PISTOIA – Uno Spazio in cui segnali stradali dismessi e abbandonati ritornano a nuova vita, non più con la loro funzione di indicatori di viabilità, ma con quella altrettanto nobile di icone pop, arredi vintage e simboli nostalgici di un tempo ormai passato.
Dallo scorso 10 maggio e fino al prossimo 14 giugno la saletta del bacaro della libreria “Lo Spazio” di Pistoia (via Curtatone e Montanara 20) ospita la mostra “Segnali dallo Spazio” di Gianluca Camillo, architetto pistoiese che dopo una decina di anni di pausa e di “silenzio” torna a proporre a Pistoia un progetto artistico a lui caro e dall’idea assolutamente originale.

Tra il 2012 e il 2015 l’autore aveva già esposto in una serie di mostre personali a Pistoia, Prato e Milano i suoi “segnali”, recuperati dall’abbandono o salvati dalla demolizione e dello smaltimento come rifiuti, ai quali invece è stata data nuova vita e dignità artistica.
Come spiega lo stesso Camillo, “l’idea è nata e si è sviluppata dalla raccolta e dallo studio dell’evoluzione grafica di vecchi cartelli e segnali stradali, risalenti soprattutto agli anni Sessanta e Settanta, oggi dismessi e quasi impossibili da trovare sulle nostre strade o autostrade. Il mio intervento artistico non mira a modificare nè tanto meno a stravolgere i cartelli, quanto piuttosto a rielaborarli accostandoli ad altri materiali, a sfondi colorati o ad altri oggetti, talvolta per stimolare un dialogo ravvicinato tra il segnale e ciò che lo circonda. È un’operazione molto simile a quella compiuta dagli artisti della pop art: il segnale stradale, ormai persa la propria funzione originaria, viene inserito in un nuovo contesto e all’interno di esso acquista un nuovo significato, trasformandosi in un’opera d’arte, un complemento d’arredo, un simbolo di un tempo ormai passato e che non potrà più ritornare”.

Nel progetto artistico di Camillo c’è anche un po’ di nostalgia per questi oggetti che sono dei veri e propri “reperti” di “archeologia stradale” e di un mondo analogico di cui oggi si stanno lentamente perdendo le tracce sotto l’impulso di una tecnologia digitale sempre più onnipresente e pervasiva.
Di questo passo, forse, in un futuro nemmeno troppo lontano quando le stesse auto saranno prive di guidatore umano e verranno condotte per strada dall’intelligenza artificiale, non ci sarà più bisogno dei cartelli e delle indicazioni stradali, perché sarà il computer a conoscere la strada e calcolare il percorso, come già adesso fanno gli strumenti a guida satellitare.
In attesa di una loro probabile scomparsa, i Segnali dallo Spazio – il gioco di parole richiama il nome della libreria, ma anche l’ambiente “site specific” per il quale la mostra è stata concepita – restano i testimoni delle grandi trasformazioni dell’Italia del boom economico, di un rapporto completamente diverso tra uomo, auto e spazi urbani, di una viabilità soprattutto a livello autostradale che proprio in quel periodo stava muovendo i primi, fondamentali passi sull’onda dello sviluppo del mercato automobilistico.

Si possono così ritrovare nomi di località in apparenza irrilevanti ma entrati di diritto nell’immaginario collettivo, come l’indicazione per Migliarino, punto di arrivo dell’autostrada A11 Firenze-Mare – oggi sostituito da un più anonimo Pisa Nord – oppure la stazione di servizio di Roncobilaccio lungo il tratto appenninico dell’A1, luogo in cui milioni di automobilisti hanno fatto sosta o sono rimasti bloccati per il traffico, il ghiaccio e la neve nei mesi invernali, e oggi semiabbandonato dopo l’apertura della variante di valico.
La mostra si compone di sette segnali che Camillo ha recuperato nell’ottica di una ricerca storica dalla quale poi si dirama la reinterpretazione artistica.
“Per me è un esperimento, un gioco, un tentativo di ridare un senso e un significato a questi rifiuti – aggiunge l’autore – perchè ho visto in essi un potenziale che doveva essere tirato fuori, sono oggetti di scarto che possono essere ancora guardati, non più sulle strade, ma in un ambiente vuoto, in una sorta di camera delle meraviglie dove il visitatore si muove e si lascia trasportare dalle sensazioni”.

Osservare i segnali decontestualizzati e reinterpretati da Camillo significa compiere un tuffo un po’ nostalgico nel passato analogico di un’Italia scomparsa, tra un arrugginito cartello di pericolo “uscita operai” in rosa fluo inserito dentro una cornice a specchio, dall’emblematico titolo “La classe operaia va in paradiso”, e un cartello della progressiva chilometrica dell’Autostrada del Sole segato a metà e poggiato su un’immagine della nostra penisola, a unire idealmente Milano e Napoli ricalcando il percorso dell’autostrada.
È un mondo di ricordi, suggestioni, evocazioni, sperimentazioni, in cui cartelli e segnali stradali assurgono a “icone pop” e da oggetti destinati al macero si rivestono di un valore artistico, permettendoci al contempo di aprire delle piccole “finestre” su uno spaccato della società e del costume dell’Italia del Novecento.










