dal nostro inviato Stefano Di Cecio
VENEZIA – Alla mostra del cinema di Venezia il “tappeto rosso” o red carpet che dir si voglia, è lungo un centinaio di metri.
Conduce dall’esterno verso l’ingresso della sala grande del cinema che si trova all’interno del palazzo del l’ex casinò ed è fiancheggiato da due tribune dove trovano posto circa duecento fra fotografi, operatori televisivi, videomaker, che per conto di agenzie o redazioni di giornali, settimanali è riviste specializzate sono lì per documentare il mondo del cinema che oramai da ottantatré volte cammina lì sopra. Si tratta quindi di uno del luoghi più visti, un palcoscenico dove tutto è programmato in anticipo, dove niente può essere lasciato al caso, regole oltremodo valide per chi è il per documentare.
Ieri, la quinta serata della mostra del cinema 2026, si è verificata un anomalia, sicuramente calcolata ma fatta a fin di bene, non fine a se stessa o per la mera pubblicità del personaggio che l’ha messa in atto.
Da quest’anno la mostra del cinema, per sua scelta, condivisibile del resto, non ha più la “madrina” ma due “conduttori”, termine senz’altro più professionale, una per l’apertura della mostra l’altro per la chiusura che quest’anno sono Greta Scarano e Nicolas Maupas.

Ieri sera l’attrice Greta Scarano è arrivata a metà del tappeto rosso, si è fermata, ha tirato fuori una sorta di grande rossetto di colore rosso e si è tracciata un segno sulla guancia, poi ha allargato la mano in segno di stop rivolgendosi alle centinaia di obiettivi presenti.
Sappiamo cosa significa, il segno rosso sulla guancia è il simbolo della campagna #UnRossoAllaViolenza, promossa da WeWorld Onlus in collaborazione con la Lega Serie A per dire no a ogni forma di violenza contro le donne.
Il gesto di Greta Scarano è apparso spontaneo, sincero, coraggioso e sicuramente da lei
voluto perché crede che, anche se si tratta di un piccolo gesto, fatto in quel contesto ha un grande peso e risonanza mediatica. Probabilmente saranno in molti a pensare che l’abbia fatto solo per farsi pubblicità ma queste sono le persone che non si pongono il benché minimo dubbio sul significato vero di quel gesto, nutrendosi del luoghi comuni e del chiacchiericcio che alimenta i social.

La violenza sulle donne è invece purtroppo una realtà che sta dilagando dappertutto, anche nella nostra regione lasciando dietro di se una scia di sangue e morte. La violenza certe volte nasce e prospera fra la mura domestiche, ma cresce è si sviluppa dappertutto, in quella verbale, scritta, fisica, nei luoghi di lavoro, in quelli di ritrovo, sul social, mietendo
continuamente vittime.
Chiamare il numero telefonico 1522 è già un primo passo che può sicuramente essere utile in molti casi, ma quello che serve davvero è un cambiamento radicale, perché cambiare si può e sì deve, a partire dalla politica, ma anche e soprattutto nei gesti e nei comportamenti quotidiani di ciascuno di noi.










