mercoledì, Settembre 9, 2026

“ROTTE: arte di rottura dalla donazione Carlo Palli” al Centro Pecci

di Martina Lepore

PRATO – Continua, fino al mese di novembre, l’esposizione della mostra “ROTTE. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli” al Centro Pecci, che presenta ben 150 opere incentrate sul tema della “rottura” tipica dei movimenti artistici del XX secolo, attraverso alcuni dei pezzi più emblematici del collezionista Carlo Palli.

La selezione è avvenuta tra 180 opere provenienti dalla sua raccolta privata, 380 opere e documenti della sua personale collezione denominata “Fluxus” e 230 opere di “Poesia Visiva e dintorni”, donate al Centro Pecci.

Alcune immagini del percorso espositivo al Centro Pecci di Prato (fotografie di Martina Lepore)

Il percorso espositivo si articola attraverso ben nove sale, che seguono una ricchissima successione di ricerche artistiche sperimentali, tra cui possiamo ricordare: la rivoluzione poetico-visiva del “Gruppo 70”; la nuova visione dei corpi, delle icone e delle azioni delle neo-avanguardie; le pratiche incentrate sui processi creativi e sulle scritture testuali; la pittura nelle sue forme rivoluzionarie più recenti; l’atteggiamento interdisciplinare e ludico di “Fluxus”; gli oggetti e gli ambienti, totalmente rivisitati e reinterpretati, tipici dell’architettura radicale e del Nuovo Realismo.

La mostra ha come obiettivo quello di riflettere sulla sensazione di disorientamento che spesso l’arte contemporanea suscita nel visitatore, attraverso un percorso che spazia tra diverse forme dell’arte del XX secolo, riuscite, ciascuna a modo proprio, ad andare controcorrente e al di fuori delle regole, a partire da correnti come il Futurismo, il Dadaismo e il Surrealismo, l’Informale, la Pop Art e l’arte Concettuale.

La mostra prende avvio da opere che indicano l’atto della “rottura” contro gli schemi e le regole. A partire dalle “Segnaletiche stradali” di Ketty La Rocca e dalla valigia da viaggio di Ben Vautier, il percorso espositivo prosegue verso le prime opere, tra cui il foglio di “parolibere” futuriste di Fortunato Depero e il “ready-made” rivisitato del dadaista Man Ray.

La seconda stanza contiene riferimenti all’arte del secondo dopoguerra, tra cui le trasfigurazioni naturalistiche ed esistenziali di Zoran Mušič, l’allegoria commemorativa di Roberto Crippa, la pittura primitivista di Alan Davie, le visioni espressive di derivazione surrealista di Wifredo Lam e Roberto Sebastián Matta e la cancellatura iconica di Emilio Isgrò.

La terza stanza è invece dedicata alla compagine artistica del “Gruppo 70”, nata a Firenze nei primi anni Sessanta grazie ai fondatori Lamberto Pignotti, teorico di una poesia tecnologica che utilizza linguaggi e tecniche della comunicazione, ed Eugenio Miccini, che si propone di trasformare i “mass media in mass culture”. Al gruppo si sono aggiunti numerosi artisti poliedrici, che hanno contribuito alla realizzazione di una produzione basata sulla combinazione di parole e immagini, elaborando in forma critica la moderna cultura dei media.

La quarta stanza è dedicata all’immagine del corpo, alla fascinazione per gli oggetti e alla frequentazione artistica degli ambienti. Tra le opere presenti troviamo la fotografia “Body Shaping” di Andrés Serrano, un esempio di body art praticata da Stelarc e l’installazione di Massimo Nannucci, fino alle appropriazioni di oggetti e spazi operate da Michelangelo Pistoletto e Gianni Pettena.

Seguono le interpretazioni oggettuali dei protagonisti del Nuovo Realismo e le rivisitazioni di porzioni e immagini del mondo proposte dagli architetti radicali.

La quinta stanza si incentra invece sulla pittura e sui suoi atteggiamenti più recenti, con lo stencil pittorico di Alighiero Boetti, la sovrapposizione cromatica di neon e tela di Maurizio Nannucci e l’impressione naturalistica di Massimo Barzagli, fino alla figurazione espressiva di Sandro Chia, alla riduzione compositiva di Enzo Cucchi e all’esplorazione simbolica di Mimmo Paladino, affermati protagonisti della corrente della “Transavanguardia”. Emblematiche sono la sesta e la settima stanza, dedicate a figure iconiche del Novecento.

La sesta è incentrata sulla figura di Daniel Spoerri, autore del cosiddetto “quadro-trappola”, con cui ha fissato su tavole intere porzioni di realtà, nonché inventore della “Eat-Art”, che mette in connessione la vita quotidiana con il rito sociale e il pasto.

La settima stanza è invece dedicata alla figura dell’artista-sciamano ed ecologista Joseph Beuys, arricchita da opere che attraversano la trasmissione genetica composta da Larry Miller e la frammentazione foto-gestuale di Ketty La Rocca, fino alla performance trasgressiva di Yoko Ono.

L’ottava stanza è dedicata a “Fluxus”, ideato da George Maciunas, come già ricordato, il cui nome rimanda al flusso della vita e alla nascita di un’avanguardia alternativa, ludica, poetica, processuale, sotterranea e irriverente.

La nona e ultima stanza è infine incentrata sulle forme artistiche e sui processi creativi sperimentali, che compongono la conclusione ideale della mostra.

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