mercoledì, Settembre 9, 2026

La storia di Frida, la barboncina smarrita nei boschi di Vaiano, ritrovata dopo 5 giorni di ricerche

VAIANO – Si è conclusa con un lieto fine, dopo giorni di grande apprensione, la vicenda di Frida, una barboncina di 13 anni smarrita mercoledì scorso a Vaiano, nella zona sopra Il Fabbro, in un contesto particolarmente complesso dal punto di vista ambientale per la presenza di vegetazione fitta, aree impervie e vie di passaggio pericolose.

La Barboncina Frida, appena ritrovata

Fin dalle prime ore successive allo smarrimento erano arrivati alcuni avvistamenti tra la zona di Usella e quella de Il Fabbro, segnali che avevano fatto subito capire come la cagnolina si stesse spostando in stato di forte paura e disorientamento. In quel momento i proprietari di Frida, che abitano a Prato e che avevano affidato temporaneamente la canina a un conoscente, si trovavano fuori Italia, a Londra. Rientrati il giovedì, si sono messi immediatamente in contatto con Cristiano Giannessi e Marco Zeni, professionisti impegnati nella ricerca di animali smarriti, facendo partire un’operazione articolata e strutturata.

A partire da giovedì mattina sono stati attivati strumenti e metodologie avanzate per cercare di localizzare l’animale e comprenderne gli spostamenti. Tra questi, l’impiego di droni termici, utili a scandagliare dall’alto l’area e a rilevare eventuali presenze anche in mezzo alla vegetazione; videotrappole e fototrappole, fondamentali per monitorare i passaggi; punti cibo studiati per favorire il ritorno della canina in zone controllabili; e anche il supporto dell’unità cinofila con il cane molecolare Blue, condotta da Alessio Brevegliari.

Il caso si è rivelato da subito particolarmente delicato perché Frida, spaesata e fortemente impaurita, era entrata in uno stato di panico e shock tale da rendere ogni apparizione brevissima e difficilmente gestibile. Alcune persone, mosse comprensibilmente dal desiderio di aiutarla, hanno tentato più volte di prenderla rincorrendola ma, in casi come questi, spiegano i ricercatori, simili comportamenti rischiano di ottenere l’effetto opposto: aumentano il livello di paura del cane e lo spingono a spostarsi ancora più rapidamente e in modo incontrollato.

Ed è proprio ciò che è accaduto. Frida, sempre più spaventata, si è mossa anche in prossimità della statale, esponendosi a un rischio altissimo di investimento. Le sue comparse erano ormai limitate a momenti rapidissimi, soprattutto nelle ore notturne o alle prime luci dell’alba, rendendo necessario un lavoro di osservazione costante, prudente e altamente specializzato.

La svolta è arrivata nella serata di venerdì, quando alcune delle videocamere piazzate sul territorio dai ricercatori, insieme ai punti cibo predisposti, hanno finalmente restituito immagini utili di Frida. Questo ha consentito di restringere l’area di ricerca e di concentrare lì tutte le energie operative. Da quel momento è stata predisposta anche la fase di cattura, con l’impiego di una gabbia trappola domotizzata, controllabile e azionabile da remoto, oltre a un monitoraggio continuo sul posto.

Poi, all’alba di domenica, intorno alle 4 del mattino, il momento decisivo. Frida è riapparsa nella zona monitorata e Cristiano Giannessi e Marco Zeni, accortisi subito della sua presenza, hanno gestito la situazione con grande lucidità e rapidità, cercando di indirizzarla in una zona cieca, favorevole all’intervento finale. È stato allora che Marco Zeni è riuscito a recuperarla con un retino da cattura, ponendo fine a giorni di angoscia, preoccupazione e lavoro incessante.

Subito dopo è partita la chiamata ai proprietari, che in pochissimi minuti hanno raggiunto il luogo del recupero. Il ricongiungimento con Frida è stato carico di emozione e commozione, il finale che tutti speravano e per il quale si è lavorato senza sosta per giorni.

Frida non è soltanto una cagnolina amata dalla sua famiglia. È parte della loro storia. Era stata presa da cucciola ed era stata regalata alla figlia, che alla domanda su come volesse chiamarla aveva risposto immediatamente, senza alcuna esitazione: “Si chiamerà Frida”. Un nome scelto d’istinto, che da allora ha accompagnato una lunga vita insieme. Per questo il suo recupero ha rappresentato molto più di una semplice restituzione: è stato il ritorno a casa di un membro della famiglia.

Quello di Frida è stato un intervento estremamente complesso, reso possibile solo grazie alla combinazione di esperienza, tecnologia, lettura del comportamento animale, monitoraggio continuo e coordinamento tra più figure specializzate. Un’operazione difficile, che si è conclusa nel modo più bello: con Frida finalmente in salvo tra le braccia dei suoi proprietari.

Se il recupero di Frida è stato possibile, il merito è anche della forza e della determinazione della sua famiglia. David e Lucia non hanno mai mollato un solo istante: sono rimasti presenti accanto ai ricercatori in ogni momento, hanno trascorso giornate e notti sul posto.


“Nel caso di Frida il drone termico è stato uno strumento importantissimo – dice
Cristiano Giannessi, pilota di droni e ricercatore di animali smarriti – perché ci ha permesso di controllare dall’alto un’area vasta e complessa, caratterizzata da vegetazione fitta e punti difficili da ispezionare da terra. Ma la tecnologia da sola non basta: serve saper leggere il contesto, interpretare il comportamento del cane e coordinare ogni strumento nel modo giusto. La preoccupazione più grande era vederla spostarsi in stato di panico verso la statale. Per questo abbiamo lavorato con grande prudenza, cercando non solo di trovarla, ma di creare le condizioni giuste per recuperarla in sicurezza.”

Per Marco Zeni, ricercatore e catturatore di animali smarriti, “il monitoraggio è stato determinante. Con cani così spaventati non si può improvvisare: inseguirli o provare a chiuderli spesso significa allontanarli ancora di più e aumentare il rischio. Abbiamo lavorato per restringere progressivamente la zona, osservare i suoi movimenti, capire i passaggi e predisporre il recupero nel momento migliore. Quando Frida è riapparsa all’alba, siamo riusciti a gestire l’intervento nel modo corretto e a portarla finalmente in salvo.”

“Il lavoro del cane molecolare – aggiunge Alessio Brevegliari, unità cinofila con il cane molecolare Blu – è prezioso perché permette di aggiungere elementi importanti alla lettura complessiva del caso, soprattutto quando ci troviamo davanti a un animale in continuo movimento e fortemente stressato. In interventi come questo ogni informazione può fare la differenza: non si tratta di un solo strumento, ma di un insieme di competenze che devono dialogare tra loro. Il recupero di Frida dimostra quanto sia fondamentale un lavoro di squadra serio, metodico e ben coordinato.”

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