dal nostro inviato Andrea Capecchi
VERONA – Una vetrina internazionale per le aziende e i consorzi vitivinicoli toscani che anche quest’anno hanno partecipato alla 58ma edizione del Vinitaly di Verona, una delle fiere enologiche più rilevanti a livello mondiale.
Come inviati di Report abbiamo avuto l’opportunità di visitare il padiglione – uno tra i più estesi dell’intera fiera – dedicato alla regione Toscana e di parlare con alcuni tra gli espositori presenti, rappresentanti di aziende e consorzi e produttori diretti che negli stand presentavano al pubblico le proprie eccellenze enologiche.

Per tutti, si tratti di aziende storiche e dal brand ormai consolidato che partecipano alla fiera ormai da decenni, oppure interessanti new entry che puntano tutto sull’alta qualità e la ricercatezza dei propri prodotti, il Vinitaly rappresenta una vetrina e un’opportunità significativa per far conoscere la propria attività in ambito nazionale e internazionale, per incontrare di persona gli operatori del settore e soprattutto per allacciare relazioni con rappresentanti dell’ambito commerciale estero, spesso sfruttando “l’effetto traino” di grandi aziende che già hanno rapporti consolidati con alcuni Paesi dove il vino italiano registra un mercato importante. Stati Uniti, Canada, Europa settentrionale ma anche Cina e Giappone sono i mercati in cui le bottiglie toscane viaggiano molto, nonostante alcuni espositori abbiano sottolineato le criticità dovute all’attuale congiuntura geopolitica con costi sempre più elevati di trasporto e il problema dei dazi sulle esportazioni.
In ogni caso, però, il comparto vino “tiene”: e ne è una dimostrazione non solo l’alta affluenza di pubblico che fin dalle prime ore della mattinata, dopo l’apertura della fiera, ha affollato il padiglione toscano, ma anche l’interesse degli operatori verso tutti gli stand presenti, con tanti agenti di commercio stranieri che ne hanno approfittato per parlare direttamente con i produttori e degustare le loro proposte enologiche.
Anche se il Vinitaly è una fiera vastissima alla quale partecipano realtà già affermate e consolidate, vi è comunque la possibilità di un rapporto diretto tra il pubblico e i produttori, con questi ultimi che hanno così modo di spiegare non soltanto le particolarità e le caratteristiche delle bottiglie in esposizione, ma anche la storia delle proprie aziende vinicole: perché dietro un brand, un’etichetta e una bottiglia ci sono investimenti, una storia familiare che spesso si tramanda da generazioni, antiche sapienze gelosamente custodite e un’identità forte che è significativo condividere con tutti gli interessati, al di là dell’aspetto puramente commerciale.

Il padiglione toscano dà così l’opportunità di compiere un percorso tra gli stand dei marchi dei consorzi vitivinicoli e quelli dei grandi brand del vino toscano: a differenza di altri padiglioni, in cui gli stand sono ordinati secondo un criterio geografico, in quello toscano si è seguito in larga parte un sistema diverso, che privilegia l’appartenenza delle varie aziende ai rispettivi consorzi e marchi di denominazione e origine controllata e garantita. Ecco allora l’importanza del “fare rete” grazie alla presenza di consorzi che permettono a più aziende di presentarsi e farsi vedere al Vinitaly con piccoli stand all’interno dello spazio più esteso del consorzio: un modo per consentire a tanti produttori aderenti al consorzio Chianti Classico, Morellino di Scansano o Brunello di Montalcino – solo per citare i principali – di prendere parte a una fiera la cui partecipazione come “singoli” sarebbe molto complicata per questioni economiche e organizzative.
Senza dimenticare poi le piccole reti del territorio come la Strada dei vini della Lucchesia e della Versilia, che dà spazio ad alcune eccellenze locali dai numeri più contenuti a livello di bottiglie prodotte e messe in commercio, ma capaci di puntare tutto su una qualità elevata attraverso vini biologici e d’eccellenza in grado di riscuotere un notevole interesse.
Quattro giorni, dal 12 al 15 aprile, in cui Verona diventa la capitale mondiale del vino e in cui la Toscana ha l’occasione di mettere in mostra le proprie eccellenze in un settore di rilevanza primaria per l’economia regionale, non solo per il commercio ma anche come strumento di richiamo turistico – in molti hanno sottolineato la crescita costante di un enoturismo che unisce gusto, sostenibilità e valorizzazione dei territori – e l’auspicio di tutti è che la forma possa tradursi in “sostanza” e i bellissimi stand del padiglione toscano si rivelino estremamente utili alle aziende e ai consorzi per far crescere l’intero settore, sviluppare nuove reti e promuovere i prodotti enologici toscani verso nuovi mercati.









