Pistoia – Sabato 26 settembre, dalle 16:00 alle 20:00, SpazioA inaugura Stress Test, prima mostra personale di ANDRO ERADZE nello spazio principale della galleria. L’esposizione prende forma da una ricerca avviata dall’artista presso Villa Filanda Antonini, sviluppata con il supporto tecnico di Dante Negro srl, e rientra nella iniziativa collettiva “pistoia incontemporanea”, pensata e realizzata da sei attori cittadini del panorama dell’arte e della cultura.

Il curatore Arnold Braho sul lavoro dell’artista georgiano.
fuoco fatuo
«Dove c’è racconto, il fuoco si è spento; dove c’è mistero, non ci può essere storia», scrive Giorgio Agamben. Stress Test si colloca in questo spazio sospeso tra il racconto e il mistero, in cui ciò che appare non è ancora diventato narrazione. Le opere di Andro Eradze mantengono aperta una condizione di incertezza: un tempo in cui l’immagine non coincide ancora con ciò che conosciamo, rimanendo esposta alla possibilità di ciò che potrebbe rivelare.
Se finora la pratica di Andro Eradze si è confrontata con il sogno nella sua componente notturna, spettrale e sospesa tra la sfera spirituale e quella materiale, in cui soggettività e immagini sembrano permeate dal sogno di altri, Stress Test propone uno riorientamento verso il daydreaming. Non più il sogno allora come esperienza ciclica, come traccia fantasmica di qualcosa che è già accaduto, ma come possibilità: la produzione di un momento che un giorno potrà essere ricordato, un tempo creato affinché possa, in futuro, ritornare.
È proprio questo spostamento che ridefinisce anche la posizione del pubblico. In Stress Test non siamo più soltanto spettatori di un sogno che attraversa l’immagine, ma partecipiamo alla sua costruzione. Le immagini delle candele disseminate nello spazio non sono semplici elementi scenografici, ma dispositivi ideati per attivare una forma di rêverie nel senso descritto da Gaston Bachelard: un’immaginazione generata dall’incontro con una materia, una luce, un elemento capace di aprire uno spazio interiore. Il fuoco non illumina qualcosa che è già avvenuto; rende possibile qualcosa che deve ancora accadere. Il racconto non è ancora presente: il fuoco è acceso.
ossa, pelle, frutta
Questa dimensione di possibilità si lega anche alla riflessione sulle strutture, che non costituiscono soltanto la forma visibile delle cose, ma i principi che regolano il modo in cui esse ci appaiono e il sistema di relazioni attraverso cui vengono comprese. All’interno della mostra non c’è un tentativo di produrre un effetto di realismo, ma piuttosto una finzione profondamente teatrale che mostra i propri meccanismi. La costruzione dell’immagine non viene nascosta dietro l’apparenza del naturale, ma esposta davanti ai nostri occhi. In questo senso emerge una dimensione quasi cartoonish: il tentativo di rendere credibile un mondo artificiale è esasperato al punto in cui la sua stessa costruzione diventa evidente.
Le strutture diventano così non soltanto ciò che organizza la scena, ma ciò che permette alla scena di accadere. Esse portano con sé una serie di immagini che sembrano emergere da archivi diversi: una testa umana, sospesa tra una figura scientifica e una possibile reliquia di lombrosiana; le ossa come frammenti di un corpo ridotto alla sua struttura essenziale, che si appoggiano alla frutta in decomposizione, creando un cortocircuito tra diversi stati della materia corporea; le candele, ancora, che introducono una dimensione temporale e rituale.
Il re è nudo: la finzione, proprio nel momento in cui rivela il proprio artificio, non chiude lo spazio della possibilità, al contrario. Il fuoco non illumina qualcosa che è già avvenuto: rende possibile qualcosa che deve ancora accadere. Il racconto non è ancora presente; il fuoco è acceso.
La mostra è visitabile dal martedì al sabato, negli orari 11:00-14:00 e 15:00-19:00, o su appuntamento, +39 0573977354.









