di Caterina Benini
PISTOIA – Il vescovo Augusto Mascagna ha incontrato gli insegnanti di religione nella parrocchia di Germinaia, sulle colline pistoiesi. Un confronto aperto sulle difficoltà della scuola di oggi, sul ruolo dei docenti di religione e sulla necessità di costruire ponti di dialogo con studenti, insegnanti e territorio. Hanno partecipato circa cento docenti. Un appuntamento che, nelle parole del vescovo, è diventato soprattutto un’occasione per conoscersi, ascoltarsi e condividere esperienze, difficoltà e responsabilità.

Eccellenza, qual è il messaggio principale che ha voluto affidare agli insegnanti di religione?
Il messaggio che ho voluto trasmettere è che loro sono ambasciatori della Chiesa nel luogo che, per certi versi, è più lontano dalla Chiesa stessa, sono in un vero e proprio territorio di confine. Ho trovato docenti che hanno voglia di parlare, di approfondire, di farsi conoscere. Siamo stati insieme per più di due ore: abbiamo pregato, si sono presentati, mi hanno raccontato cosa fanno, ma anche le grandi difficoltà che incontrano ogni giorno. La scuola è cambiata, è cambiato il linguaggio, sono cambiati i ragazzi. Ci sono nuove urgenze e nuove situazioni alle quali prestare attenzione. Oggi il docente di religione ha veramente una grande vocazione.
Perché parla di un territorio di confine?
Perché la scuola è il luogo dove si incontra il mondo di oggi, ma anche quello del futuro. Il docente di religione incontra tutti: quelli che scelgono l’insegnamento della religione cattolica e quelli che non se ne avvalgono. Per questo è chiamato a dialogare con tutti, è una presenza che deve essere capace di incontrare il mondo e di confrontarsi con esso.
Quanto è importante il mandato del vescovo per un insegnante di religione?
Ogni docente, anche quando vince il concorso e diventa di ruolo, deve, ogni anno, ricevere dal vescovo il mandato che attesta le qualità della persona, la capacità di insegnamento, la rettitudine morale, il comportamento di vita, ma anche l’idoneità all’annuncio e alla presenza cristiana, il mandato è un’assunzione di responsabilità.
Quale responsabilità comporta questo ruolo?
È una responsabilità grande, ma anche una grande fiducia. Ho detto ai docenti: Voi siete Chiesa nel mondo, nei luoghi più lontani dove c’è bisogno di ascolto.
Ha indicato anche la necessità di mantenere un forte legame con la Chiesa e con il territorio?
Il secondo messaggio che ho affidato loro è stato proprio questo: cercate di vivere questa presenza rimanendo legati alla Chiesa, al territorio e alle parrocchie. È importante il rapporto con i parroci, sia con quelli delle parrocchie di provenienza sia con quelli delle parrocchie dove i docenti vanno a insegnare. È necessario avere attenzione per il loro percorso, perché la gente ci guarda e quando vede una presenza autentica ci viene incontro e offre il proprio aiuto.
Quali sono oggi le principali difficoltà che incontra un insegnante di religione?
Una delle difficoltà è certamente il retaggio culturale che ancora deve essere affrontato. C’è una battuta che spesso viene fatta: “Tanto voi siete quelli di religione, tanto la vostra materia non conta nulla”. Il rischio è quello di essere messi da parte, così si apre una grande sfida: la capacità di creare relazioni, soprattutto con gli altri insegnanti.
Come si può costruire questa alleanza educativa?
Abbiamo parlato di esperienze molto belle nelle quali il docente di religione si allea con gli altri docenti. Pensiamo alla storia o alla letteratura: quando si affrontano determinati temi, è interessante confrontarsi con ciò che dice la Chiesa, con la sua presenza sul territorio, con quello che è accaduto nella storia e con le caratteristiche del cristianesimo. La prima grande alleanza è quella educativa con gli altri docenti.
E in una scuola sempre più pluralista e multiculturale?
Bisogna esserci e dialogare anche con i ragazzi che appartengono ad altre religioni, cercare l’incontro se possibile, una mediazione. Se i ragazzi sono disponibili a raccontare la loro esperienza e la loro tradizione, il docente di religione può collaborare per far parlare tutti.
Riguardo alla partecipazione degli studenti all’ora di religione, soprattutto alle scuole superiori, come si può invertire la rotta
La percentuale degli studenti che si avvalgono dell’insegnamento della religione tende a diminuire crescendo, soprattutto alle scuole superiori. Ma bisogna considerare anche le condizioni concrete nelle quali questa ora viene collocata, se è alla prima o all’ultima ora della giornata, gli studenti hanno la possibilità di uscire. Dopo sei o sette ore di scuola, è comprensibile che qualcuno possa preferire tornare a casa invece di affrontare un ulteriore momento di riflessione e confronto, anche questa è una realtà con la quale dobbiamo confrontarci.
Spesso si sente dire che l’insegnamento della religione non deve trasformarsi in catechismo. Qual è la differenza?
Noi non facciamo catechismo. Si insegna e si affronta tutta la tradizione culturale della religione cattolica, ciò non significa che non si legga il Vangelo, che non si legga la Bibbia o che non ci si confronti con questi testi.
