martedì, Settembre 8, 2026

Seminare Idee, Francesco Piccolo e i “maschi di carta” della letteratura

di Martina Lepore

PRATO – La seconda giornata del Seminare Idee Festival è proseguita con l’appuntamento Dall’Innominato al Bell’Antonio: i maschi di carta, un monologo di circa settanta minuti tenutosi alle ore 12 nel Chiostro di San Domenico, alla presenza dello scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo.

Alcuni scatti della lezione di Francesco Piccolo per il festival Seminare Idee di Prato (foto Seminare Idee)

Nel corso dell’incontro, Piccolo ha attraversato alcuni dei più importanti capolavori della letteratura, soffermandosi in particolare sull’emblematica figura di Zeno Cosini e mostrando in che modo i protagonisti di alcune opere fondamentali abbiano contribuito, imprimendosi in modo evidente nell’immaginario collettivo, alla costruzione e alla legittimazione di un certo mito della maschilità.

Attraverso queste figure si delinea un modello ricorrente di uomo potente, arrogante, violento, egoista e famelico, che la tradizione letteraria ha spesso consolidato e reso paradigmatico. Maschi spesso coerenti solo con sé stessi, vigliacchi e furiosi, gelosi e aggressivi, protagonisti di opere che costituiscono parte del canone della letteratura italiana e ne riflettono alcune profonde tensioni culturali.

Un’attenzione particolare è stata dedicata alla contemporaneità attraverso la figura di Zeno Cosini, protagonista de La coscienza di Zeno di Italo Svevo. Simultaneamente fragile e arrogante, razionale solo in apparenza e in realtà profondamente irrazionale, Zeno incarna un soggetto attraversato dal desiderio e dalle sue contraddizioni. Un desiderio che, una volta radicatosi, diventa ossessivo e incontrollabile, fino a condizionare comportamenti e scelte, spingendo il protagonista verso azioni spesso incoerenti e irrazionali.

“Ma quanto ha pesato nella nostra cultura il mito dell’uomo forte?”: con questo interrogativo si è aperto l’incontro, dove ha preso subito la parola Francesco Piccolo.

Secondo l’autore, la figura dell’uomo “troglodita” non è necessariamente percepita come la più pericolosa. Un esempio emblematico è quello dell’Innominato, personaggio chiaramente riconoscibile nella sua violenza e nella sua capacità di incutere timore. Il vero rischio, invece, risiederebbe in una figura più ambigua: l’uomo progressista che simula sensibilità e consapevolezza culturale, conquistando la fiducia dell’interlocutore per poi rivelare atteggiamenti opposti.

In questa prospettiva si collocano alcune rappresentazioni del maschio contemporaneo, a partire da Zeno Cosini. Il romanzo di Svevo si configura come una sorta di “referto” psicoanalitico, in un’epoca in cui la psicoanalisi stava iniziando a diffondersi anche in Italia. Il personaggio costruisce infatti una forma di auto-coscienza che lo rende, al tempo stesso, trasparente e contraddittorio agli occhi del lettore.

Dopo la morte del padre, Zeno si ritrova con un’eredità consistente e con due obiettivi fondamentali: conservarla e trovare una moglie. In questo senso, egli rappresenta una delle espressioni più compiute del desiderio maschile, portato alle sue estreme conseguenze.

Francesco Piccolo ha così analizzato all’interno dell’incontro il tema del desiderio emerso in particolare modo nel rapporto tra Zeno e la moglie Augusta, fulcro delle sue contraddizioni affettive e identitarie.

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