venerdì, Ottobre 9, 2026

La Comunità dell’Isolotto: ‘Caro don Massimo, ti siamo vicini’

PISTOIA – All’indirizzo di don Massimo sono già arrivate parecchie testimonianze di solidarietà e vicinanza, in particolare da alcune ‘Comunità di base’. Pubblichiamo qui la lettera della Comunità dell’Isolotto.

don Massimo Biancalani

Carissimo don Massimo Biancalani,

cari volontari e volontarie,

cara comunità dei migranti,

vi inviamo queste righe per esprimere vicinanza a tutti voi e a tutte le persone di buona volontà che, in questo lungo percorso, lavorando insieme, hanno consentito la realizzazione di un’esperienza così importante e significativa sotto l’aspetto umano, sociale, cristiano. Fin dal suo inizio abbiamo apprezzato e cercato, per quanto possibile, di sostenere questa vostra scelta.

Siamo sconcertati e amareggiati di fronte alla rimozione di don Massimo dall’incarico di parroco, prima a Vicofaro e ora a Ramini, e di fronte all’atteggiamento assunto sia dall’istituzione ecclesiastica sia da alcune persone verso voi tutti. Siamo tristi accanto a voi.

Pensavamo che le rimozioni per aver scelto di vivere il Vangelo in modo autentico, senza distogliere lo sguardo dall’umanità sofferente che è sotto i nostri occhi e le cui povertà richiedono coraggio, accoglienza e giustizia, appartenessero al passato.

Ci lascia quindi profondamente delusi sapere che, ancora una volta, l’istituzione ecclesiastica scelga la strada giuridica per il superamento di conflittualità, in questo caso legate all’immigrazione, ritenendola prioritaria rispetto all’applicazione dei principi evangelici basati sul dialogo e sulla collaborazione per risolvere i problemi che, via via, inevitabilmente si incontrano.

Sottolineiamo ancor più il nostro dispiacere anche perché ci sembra sia stato disatteso quello spirito sinodale così faticosamente elaborato in questi ultimi tempi dalla Chiesa italiana.

Abbiamo visto gli sforzi che avete fatto in dieci anni a Vicofaro e a Ramini per riconoscere ai migranti dignità, accoglienza e speranza; per curarne le ferite fisiche e psicologiche.

Abbiamo visto le lezioni di italiano, le pratiche di cucito, le corse a raccogliere qualcuno finito ai bordi di una strada pistoiese, di un parco fiorentino o in un carcere; abbiamo visto l’impegno per i documenti; abbiamo visto gli sforzi, anche grazie all’aiuto di tanti, per pagare le bollette o il riso; abbiamo visto la gioia quando qualcuno trovava lavoro e la rabbia per le paghe orarie che sanno di razzismo e sfruttamento.

Abbiamo visto che avete fatto tutto questo come lo si può fare in una famiglia, con la pazienza, l’attenzione, la gioia, i passi avanti e quelli indietro, qualche errore e molte sfide, proprio come accade in una famiglia che cerca di dare ai propri membri affetto e autonomia, non come in un’organizzazione o in un’istituzione.

Sappiamo che a Vicofaro e a Ramini ogni persona aveva un nome, una storia, una lingua, un cibo preferito, un percorso, delle ferite e delle risorse.

Crediamo che i giovani migranti accolti tutto questo lo abbiano visto, sentito e capito. Questa è un’esperienza che ha fatto crescere tutti nella mente e nel cuore, tutti quelli che l’hanno avvicinata con cuore sincero e mente aperta. E ve ne siamo grati.

Sappiamo che voi, don Massimo, volontari e volontarie, in questa esperienza siete stati padri e madri, fratelli e sorelle di un’umanità partita dall’Africa e dal mondo, spesso giovanissima e mai davvero accolta dalla nostra Europa, tutta intenta a difendersi e ad armarsi contro i poveri.

Sappiamo che facendovi davvero prossimi a queste persone nella cui umanità avete visto il volto di Gesù di Nazareth davate anche corpo, anima, senso e futuro al cristianesimo e alla Chiesa.

Quello che avete fatto, e in cui ci riconosciamo, è un immenso dono alla Vita che non andrà perduto, e la Vita ve ne renderà merito. E se ora questa Vita viene mortificata, sappiamo che la Vita risorge. E a chi ha osteggiato, strumentalizzato e deriso i vostri sforzi e l’esperienza decennale di accoglienza, a chi preferisce le pratiche religiose tradizionali, rassicuranti e innocue, non possiamo che ricordare le parole del Vangelo di Matteo:

“Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna“.

Ti siamo vicini don Massimo, e saremo vicini a tutti voi anche in futuro

la Comunità dell’Isolotto

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