sabato, Ottobre 24, 2026

Benedetta Gaggioli, la musica è un rituale contemporaneo dove unire tecnica corpo e visione

di Elisabetta Branchetti

PISTOIA – Benedetta Gaggioli nasce a Pistoia. E’ una persona irrequieta, guidata da una curiosità che la spinge a esplorare liberamente, nella musica e nella vita. Ha bisogno di mettersi alla prova e attraversare esperienze in profondità; ha bisogno di cantare e ballare, ma anche di connessione con la natura, di tempi lenti e introspettivi, magari in compagnia del suo gallo e della sua gatta. Ha bisogno di elaborare ciò che vive e trasformarlo in espressione, infatti crede profondamente nel potere della creatività come atto necessario e trasformativo. Il suo spazio di felicità è camminare (o nuotare) da sola nella natura lasciando fluire le idee e poi chiudersi nel suo studio a suonare e cantare e registrare. Vive la musica come un rituale contemporaneo dove convivono tecnica, corpo e visione. Tra i suoi pregi mette la disciplina e la capacità di trasformare le crisi in materia creativa; tra i difetti, l’essere troppo critica e troppo sensibile e un po’ insofferente verso ciò che è superficiale.

Beta Libre (foto Simone Tofani)

Come e quando è nata la passione per il canto?

Cantavo e inventavo canzoni fin da piccolissima. Da quando ho memoria, la voce è stata il mio modo spontaneo di elaborare ciò che sentivo e portarlo fuori. La musica è stata il mio primo linguaggio naturale, affascinata dal potere dei suoni e delle parole.

Nasci come interprete di cover e il tuo percorso artistico quale è?

Durante l’adolescenza salivo sui primi palchi locali con le mie canzoni, accompagnandomi con la chitarra. A sedici anni ho iniziato a cantare nel coro del liceo e contemporaneamente a studiare canto lirico, affascinata da Mozart e dalla ricerca di una vocalità pura, limpida, potente. Da lì è iniziato un lungo percorso accademico tra musica lirica, barocca e contemporanea (due lauree e lo studio della composizione ancora in corso, ndr) e una carriera ricca di esperienze gratificanti: sono stata diretta da Riccardo Muti e Zubin Mehta, ho interpretato opere e concerti in Italia e in Europa, cantando anche con Andrea Bocelli. La mia formazione classica è una radice solida e vasta: mi ha insegnato il rigore, l’ascolto e la ricerca tecnica di una voce consapevole.

Beta Libre (foto di Simone Tofani)

Quando hai intrapreso la strada della scrittura dei tuoi inediti e cosa ti ha spinto a farlo?

Dopo l’adolescenza ho messo in pausa la scrittura per dedicarmi completamente allo studio e alla carriera, accantonando la dimensione più personale, paradossalmente la prima che mi aveva avvicinata alla musica. È stata la pandemia a costringermi a fermarmi e a darmi la possibilità di ascoltare i miei bisogni. Infatti, nel 2021 nasce il mio alter ego Beta Libre, dall’esigenza viscerale di tornare a esprimermi in libertà. Ho comprato alcuni sintetizzatori, costruito il mio studio casalingo. La musica elettronica è sempre stata una mia passione e Björk un riferimento importante. Ho ricominciato a scrivere con grande appagamento, dando inizio a un nuovo percorso artistico e terapeutico.

Sono usciti diversi tuoi singoli.

Nel 2023 è uscito il mio primo album, Winter Circle: 14 brani in inglese, scritti, suonati e prodotti quasi interamente da me e mixati da Andrea Benassai. È stato un progetto profondo, costruito con autonomia e dedizione. Negli ultimi mesi sono usciti nuovi singoli — Resurrection, Weird, Chaos, The Unknown — che parlano di accogliere ciò che non conosciamo, attraversare il caos e continuare a rinascere con maggiore consapevolezza ed energia.

Benedetta Gaggioli (foto Andriana Tuesday)

Hai in progetto di fare un nuovo disco?

Il mio nuovo album uscirà il 17 aprile e si intitola The Roots and the Blue. Parla della tensione tra ciò che è terreno e viscerale e ciò che è mistico ed etereo. Tra rabbia e malinconia. Tra desiderio e trasformazione. Tra radici profonde e uno sguardo verso l’abisso del cielo. È volutamente più rock e più grezzo rispetto al precedente: una vocalità sporca e intensa, a servizio dell’espressività, e un viaggio libero tra stili diversi. La sua coerenza è spontanea, perché riflette il mio percorso degli ultimi due anni. Anche questo è prodotto da me, coprodotto e mixato da Riccardo Landi, e comprenderà 14 brani elettronici in inglese.

Aprendo il cassetto dei sogni quale vorresti realizzare?

Sicuramente vorrei portare questo progetto su palchi internazionali: la dimensione live per me è dialogo, scambio, energia viva. Vorrei crescere come compositrice e come interprete, collaborare con nuove realtà e continuare a sperimentare in modo radicale senza perdere autenticità. Mi immagino divisa tra periodi introspettivi nella natura, tra animali, sintetizzatori e ricerca sonora, e periodi di apertura, tour, condivisione e incontro.

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