venerdì, Ottobre 23, 2026

Liberi Tutti Festival, Dimartino emoziona con la forza delle sue parole

SESTO FIORENTINO – Ieri sera dopo l’energia della prima serata, il Festival Liberi Tutti ha trovato una dimensione più raccolta, più intima, più sospesa.

L’arrivo di Dimartino ha portato un’altra temperatura: non quella dell’urgenza, ma quella dell’ascolto.

Alcuni scatti del concerto di Dimartino al festival Liberi Tutti di Sesto (fotografie di Simone Tofani)

Fin dai primi minuti si è capito che la serata avrebbe avuto un ritmo diverso. La piazza era piena, attenta, pronta a lasciarsi attraversare da una musica che non cerca l’impatto immediato, ma la connessione. Volti diversi, generazioni diverse, storie diverse: tutti uniti da quella disponibilità rara a farsi toccare da ciò che accade sul palco. Non c’era frenesia, ma una presenza intensa, una partecipazione che si percepiva nei movimenti, negli sguardi, nel modo in cui le persone si avvicinavano l’una all’altra per condividere un frammento di emozione.

Quando Dimartino è entrato in scena, la piazza ha risposto con un calore genuino. Le sue canzoni intime, cinematografiche, malinconiche e luminose, hanno preso una nuova forma grazie ai Fratelli Trabace, che sul palco le hanno accompagnate come se le stessero sussurrando da dentro. Quel dialogo musicale le ha rese ancora più vicine, quasi più vulnerabili, come se ogni brano trovasse una seconda vita proprio nel modo in cui veniva condiviso.

La piazza brano dopo brano si è trasformata in uno spazio attraversato da un messaggio che arrivava dritto, senza mediazioni in un continuo mutare di emozioni. La delicatezza come forza, la malinconia come modo per guardare avanti, la fragilità come parte della nostra storia. Le parole di Dimartino non si limitavano a raccontare: sembravano toccare qualcosa che appartiene a tutti, un punto che spesso resta nascosto ma che, quando emerge, crea un legame immediato. Il pubblico reagiva a quel messaggio come a una corrente emotiva con una presenza che si faceva più intensa a ogni brano.

I testi hanno attraversato temi che gli appartengono: relazioni che cambiano, città che si trasformano, identità che si cercano, domande che restano aperte. E Sesto Fiorentino ha risposto con un ascolto che non era passivo, ma partecipe. Si percepiva chiaramente che ciò che accadeva sul palco non restava lì: si muoveva nella piazza, nelle persone, nei loro pensieri.

Quando il concerto è finito, la piazza è rimasta per qualche momento in una sorta di chiarore emotivo, come se nessuno volesse interrompere subito ciò che si era creato. Le persone si sono mosse lentamente, con quella delicatezza che appartiene alle serate in cui ci si riconosce in qualcosa di condiviso.

Un finale che non ha chiuso la serata, ma l’ha lasciata scivolare ancora un po’ dentro chi c’era.

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