di Cosimo Zecchi

PRATO – Nel maglificio bruciato al Macrolotto Due la Procura ha trovato quattro locali adibiti a dormitorio, e tre erano al primo piano. Tenete a mente il dettaglio, perché il Piano strutturale approvato nel 2024 prevede ampliamenti in sopraelevazione per 117 ettari sopra i capannoni produttivi della città. Centodiciassette ettari di primi piani.
Che nel tessile la produzione stia al piano terra lo sanno tutti.
Lo sanno gli imprenditori, lo sanno le agenzie immobiliari che nelle trattative prezzano il piano terra e il primo piano in modo completamente diverso, lo sa chiunque sia entrato una volta in una tessitura. Un telaio, un carrello elevatore, un magazzino di filati stanno a terra. La domanda quindi è elementare: a cosa servono centodiciassette ettari di superficie in quota, in una città dove il primo piano di un capannone, quando è vuoto, non resta vuoto a lungo?
Uffici? Ma quanto mai saranno gli uffici rispetto al produttivo?
Il Macrolotto 3 sui tetti è stato presentato come la grande innovazione ambientale. Ma un piano urbanistico non è un rendering, è un sistema di incentivi. E questo è un piano che mette sul mercato una quantità enorme di metri quadri sopraelevati la cui destinazione produttiva reale è debole, in un territorio dove qual è l’uso alternativo lo sappiamo dal Teresa Moda, quasi tredici anni fa, e ce lo ha ricordato la Procura tre giorni fa. Non sto ipotizzando nulla e non sto processando nessuno: sto leggendo un “incentivo”. Valutare gli incentivi che un piano produce è precisamente quello che si deve fare prima di approvarlo, non dopo il primo incendio.
Le responsabilità penali le accertano la Procura e i Vigili del fuoco, e fanno il loro lavoro. A me spetta chiedere conto di una scelta politica.
Si è deciso quanto si costruisce, si è deciso dove, si è rinviato il come al Piano operativo, e non si è scritto da nessuna parte chi verifica cosa succede davvero a quel piano tre anni dopo il collaudo. A Prato la sicurezza sul lavoro non è soltanto una questione di ordine pubblico da scaricare su prefettura e ispettorato: è prima di tutto una questione di urbanistica, e l’urbanistica la fa il Comune.
Non chiediamo di fermare nulla e non siamo affezionati al consumo di suolo. Crescere in altezza può essere una scelta ragionevole.
Chiediamo che prima di alzare centodiciassette ettari di capannoni qualcuno scriva chi ci sale a controllare. Perché nel frattempo a pagare sono due categorie di persone: gli operai che dormono sopra un carico d’incendio con una sola via di fuga, e le imprese pratesi che rispettano le regole e vengono battute sul prezzo da chi non le rispetta. La legalità non è un fastidio per chi produce, è la condizione perché chi produce onestamente non chiuda.
Lo dico senza alcuna soddisfazione: se costruiremo centodiciassette ettari sopra le fabbriche senza toccare il sistema dei controlli, fra qualche anno saremo di nuovo qui a contare le brande dopo un incendio, e nessuno potrà dire che non era prevedibile.









