di Lorenzo Cristofani
PISTOIA – Scrivo a Giovanni Capecchi nella sua qualità di sindaco per condividere alcune prime telegrafiche riflessioni, talune sulle priorità che, a mio avviso, potrebbero e dovrebbero segnare una discontinuità nella visione strategica della città, altre invece generali e per così dire di impatto secondario.
Dossier relativo al parcheggio nell’area Pupilli

Un nuovo piano della mobilità non può prescindere dall’individuazione di una o più aree di sosta a servizio del centro storico. A tal proposito andrebbe valutata attentamente la possibilità di riprendere il dossier di quest’area tra via Baroni, l’Arcadia e via Malpighi. In pratica a ridosso di San Bartolomeo (dove si uscirebbe con un percorso pedonale apposito) o, con la mentalità di un cittadino europeo, a ridosso di piazza del Duomo. I proprietari dell’area, adibita a stoccaggio e commercio e stoccaggio metalli e macchinari. erano favorevoli a spostare l’attività in una zona più congrua e cedere al Comune quello spazio per realizzare un parcheggio modulare, in struttura metallica, non oneroso e rapido e facile da installare. Amministrazioni passate avevano avviato il dossier, anche su suggerimento di pochi ma determinati pistoiesi che si opponevano alla devastazione dell’orto monastico di San Bartolomeo con un improbabile parcheggio interrato e proponevano un’alternativa. Ovviamente all’epoca davo il personale e piccolo contributo alla tutela dell’area verde di San Bartolomeo. In definitiva andrebbe quanto prima preso l’impegno di verificare le condizioni di fattibilità di un’area di sosta sia per residenti che per fruitori della città.
Approfitto per ribadire che il piano della mobilità necessita di prevedere opportune rastrelliere: Pistoia ne è sprovvista e si assiste spesso a sosta selvaggia di bicilette nei più disparati angoli cittadini.
Riuso del patrimonio urbano in abbandono
Il tema dei temi, in quanto complesso: una seria di contenitori, complessi o aree di proprietà del Demanio, della Diocesi del Asl o del Comune sono inutilizzati e lo sono stati per incapacità della società pistoiese nel suo complesso di immaginare funzioni e destinazioni, sia per la rinuncia al dialogo e al coordinamento tra enti da parte dei loro rappresentanti. Sono essenziali un quadro conoscitivo organico, dei singoli elementi, da condividere pubblicamente e una sistematica selezione di idee, anche aprendo un bando europeo di idee come succede ed è successo in altre realtà.
Apprendo che finalmente per le Ville Sbertoli e l’area ex Ceppo qualcosa inizia a muoversi e quindi auspico che per tu possa promuovere una piattaforma o tavolo permanente che dir si voglia con l’obiettivo di rigenerare Pistoia e attivare investimenti e qualità a partire dai seguenti generatori di città: carbonile Antonini di Gello, ex distretto della SS. Annunziata, ex monastero di S. Bernardino e S. Giorgio, ex Annona ed ex macello, villa di Montesecco, le Crocifissine. Aggiungo anche il giardino del Vescovado, alla luce dell’arrivo del nuovo Vescovo Mascagna che ha colpito chiunque per la sua rivoluzionaria umanità e quindi sarà più che sensibile a condividere idee e progetti con un nuovo spirito di comunità. Aggiungo nuovamente il tristemente derelitto giardino all’italiana del villon Puccini a Scornio e proprietà dell’Asl: da anni sollecita e studia soluzioni anche Fabrizio Geri, che per primo, da più di venti anni, ti ha esortato a occuparti di Pistoia come sindaco.
Esaurite le priorità strategiche, arrivo ad alcune considerazioni solo apparentemente minori. Ho eccepito sul fatto che l’amministrazione, diversamente da altre come Prato e Montecatini, non abbia aderito alla rottamazione delle cartelle, misura che notoriamente non fa sconti ai furbetti ma permette prevalentemente, ai piccoli esercenti che hanno avuto difficoltà, di mettersi in regola. Scelta politica dunque, ma se dei segnali vanno dati, immagino e confido in una scelta politica attesa da tanti tuoi elettori e già assunta dall’amministrazione di Sesto Fiorentino. Ossia la sospensione dei prodotti israeliani dal circuito delle farmacie comunali, in segno di condanna del genocidio compiuto a Gaza e di tutte le altre violazioni dei diritti umani che avvengono non solo nella striscia ma anche in Cisgiordania, commesse da Israele purtroppo con la complicità dell’Unione europea e del governo italiano.











Tra le strategie non una parola sulla totale assenza di reti di telecomunicazioni degne di questo nome in tutto il distretto collinare dove non c’è una pallida ombra di fibra e dove il Piano 1 Gb non è ne implementato ne sollecitato… ne da comune ne da regione. Perchè una collina senza una rete in fibra è una collina priva di qualsiasi attrattiva. Anche lavorativa.