PISTOIA – Un percorso musicale lungo più di trent’anni che “parla di noi”, in un’intima e sentita connessione tra il cantautore fiorentino e il suo pubblico.
In attesa degli eventi ufficiali del cartellone del Pistoia Blues, i concerti del luglio pistoiese prendono avvio con la rassegna “Storytellers” che si apre con l’atteso live di Marco Masini, con opening act di Maurizio Pirovano.
Il cantautore fiorentino fa tappa a Pistoia all’interno del suo tour estivo per il lancio del suo ultimo album “Perfetto imperfetto”, tredicesimo disco in studio pubblicato lo scorso mese di marzo, preceduto dal singolo “E poi ti ho visto cadere”, e sulla scia dell’esibizione sanremese in coppia con Fedez con il brano inedito “Male necessario”, a cui ha fatto seguito anche la cover di “Bella stronza” in una nuova versione sempre in duetto con il rapper milanese.
Un “grande ritorno” per un artista che ha da poco tagliato il traguardo dei 35 anni di attività, in una carriera costellata di successi – su tutti la vittoria al Festival di Sanremo del 2004 con “L’uomo volante” – ma segnata anche da momenti bui a livello personale e professionale, in un rapporto non sempre facile con il mondo della musica italiana e dell’industria discografica, per un cantautore a tratti “scomodo” che talvolta non ha mancato di far discutere.

Eppure fin dall’ingresso sul palco Masini si lascia coinvolgere e trascinare dall’intenso e affettuoso abbraccio del pubblico di piazza Duomo, che si scalda sui ritmi degli ultimi due singoli “Male necessario” e “E poi ti ho vista cadere”. Rivolgendosi ai presenti ricorda le sue trasferte pistoiesi negli anni Settanta e scherza sulla lunga barba che si è fatto crescere, segno dell’età che avanza, ma che per lui è ormai diventata familiare e non è disposto a tagliarsi, a dispetto dei consigli di molti. I suoi ringraziamenti al pubblico non sono un atto formale, ma un gesto spontaneo e sincero: “a eccezione del mio pianoforte, amico fidato che è sempre stato al mio fianco, siete voi che mi siete stati vicini anche nei momenti più difficili, siete voi la ragione del mio fare musica”.
Comincia da qui il viaggio a ritroso del cantautore nei brani più significativi e nei vecchi successi di oltre trent’anni di carriera, a partire dai pezzi del suo album “Malinconoia” del 1991: è un tuffo nel passato che il pubblico accoglie con entusiasmo, accompagnando Masini nel cantare le parole di brani come “Ti vorrei” e “Cenerentola innamorata”.
Si prosegue con i brani sanremesi “Che giorno è”, presentato al Festival del 2015 e classificatosi al sesto posto finale, e “L’uomo volante”, con il quale il cantautore si aggiudicò la vittoria della rassegna nell’edizione del 2004, raggiungendo l’apice del successo e riannodando i fili di una carriera che sembrava giunta a un punto morto.
“Sarebbe bello avere le ali e volare sopra ogni dolore, essere una sorta di supereroe. Io da piccolo avevo i miei supereroi che erano i cantautori, perché sapevano emozionare solo con una chitarra o un pianoforte e la loro voce: è grazie al loro esempio che negli anni Ottanta mi sono avvicinato al mondo della musica”.
E quello di Marco Masini è in effetti un cantautorato originale e capace di spaziare attraverso sound diversi: i brani più “lenti” in cui vengono affrontati temi intimi e personali si alternano a pezzi dall’energia travolgente, tra ritmi marcatamente pop e venature elettroniche come “Il cielo della Vergine”, “Fuori di qui”, “Le ragazze serie” e “Shaman King”.

Una brevissima pausa e si riparte, stavolta con i toni più delicati e malinconici di “Caro babbo”, struggente lettera in musica dedicata al padre Giancarlo in cui il cantautore ripercorre i ricordi d’infanzia e di giovinezza e la storia di un rapporto di grande affetto con il genitore, ma non privo di durezze e incomprensioni. Masini rivolge un ringraziamento a Giancarlo Bigazzi, suo primo produttore e co-autore di alcuni suoi pezzi, che ha avuto il merito e il coraggio di credere nelle “tre note” di quel giovane musicista, permettendogli di realizzare il proprio sogno. Ancora un tributo al periodo degli esordi con “Disperato”, “Il niente” e “Perché lo fai”, per poi arrivare agli inizi del nuovo millennio con “Ci vediamo” e “Raccontami di te”, in una successione che non segue tanto un ordine cronologico quanto emozionale.
Un richiamo del cantautore al dramma della violenza contro le donne, oggi di stretta attualità, introduce il brano “Principessa” in cui Masini alla metà degli anni Novanta denunciava tale violenza in una canzone, ispirata a una storia vera vissuta da una fan, sugli abusi familiari di un padre violento ai danni della figlia, che l’autore immagina di trarre in salvo e portare via “da un mondo di fame e violenza”.
Il pubblico delle prime file si alza in piedi e si avvicina sotto il palco quando partono le note di “Bella stronza”, una delle canzoni più famose e iconiche del cantautore fiorentino insieme a “Vaffanculo”, grido polemico di Masini contro l’ipocrisia e la falsità del mondo discografico e di una certa critica musicale sempre pronta a giudicare e a etichettare gli artisti.
Chiusura sentimentale dedicata alle sofferenze d’amore per la fine di una storia o per la disillusione di un amore non corrisposti, elementi ricorrenti nella discografia di Masini, con il cantautore seduto al pianoforte che suona e canta “Ci vorrebbe il mare” e “T’innamorerai”.
“Quando ho iniziato a scrivere canzoni e comporre musica pensavo di raccontare storie personali e di parlare solo di me, invece con il tempo mi sono reso conto che parlo di noi”. E proprio “Parlo di noi” segna il congedo di Masini dal pubblico di piazza Duomo, il quale non manca di tributare un sincero applauso a un artista capace di smuovere le corde dell’anima e mettere a nudo i sentimenti positivi e negativi senza filtri o artifici, con grande onestà e naturalezza.