Da quali temi dovrebbe partire questo dialogo?
È molto importante cogliere gli aspetti umani: la solitudine, la fragilità, le guerre, l’ambiente, le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale, l’affettività e tanti altri temi. Il lavoro dell’insegnante di religione deve partire dall’umano. La grande tradizione cattolica offre la possibilità di ampliare e approfondire questi elementi.
Quindi partire dall’uomo per arrivare al Vangelo?
Esattamente. Lo sguardo sull’umano che la Chiesa ha avuto da sempre, permette di andare in profondità e di non fermarsi alla superficie. Il percorso deve andare oltre: dall’esperienza umana alla domanda di senso e, attraverso il confronto con la tradizione cristiana, arrivare al Vangelo.
Lei ha parlato della necessità di andare oltre ciò che appare in superficie. Che cosa significa concretamente per un insegnante di religione?
Dentro di sé l’uomo porta qualcosa che ha bisogno di essere accolto e approfondito, altrimenti rimane nascosto. Le evidenze e le urgenze della cronaca sono così forti che spesso non permettono di andare in profondità. Per questo l’insegnante di religione cattolica deve partire dal volto delle persone, dei ragazzi, dalla cronaca, dagli ultimi e dai sofferenti, per cercare di leggere dentro quei volti un cuore, un’interiorità. Il confronto con la grande tradizione cattolica ci aiuta a leggere più in profondità, a trovare e indicare delle strade di senso.
Arriviamo ai giovani di oggi. Come li vede?
I giovani di oggi sono più lontani dalla dimensione religiosa perché le loro famiglie, i loro genitori, non hanno avuto quelle attenzioni che magari abbiamo avuto noi più grandi, non sono abituati a leggere la dimensione religiosa, ci vedono sempre più come qualcosa di distante. Oggi la grande fatica che facciamo con le famiglie è proprio questa.
Che cosa significa questo per chi vuole parlare ai giovani di fede e di Vangelo?
C’è bisogno di ancora più pazienza. Non possiamo iniziare un discorso come si faceva in passato, partendo da un dato acquisito: la presenza di Dio, l’importanza del Vangelo, la realtà della Chiesa. Sono dati che oggi i giovani non ricevono più come qualcosa di scontato, bisogna seminare.
Lei vede degli aspetti positivi nei giovani di oggi.
La cosa che mi piace dei giovani di oggi è che sono autentici; forse un po’ svogliati, apparentemente estranei al nostro mondo e poco inclini ad assumersi responsabilità per il futuro, però, una volta che si accende una fiammella di apertura all’altro, alla responsabilità della storia, allora brillano di luce propria e vanno alla ricerca dell’autenticità. I giovani di oggi sono veri, non ti seguono perché sei il vescovo, il parroco o perché sei la Chiesa. Non riconoscono l’autorità in maniera automatica, la seguono quando è autentica, umana, accessibile, quando si lascia incontrare, quando non si nasconde nei palazzi di governo, ma accetta di andare incontro alla vita degli altri.
Quale rapporto esiste oggi tra il vescovo, l’Ufficio diocesano e gli insegnanti di religione?
Con gli insegnanti di religione abbiamo rapporti continui. Il nostro Ufficio li segue a tutti i livelli, dall’infanzia alle superiori di secondo grado, si incontrano frequentemente tra loro per parlare, confrontarsi, capire ciò che sta emergendo e cercare di individuare le strategie più adatte. L’Ufficio è a disposizione per veicolare messaggi ecclesiali, proporre incontri, condividere le diverse situazioni. Abbiamo già tre o quattro incontri fissati, ma certamente la possibilità di ritrovarci è molto più ampia.
Con il mondo della scuola, più in generale, quale rapporto intende costruire?
Sono pronto, attento e accogliente verso tutte le possibilità. Qualche scuola ha manifestato il desiderio di avermi per un incontro, qualcuno mi ha parlato della possibilità di celebrare una Messa all’inizio dell’anno, altri di momenti assembleari o di occasioni di ricerca e conoscenza del territorio. Sono tutte possibilità che guardo con interesse, perché la scuola è un luogo fondamentale di incontro.
Ci sono temi sui quali è possibile costruire una collaborazione con le scuole?
Ci stiamo preparando all’Anno Santo Giacobeo e insieme ai cammini sono argomenti trasversali che attraversano la storia, la filosofia e molti altri ambiti. Sono temi che possono essere approfonditi anche in un contesto scolastico. È questa la strada che dobbiamo percorrere: incontrare la scuola, ascoltarla e proporre occasioni di dialogo. Un altro orizzonte su cui la collaborazione è possibile è il grande tema della povertà educativa. Non bastano più solo le parole per aiutare i nostri ragazzi a crescere senza rimanere ai margini. Vogliamo proporre loro esperienze belle e generative che possano farli scoprire le parti belle di sé. In questa progettualità gli insegnanti di religione hanno un ruolo fondamentale e strategico per la loro sensibilità e la loro alta formazione professionale e umana. Non è tempo di pregiudizi novecenteschi ma di alleanze e come mi è stato scritto: ogni insegnante è una zattera su cui può salvarsi un ragazzo in più.


