di Stefano Di Cecio
Roma – Stamattina alle 9 e 30 il Parlamento si è fermato per rendere omaggio a Francesco Guccini, al più colto dei cantautori italiani come lo ha definito in passato Umberto Eco. Tutti i gruppi parlamentari dell’arco costituzionale gli hanno tributato un ricordo, tutti, da sinistra a destra e in alcuni casi la commozione ha incrinato la voce dei relatori. Gianni Cuperlo del PD è stato il primo deputato ad intervenire, usando numerose frasi delle canzoni di Francesco ha raccontato la storia sua e del nostro paese “Poi un giorno in agosto, magari stanco, se ne’è andato e le piazze di mezza Italia si sono riempite di gente di tutte le età, soffocate dal caldo, ma ancora lì come da mezzo secolo almeno, seduti in terra o arrampicati ad un muro, per cantare assieme racconti e bisogni di vita e passioni, osterie e piccole storie”.

Poi è stata la volta di Beatriz Colombo del gruppo di Alleanza Nazionale: “Guccini è stato soprattutto anticonformista, capace di parlare anche a chi non condivideva le sue idee, anche politiche, è proprio questo uno degli aspetti che oggi desidero ricordare con questa commemorazione, perché la cultura, la musica popolare non appartiene a una classe politica, non appartiene a qualcuno in particolare appartiene a noi, alla nostra generazione, alla nostra storia a tutti i colori che hanno sensibilità per comprenderla”.
Massimiliano Panizzut della Lega ricorda di aver partecipato a una decina di suoi concerti, “Anch’io allora portavo quell’eschimo innocente. Francesco Guccini è stato un grande cantautore, un grande scrittore, un poeta, un narratore del nostro paese delle sue trasformazioni e delle sue contraddizioni”. Paolo Emilio Russo di Forza Italia e dice: “Sarà forse una gloria da stronzo, come la chiama lui stesso nell’avvelenata, ma se un parlamento rende omaggio alla memoria di Francesco Guccini, allora forse, probabilmente quella diventa un lascito e gli applausi un eco eterno”. Gaetano Amato dei Cinque Stelle: “Mentre i maestri in genere si limitano ad insegnare. Guccini raccontava e raccontando lasciava a noi il mestiere più difficile che è quello del capire. Guccini non va messo tra i monumenti, va messo dove probabilmente avrebbe preferito stare, tra la gente”.
Antonio D’Alessio di Azione ricorda che Guccini ha raccontato per oltre 50 anni il nostro paese con una voce unica, mantenendo sempre intatta la propria autonomia di giudizio, la sua indipendenza, il suo anticonformismo. “Le sue canzoni sono davvero un patrimonio di tutti, è stato romanziere con 26 libri pubblicati tra l’89 e il 2020, insegnante, studioso di dialettologia, sceneggiatore di fumetti, le istituzioni hanno il dovere di custodirne la memoria”. Ilaria Cavo di Noi moderati che sottolinea come Guccini sia stato soprattutto un uomo capace di trasformare la musica in uno strumento per raccontare il tempo, le persone, le inquietudini e le speranze di intere generazioni. “Ha raccontato l’Italia senza cercare di renderla più semplice di quanto fosse, io l’ho ascoltato e cantato ai concerti con gli amici, oggi possiamo ricordarlo in quest’aula con uno spirito condiviso.”
Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra, con la voce rotta dalla commozione, intona alcune parole de La Locomotiva.. “C’è chi l’ha urlata come tanti di noi, magari dietro una cassa di una manifestazione, c’è chi l’ha suonata e cantata davanti a un falò, magari d’estate su una spiaggia. Scommetto che l’hanno fatto in tanti, anche chi in quest’aula non è né libertario né marxista”.
Maria Elena Boschi di Italia Viva ricorda che le parole di Guccini sono una miniera inesauribile di emozioni ma anche di domande scomode. Ha saputo raccontare la profondità dell’amore, la bellezza dei sentimenti con una ricerca accurata, parole che sono diventate poesia. “Con Francesco Guccini se ne va un po’ della nostra giovinezza, quei pomeriggi lenti passati ad ascoltare le sue canzoni, a imparare i suoi testi a porci domande. Oggi quegli stessi testi, forse ci suscitano riflessioni diverse, perché siamo cambiati, perché siamo cresciuti. Eppure continuano a provocare emozioni, ma anche reazioni nei giovani di oggi, che non a caso si sono incontrati nelle piazze, nelle strade nei ponti di tutta Italia dalla sua Bologna fino a Roma con le chitarre in mano”.
Infine Manfred Schullian del gruppo Misto. “Francesco Guccini è riuscito a avvolgere la quotidianità di poesia, una poesia descrittiva spesso malinconica, anche piena di rabbia e di ironia sempre appropriata e aderente ai dolori testimoniati da Guccini lungo tutta la sua carriera. Lui ha dato parole e musica al suo tempo, lui così lontano dai riflettori, quasi orso, ha dimostrato che le parole quando sono autentiche, sono essenziali, non hanno bisogno di contorno, arrivano alla testa di tutti e ti gonfiano il cuore. Ringrazio un uomo che ha reso più poetica anche la mia vita”.










