mercoledì, Settembre 9, 2026

Toscana, aurea mediocritas?

di Mauro Grassi

Mauro Grassi

FIRENZE – Concordo con la maggior parte degli intervenuti nel dibattito sulla reindustrializzazione della Toscana sul ruolo centrale del sistema industria-servizi alle imprese-innovazione nel definire il posizionamento strategico della regione nel panorama nazionale.

Per cercare di uscire dalla definizione, oramai conosciuta, di una regione caratterizzata da un “collocamento mediano” nel livello di sviluppo e nel tasso di crescita di medio periodo ho utilizzato una tecnica di raffronto fra Toscana e le grandi regioni più avanzate nel quadro nazionale: e cioè Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte. Cercando di cogliere, in termini differenziali, le caratteristiche economiche e sociali che la Toscana presenta in questa fase dello sviluppo nazionale. 

Indicatori economici e sociali regionali 

Il confronto tra le principali regioni italiane a più elevato livello di sviluppo evidenzia modelli territoriali differenti per capacità innovativa, struttura produttiva e caratteristiche sociali. Emilia-Romagna, Lombardia e, in misura diversa, Veneto rappresentano i principali riferimenti nazionali per competitività economica, innovazione e dinamismo del sistema produttivo, mentre il Piemonte e la Toscana mostrano profili più articolati, caratterizzati da punti di forza consolidati ma anche da alcune fragilità strutturali.

La Lombardia si conferma il principale motore economico del Paese, con livelli particolarmente elevati di ricerca e sviluppo, digitalizzazione e crescita economica nell’ultimo decennio. L’Emilia-Romagna presenta il profilo più equilibrato, associando una forte capacità innovativa a una buona tenuta sociale e a una diffusa competitività del sistema produttivo. Il Veneto si distingue invece per la forte propensione all’internazionalizzazione, sostenuta sia dall’export manifatturiero sia dall’attrattività turistica, mentre il Piemonte mantiene una significativa base industriale e tecnologica pur evidenziando una minore capacità di crescita.

In questo quadro la Toscana occupa una posizione intermedia: permane stabilmente nel gruppo delle regioni economicamente più avanzate del Paese, ma mostra una distanza non trascurabile rispetto ai territori guida sotto diversi profili strategici. Gli indicatori relativi all’innovazione evidenziano livelli di brevettazione, investimenti in ricerca e sviluppo e digitalizzazione inferiori a quelli registrati in Emilia-Romagna e Lombardia, segnalando una minore intensità tecnologica del sistema economico regionale. Anche sul piano della crescita economica la Toscana presenta un andamento relativamente debole: la variazione del PIL nell’ultimo decennio risulta inferiore a quella delle regioni benchmark e non evidenzia un processo di convergenza verso le aree più dinamiche del Paese. Al contrario, il differenziale di performance tende a permanere, suggerendo una capacità di espansione più contenuta rispetto ai principali competitor nazionali.

L’internazionalizzazione costituisce uno dei punti di forza della regione, ma assume caratteristiche differenti rispetto a quelle osservabili nelle regioni leader del Nord. Il posizionamento internazionale della Toscana appare infatti sostenuto soprattutto dalla forte attrattività turistica, che colloca la regione ai vertici nazionali per presenze e capacità di richiamo. Meno marcata risulta invece la dimensione dell’internazionalizzazione produttiva, con livelli di esportazione inferiori a quelli delle regioni maggiormente specializzate nell’export manifatturiero. Ne emerge un modello aperto verso l’esterno, ma fondato in misura relativamente maggiore sulla valorizzazione del patrimonio territoriale, culturale e paesaggistico piuttosto che sulla proiezione internazionale del sistema industriale.

Anche il quadro demografico presenta alcuni elementi di criticità. La Toscana mostra un’incidenza della popolazione anziana superiore a quella delle principali regioni concorrenti e una minore presenza di giovani nelle classi di età più basse. Parallelamente, la quota di popolazione straniera risulta relativamente elevata, segnale di una capacità attrattiva che contribuisce a compensare parzialmente le tendenze all’invecchiamento ma che evidenzia al tempo stesso una crescente dipendenza dai flussi migratori per il mantenimento della base demografica e occupazionale. A ciò si aggiunge un’incidenza della popolazione in condizioni di povertà superiore a quella osservata nelle regioni economicamente più forti, elemento che richiama l’esistenza di aree di vulnerabilità sociale all’interno di un contesto mediamente prospero.

Nel complesso, la Toscana continua a collocarsi tra le regioni di maggiore rilievo nel panorama nazionale grazie alla qualità del territorio, alla capacità di attrazione turistica, alla solidità patrimoniale delle famiglie e alla presenza di importanti specializzazioni produttive. Tuttavia, il confronto con le regioni guida del Paese mette in evidenza alcuni fattori di debolezza strutturale: una minore intensità innovativa, una crescita economica relativamente contenuta, un quadro demografico meno favorevole e una proiezione internazionale maggiormente legata ai flussi turistici che all’espansione delle esportazioni. Questi elementi suggeriscono che la regione mantenga una posizione elevata nella gerarchia economica nazionale, ma con segnali di progressivo allontanamento dalle traiettorie di sviluppo delle aree più dinamiche del Paese e senza evidenze di convergenza verso i livelli di performance delle regioni leader.

Questa narrazione appare un po’ diversa dalla presentazione, talvolta un po’ manieristica, di una regione equilibrata e sviluppata. Certo non siamo nelle aree meridionali del paese caratterizzate da un tradizionale, e ancora debolmente modificato, minore livello di sviluppo.

Ma in particolare gli elementi di innovazione parlano di una regione che potrebbe entrare in affanno nella attuale e , ancora di più, nella prossima fase di sviluppo caratterizzata da mai visti in precedenza processi di innovazione tecnologica. 

Insomma, non accontentiamoci di come sta andando la Toscana. Gl indicatori non sono del tutto soddisfacenti se paragonati alle regioni guida nazionali. Forse con il Pnrr si sarebbe potuto cercare di modificare alcuni ritardi nell’area dell’innovazione tecnologica e della sua diffusione nel sistema produttivo. Forse abbiamo perso una occasione. E’ tempo di rimediare.

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