FIRENZE – Ho letto ieri nelle pagine di “Discover Pistoia”, pubblicato con cadenza mensile da Giorgio Tesi Editrice, l’articolo “Il Premio Pistoia Teatro” che, non essendo firmato, immagino sia redazionale.

Stupisce, leggendo l’articolo, la quantità di inesattezze, di errori ed incongruenze che contiene e che saltano subito all’occhio di chiunque conosca un poco il Pistoia-Teatro e anche a me, che ho seguito il Premio dalla sua nascita e del quale ho curato personalmente la sua ultima edizione, in accordo con la Fondazione Vivarelli.
Già nel sottotitolo dell’articolo si afferma che il “Premio nasce attraverso la costituzione di un gruppo di dipendenti della Breda Costruzioni Ferroviarie denominato ‘Amici del Vallecorsi'”. Ciò non corrisponde a verità! Il Gruppo Amici del Vallecorsi fu costituito ben prima della nascita del “Pistoia-Teatro”, quando l’azienda pistoiese era denominata OMFP (Officine Meccaniche Ferroviarie Pistoiesi), e la nascita del Premio la si deve, in parte, anche alla volontà e al sostegno dell’allora “Ente provinciale per il Turismo”, di cui nell’articolo non si fa menzione.
Nell’articolo stesso si dice che “L’oggetto del Premio doveva essere una scultura in bronzo che raffigurava la faccia di un attore famoso” scelto dagli “Amici del Vallecorsi”. Non è così: il Premio consisteva nella realizzazione del busto dell’attrice o dell’attore, scelto inizialmente dal pubblico dei teatri “Metastasio” di Prato e “Pergola” di Firenze (dove molti spettatori pistoiesi arrivavano con treni o bus speciali), poi anche del “Manzoni” di Pistoia, indipendentemente dalla fama dell’interprete prescelto.
Contrariamente a quanto si dice nell’articolo, l’Azienda pistoiese ha sempre favorito la realizzazione del Premio Pistoia-Teatro, con la disponibilità a detrarre dalla busta paga la quota mensile liberamente versata dai dipendenti facenti parte del Gruppo Amici del Vallecorsi, con l’attività di Segreteria e infine con il pagamento delle fusioni delle”Maschere” degli interpreti premiati.
Sorvolando sulle numerose scorrettezze presenti nel prosieguo dell’articolo, preme evidenziare che le Maschere, “furon fatte fondere e rifinire da Jorio Vivarelli stesso proprio per collocarle presso il suddetto Teatro ” (nella circostanza fu anche stampato un fascicolo con le immagini delle Maschere medesime), che sono rimaste nel teatro pistoiese solo per poco tempo, ma poi rimosse, scomparse e successivamente ricomparse, e poi collocate in deposito presso la Smilea di Montale.
Nelle scorse settimane sono stato dal Sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi per rappresentargli le annose vicende che riguardano il Pistoia-Teatro e l’attuale inopinata collocazione delle Maschere depositate a Montale anziché a Pistoia, dove sono state concepite e realizzate per interessamento del Pistoia-Teatro. Al Sindaco sono andato proprio a proporre di trovare una collocazione definitiva delle Maschere nel nuovo Teatro Manzoni, dove erano destinate, approfittando del restauro dell’edificio.
Mi preme sottolineare come sia stato solo per l’impegno della Fondazione Vivarelli se il Premio è ritornato di attualità dopo anni di oblio.
Pietro Lulli










