di Stefano Di Cecio
PAVANA (SAMBUCA) – “L’eco si è smorzata appena…” Così comincia una strofa di “Canzone di notte n. 2” in cui Francesco Guccini descrive la fine dei momenti di allegria con gli amici ed il ritorno alla solitudine, alla riflessione su se stessi e sul proprio dolore. Parafrasando quelle parole possiamo descrivere quello che sta accadendo oggi; sono passate più di due settimane da quando “Il Maestro” ci ha lasciati. L’attonimento legato alla notizia è dilagato dappertutto, con forza, quasi un grido unanime per ricordarlo, invocarlo, lui che aveva fatto della semplicità il suo stile di vita rifuggendo da qualsiasi forma di divismo come lo conosciamo oggi.

Due settimane, ma l’eco non si ferma, continua nei ricordi degli speciali televisivi e sui social, nei gruppi a lui dedicati, ma anche da parte di singoli. Sappiamo che la salma è stata cremata e la famiglia, seguendo le sue volontà, ha fatto tumulare le ceneri nel piccolo cimitero di Pavana, vicino a quelle del padre Ferruccio e della madre Ester.
La piccola lapide che copre la celletta cineraria si affaccia sul bellissimo panorama della vallata in cui si trova Pavana, ma non ha ancora epigrafi a indicare il nome. Cosa succederà adesso? E’ già meta di rispettoso saluto da parte dei suoi compaesani, quei pavanesi che fino all’ultimo si sono stretti intorno a lui ed ai suoi familiari in maniera discreta ma affettuosa. Per tutti gli altri, quelli che provengono dal resto d’Italia e non solo, verosimilmente accadrà ciò che è accaduto e continua ad accadere per altri artisti iconici, veri e propri maestri nel campo della musica. Sto parlando di Jim Morrison nel cimitero di Père-Lachaise a Parigi, Augusto Daolio nel cimitero comunale di Novellara, Lucio Dalla nel cimitero monumentale della Certosa di Bologna, mete di pellegrinaggio dove i visitatori lasciano messaggi, fiori, e ricordi.
Da quando i resti di Francesco si trovano a Pavana il pellegrinaggio dei suoi tanti “orfani” è iniziato in maniera sommessa, educata e continua. Siamo stati nel borgo e le persone che abbiamo incontrato lo confermano, a partire dal titolare della pizzeria “Il Sambuchino” in piazza della Chiesa, già “Bar della Luciana”, locale in cui si trova appeso un enorme murale realizzato dallo street Artist TVboy, pseudonimo di Salvatore Benintende. Il murale rappresenta Francesco Guccini e altri artisti visti come il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo ed è stato usato quale immagine di copertina del disco “Note di Viaggio – capitolo 2”. A Francesco Guccini piacque molto quest’opera, gli fu donata e lui a sua volta la donò ai Pavanesi, l’installazione attuale risale a giugno dello scorso anno ed è stata resa possibile grazie al gruppo “Raduno dei guccininani a Pavana”.
Di fronte al murale il titolare della pizzeria ci dice che sono passate molte persone chiedendo informazioni su dove si trovava la tomba di Francesco. Poi abbiamo incontrato Elvira che abita in una casa vicina alla piazza del paese.

“Da quando hanno tumulato le ceneri di Francesco, è stato un caos e lo era già stato quando è morto – racconta – Francesco lo conoscevo dalla sua nascita, stava a Modena ma l’estate veniva sempre qua. Quando è morto è stata una tragedia, in piazza non ci potevo stare perché ognuno mi chiedeva dov’era Guccini, ma lui era morto e aveva lasciato delle disposizioni ben precise: niente di niente, di niente. Molta gente è venuta chiedendo dove abitava e io gliele ho date: giù dalla strada di fianco, salutate la madonnina che c’è, attraversate la strada statale e lì c’è la casa di Guccini”.
Per la tumulazione Francesco aveva lasciato detto che i pavanesi sarebbero stati ben accetti, poi sono arrivati anche alcuni suoi amici da Bologna e c’era anche Flaco che ha parlato dicendo che Francesco per lui era come un fratello, “ci si siamo sempre divertiti e non ci siamo mai annoiati”.
Rossella ci dice: “E’ stato molto commovente, sia la moglie che la figlia erano visibilmente molto provate, la moglie ha detto: io ho rispettato le sue volontà, lui voleva stare qui perché voleva riposare sotto un castagno e guardare i suoi monti”.

Fino a oggi sono venute persone da molte città, Genova, Salerno, Palermo. Poi abbiamo incontrato Andrea con la moglie e quattro figli piccoli. Da dove vieni?, gli abbiamo chiesto: “Perugia. Eravamo in montagna, al ritorno abbiamo deviato e siamo venuti a trovarlo e far vedere ai nostri ragazzi dove ha vissuto. Ho 41 anni anni, Francesco ha voluto dire per me e per mia moglie, durante tutta la giovinezza e per la nostra crescita interiore, la capacità di riflettere. Lo abbiamo visto in concerto tre volte e 3 anni fa circa lo abbiamo conosciuto di persona, proprio a casa sua e siamo andati anche giù al mulino. Oggi abbiamo voluto lasciargli un biglietto su al cimitero”.
Sono quasi le 20, risalgono tutti sul loro furgone per tornare a casa, a Perugia, augurandosi che i bimbi non soffrano per il mal d’auto per le curve.









