvegliati, successivamente ampliato e decorato nel corso del Settecento con l’allargamento del palcoscenico e della platea, la costruzione di nuovi palchi, la creazione di uno spazio per l’orchestra, in un periodo in cui il teatro era utilizzato anche come spazio ricreativo e sala da ballo.
Gli interventi messi in atto da Pietro Bernardini dal 1861 al 1864 diedero al Manzoni una nuova fisionomia, ma è con l’ultimo restauro architettonico del 1926, su progetto di Luigi Manfredini, che il teatro ha assunto l’attuale conformazione con quattro ordini di palchi, una nuova galleria e il rifacimento completo della facciata con la costruzione del portico antistante in laterizio.
Adesso anche per il Manzoni è giunto il momento di chiudere temporaneamente i suoi spazi al pubblico per interventi programmati da tempo e non più prorogabili, che riguarderanno il rinnovo della fossa orchestrale, che sarà meccanizzata, il miglioramento dell’accessibilità nel foyer e nel ridotto, la realizzazione di una nuova sala prove a configurazione variabile, e soprattutto il ritorno alla configurazione ottocentesca di Bernardini con i cinque ordini di palchi al posto degli attuali quattro.
Un consolidamento strutturale in linea con le normative antisismiche, nuovi impianti di climatizzazione a favore dell’efficientamento energetico, nuovi impianti e una migliore resa sonora sono altri aspetti importanti di questo imponente lavoro, che vede lo stanziamento di un budget complessivo di 14,5 milioni di euro la cui copertura economica è frutto di un accordo tra Ministero della Cultura, Fondazione Caript, Intesa Sanpaolo, Comune di Pistoia e Regione Toscana. Il progetto definitivo di restauro e messa in sicurezza del teatro, con tutti gli interventi in dettaglio, era stato ufficialmente presentato lo scorso 11 aprile 2025 alla presenza del ministro Alessandro Giuli, il quale aveva sottolineato come questo importante intervento architettonico non fosse da considerare soltanto “un ritorno all’autenticità storica del teatro, ma anche un passo verso il futuro, in cui bellezza, funzionalità e accessibilità si fondono”.

A un anno esatto di distanza, il Teatro Manzoni “saluta” Pistoia con un pomeriggio di festa tra musica, foto e visite guidate per permettere alla cittadinanza di dare un personale “arrivederci” a un luogo così caro e sentito per i pistoiesi e non solo. La chiusura del teatro, della durata prevista di tre anni – se tutto andrà secondo i piani, la riapertura potrebbe collocarsi alla metà del 2029 – rappresenta per Pistoia e per tutta la sua comunità anche una nuova, stimolante sfida, dal momento che per almeno tre stagioni teatrali verrà a mancare il luogo-simbolo e lo spazio principale per spettacoli e concerti del cartellone di Teatri di Pistoia, fatto che dovrà spingere Fondazione e istituzioni a identificare luoghi “alternativi” o “riscoprire” altri spazi, anche sperimentando soluzioni “creative” o estendendo esperienze già in parte consolidate di “teatro diffuso”.
Un aspetto che, insieme alla soddisfazione per un progetto che riconsegnerà alla città un teatro rinnovato, è stato al centro degli interventi istituzionali che si sono avvicendati nel tardo pomeriggio sul palco del Manzoni, in un saluto anche “fisico” ai suoi ambienti interni.
“Da oggi è nostro dovere tenere viva la comunità pistoiese, aprire e rendere accessibili tutti gli spazi teatrali della nostra città, dal Funaro al Bolognini, dalla restaurata Saletta Gramsci ai piccoli teatri del territorio, senza rinunciare a osare e a trovare strade diverse e innovative – ha dichiarato Luca Gori, presidente della Fondazione Caript – il Manzoni è il luogo non solo delle nostre memorie cittadine, ma della proiezione di Pistoia verso il futuro: abbiamo di fronte una grande sfida che ci deve rendere consapevoli e responsabili, e che ci restituirà un teatro ancora più sicuro e più bello, tra i migliori in Italia”.
“Ringrazio in primo luogo Luca Iozzelli e Giuseppe Gherpelli perché sono stati dei visionari e hanno portato avanti con coraggio un progetto ambizioso, in cui hanno creduto fermamente fin dall’inizio del mio precedente mandato – ha aggiunto l’ex sindaco Alessandro Tomasi – un progetto che non sarebbe stato possibile senza la collaborazione dei Teatri di Pistoia e soprattutto della sinergia con gli altri Comuni del territorio, perché questo spazio non è il teatro di Pistoia ma anche quello di una Fondazione che con le sue ramificazioni coinvolge buona parte della nostra provincia. Sono contento e orgoglioso che il progetto sia andato in porto, ringrazio tutti coloro che hanno condiviso questa visione e non vedo l’ora che il Manzoni riapra i battenti: saranno tre anni lunghi ma allo stesso tempo stimolanti e affascinanti, non bisogna aver paura a rinunciare temporaneamente a un grande teatro se riusciremo a puntare sugli spazi a torto definiti minori”.

Alle parole di Gori e Tomasi è seguito il saluto del direttore artistico Saverio Barsanti e il ricordo di alcuni registi e attori che hanno collaborato con la Fondazione Teatri di Pistoia e hanno calcato il palcoscenico del Manzoni, tra gustosi aneddoti personali e il sentito ringraziamento al personale tecnico e di sala del teatro.
L’assessore alla Cultura Benedetta Menichelli e il sindaco Annamaria Celesti hanno ricordato le loro “prime volte” al Manzoni da bambine o da studentesse liceali, quando mettendo piede in questo spazio sono state contagiate dalla magia emanata da un teatro che poi, dopo tanti anni, è diventato anche per loro una vera “famiglia”.

“Chiudere oggi il teatro vuol dire rendere più viva e più sicura la magia che solo un luogo come il Manzoni può offrire – hanno sottolineato – è un investimento per nulla banale e non è un semplice restyling, ma un intervento che a distanza di cento anni dall’ultima ristrutturazione si pone come necessario per adeguare questo spazio agli standard di sicurezza e di accessibilità attuali. In questi casi c’è sempre un po’ di paura perché tutto sembra un salto nel buio o una traversata nel deserto, ma non sarà così, il teatro a Pistoia continua nell’attesa di poter riabbracciare il Manzoni. Dobbiamo apprezzare la visione e il coraggio di chi ha portato avanti questo progetto che ci restituirà un teatro meraviglioso, è anche un nostro dovere nei confronti delle future generazioni”.
L’intervento musicale della Banda Borgognoni e un brindisi aperto al pubblico nella caffetteria del teatro hanno fatto calare il sipario su questa giornata e sul Manzoni: l’appuntamento è, auspicabilmente, alla stagione teatrale 2029-30.







